venerdì 24 novembre 2017

Gli occhi di Baracca": Lugo nelle foto di Paolo Guerra dal '46 al '59

Il mercato
di Giacomo Casadio
“Il mercato che ebbe origine in una colonia ebraica, riempie il mercoledi tutte le piazze e offre ogni specie di merce. Si dice che a Lugo una coppia di sposi può sposarsi e metter su casa in una sola mattinata.

Ma la stranezza non è qui. Lugo vanta tradizioni atletiche, è famosa anche per le prove di forza. Il padrone della trattoria in cui mi fermo per mangiare ha un nome di gladiatore romano, Chilone, e si lagna con me di essere il più piccolo della famiglia. E’ alto uno e novanta. Cucina squisite beccacce; e invece tiene in gabbia una cinciallegra, oltre ad un usignuolo, entrambi, a sentirlo, rarissimi. Da queste parti tutti aspirano ad essere un caso tipico e a possedere un esemplare unico. Dovunque, tra signori e popolo, si scorgono a Lugo volti rinascimentali, di stampo malatestiano, volti di medaglia dal naso grande, sottile, uncinato.”

Guido Piovene, nel suo libro Viaggio in Italia, così descriveva il mercato di Lugo nella prima metà degli anni ’50. 


Immancabile il suo riferimento alla Trattoria di Chilone, la più famosa del tempo. La storia di Chilone si concluse a ottantacinque anni quando si gettò nel vuoto dal carcere dove stava scontando una lunga pena per l’omicidio della moglie in un lampo di follia.

Il ragazzo sulla bici da corsa scivola sui sassi ben piantati nel vicolo Savonarola, di fronte alla trattoria di Chilone. Di lui parla anche Corrado Contoli nella Guida alla veritiera cucina romagnola

“Lugo ci accoglie con i famosi cappelletti di Chilone, vecchia trattoria cara ai nostri padri. Cotti in ottimo brodo o asciutti con i tartufi, potremo convincerci che la loro fama non è superiore al loro merito. Arrosti e selvaggine vi trovano un eccellente impiego.” 


Su Chilone troviamo anche storie piuttosto “ruspanti”.

Durante la permanenza per girare il film “Boccaccio 70”, Sofia Loren espresse il desiderio di andare a cena in una trattoria romagnola. In quegli anni a Lugo era giustamente famosa quella di Chilone, personaggio originale oltre che cuoco rinomato. La sala per i clienti riprendeva nel decoro le sale da pranzo della buona borghesia, ma i “servizi” possiamo immaginare fossero quelli delle case coloniche. 

Infatti quando l’attrice chiese di andare in un “servizio” a fare “pipì” e di ritorno espresse vibrate proteste per averlo trovato in uno stato, per lei, indecente, il romagnolaccio Chilone così si espresse: «.. èla avnùda par magné o par pisé?» (è venuta per mangiare o per fare pipì?).

Qui vediamo Paolo Guerra che omaggia Sofia Loren. 


Ma torniamo al mercato, che ospitava i personaggi più strani e pittoreschi.

Questo venditore di stoviglie dimostrava la sua abilità nel manipolare con destrezza i piatti lanciandoli per aria… senza farli schiantare a terra.

Siamo nella Piazza Calderoni, che sarebbe poi stata occupata dal grande palazzo della Cassa di Risparmio. 


C’era anche chi praticava una speciale forma di chirurgia popolare che faceva riferimento ai calli. Molti si sottoponevano a queste operazioni nel chiuso di stanze attrezzate allo scopo. Al mercato c’era invece chi si affidava alle mani del callista davanti a tutti, all’aperto, senza porsi particolari problemi di privacy o igiene. 


C’era anche chi vendeva saponi vestito da tirolese. Insomma il mercato di Lugo era una fiera dell’umanità più varia. 



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