martedì 17 ottobre 2017

Un padiglione nuovo per un ospedale chiuso

Riceviamo da Sinistra Italiana e pubblichiamo

Anche a Lugo, come nel resto della provincia e della penisola, i tagli alla sanità colpiranno gli ospedali, la tecnica della ristrutturazione, applicata a molti ospedali poi chiusi, funge da distrazione per i cittadini.


Apprendiamo dai giornali che il progetto per la ristrutturazione del padiglione D dell'ospedale di Lugo ha ripreso il suo iter con grande entusiasmo degli amministratori della Bassa Romagna.

Peccato che dal 2011 ad oggi sono stati tolti o depotenziati i reparti con specialistiche chirurgiche (Es: Traumatologia, cardiologia U.T.I.C., chirurgia, otorino e medicina generale) per rimpiazzarli oggi con alcuni ambulatori diagnostici e day hospital. Non ci sarebbe nulla di male nella ristrutturazione del padiglione, se non fosse che in questo progetto fenomenale non si fa assolutamente menzione di un ritorno della chirurgia generale né di un potenziamento di ostetricia, la quale invece è stata trasferita con pediatria nel padiglione A, senza ripristinare i parti programmati e l’epidurale. Al momento non si vede neppure una promessa di nomina dei primari per i reparti rimasti sprovvisti.

Dulcis in fundo si annuncia la grande riorganizzazione (o ristrutturazione estetica?) del pronto soccorso, per una maggiore ”funzionalità“ e tempi di degenza più brevi.

Le domande che poniamo a questo punto sono:

Come si fa a riorganizzare un reparto che non ha un primario dal 2015?

Come si danno ai cittadini maggiori servizi, in tempi più brevi, senza aumentare letti, medici, infermieri, operatori socio sanitari e personale tecnico?

Insomma a Lugo, come nel resto della penisola, si sta attuando la solita tecnica della ristrutturazione degli ospedali come specchietto per le allodole con lo scopo di mascherarne lo svuotamento da qualsiasi competenza specialistica o terapeutica, per citare solo i casi presenti nella nostra regione possiamo ricordare il trattamento riservato all’ospedale di Faenza, a quello di Imola, al Bufalini di Cesena o all’ospedale di Vergato e a quello di Modena.

Uno svuotamento che costringe i cittadini a rivolgersi ad ospedali sempre più lontani dalle città di provenienza o alla sanità privata.

L’ultima domanda che ci poniamo è: il Dott. Tonini dove ha preso il dato citato dai giornali, per il quale il 90,5% dei cittadini ha scelto di curarsi nelle strutture ospedaliere pubbliche della Romagna? E in quali strutture si sono diretti? Certamente non all'ospedale di Lugo visto lo smantellamento sistematico di tutti i reparti specialistici per poi trasferirli a Ravenna.

Valeria Ricci
Sinistra Italiana Federazione di Ravenna

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