venerdì 10 novembre 2017

Gli occhi di Baracca": Lugo nelle foto di Paolo Guerra dal '46 al '59

Ancora bambini
di Giacomo Casadio


Due piccoli bambini, un cane a riposo, il grande fiocco in testa tipo uovo di Pasqua, il pagliaccetto con il pannolino lavabile, sul terreno del Tondo dove sarebbe sorto il Liceo Scientifico e nello sfondo la stazione ferroviaria con il fumo nero del treno a vapore in partenza. Poteva essere anche Kansas City...





Esercizi ginnici di una classe elementare all’Istituto Sacro Cuore. Il grembiulino nero era di rigore. Ciò che stupisce è la presenza di maschi di questa età in un istituto religioso nel 1950. 
Io ricordo di aver visto le femmine in classe soltanto al Ginnasio.


Per molti altri ragazzi la strada era il punto d’incontro naturale per la vita di relazione e l’organizzazione delle attività di svago.

I quattro bambini sono in posa in via Fratelli Cortesi all’altezza del numero 10, oggi con la stessa prospettiva architettonica della porta ma con le inferriate delle finestre modificate.

In distanza si vedono un muro e un cancello chiuso, dietro il quale si innalzano degli alberi. Si tratta degli Orti Brusi, che noi lughesi abbiamo conosciuto poco in quanto erano proprietà privata, poi lottizzati con ville e viali. La lottizzazione dei terreni fu decisa dal Comune nel 1948. 




Questi ragazzi più grandi sono in via Marescotti, all’angolo della trattoria Mirola. In fondo si vede Corso Matteotti.

Lugo fu l'unica città romagnola ove sopravvisse un centro ebraico. Il ghetto di Lugo, costituito nel 1639, era uno dei tre ghetti del ducato di Ferrara (Ferrara, Cento e Lugo) e ospitò tutti gli ebrei dei paesi vicini, contando allora 606 anime, circa un decimo della popolazione totale. Fu questa la punta massima della presenza ebraica in questa città. Dal 1943 furono deportati e sterminati dai nazisti nei lager ventisei cittadini lughesi.

Il Ghetto era un ambiente cittadino estremamente vivace e ricco di personaggi divertenti e caratteristici. Vi si svolgeva il carnevale che riempiva la città di maschere, carri, stelle filanti e coriandoli.



Quante volte siamo caduti in bicicletta!! Stavolta il fotografo era presente.



Giacomo Casadio

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