mercoledì 29 novembre 2017

Lo IOR ha donato all'Ospedale un Paxman scalp cooler

Uno strumento che può evitare la caduta dei capelli



L’Istituto oncologico romagnolo ha donato all’ospedale di Lugo “Umberto I” un Paxman scalp cooler, un dispositivo che può evitare la caduta dei capelli alle donne in chemioterapia.

L’attrezzatura sarà installata presso il Day hospital oncologico dell’ospedale e sarà utilizzata dalle pazienti di Lugo affette dal tumore al seno.

La donazione è stata ufficializzata con la presentazione in conferenza stampa presso la sala Baracca della Rocca di Lugo. 

Sono intervenuti per l’occasione il sindaco di Lugo Davide Ranalli; il direttore dell’Istituto oncologico romagnolo Fabrizio Miserocchi; la dirigente del presidio ospedaliero di Lugo Marisa Bagnoli, il responsabile del reparto oncologia di Lugo Claudio Dazzi.

“Il lavoro di valorizzazione del nostro ospedale coinvolge l’Ausl, i dirigenti del presidio, il personale medico e infermieristico, l’Amministrazione comunale, ma anche le tante associazioni di volontariato che contribuiscono fattivamente a migliorare il servizio - ha sottolineato il sindaco Davide Ranalli -. Possiamo contare su un volontariato disinteressato che contribuisce in modo concreto e importante. Le istituzioni hanno anche il dovere di sconfiggere la malattia attraverso le risorse, ma non c’è strumentazione al mondo che possa bastare se dietro questa strumentazione viene a mancare quell’umanità che rende straordinari gli operatori dei nostri presidi”.

“Lo Ior è capofila, ma si tratta di un progetto di comunità dove ogni soggetto che ha partecipato ha la stessa importanza del soggetto promotore”, ha sottolineato Fabrizio Miserocchi, ricordando che l’investimento è costato 35mila euro.

“Negli ultimi anni si sono fatti dal punto di vista medico scientifico dei passi avanti importanti - ha dichiarato Claudio Dazzi -. Abbiamo provato a eliminare con vari modi una conseguenza che sta a ricordare alle donne la malattia. Questa attrezzatura consente a una buona percentuale di donne in cura di evitare la parrucca”.

“Ringraziamo lo Ior e tutti coloro che hanno contribuito a questa donazione - ha aggiunto Marisa Bagnoli -. La possibilità di curare anche gli aspetti psicologici è di certo fondamentale per determinare la qualità delle cure. Ben venga quindi questa attrezzatura, che consente alle donne di subire un minor danno psicologico del decorso medico”.

Il Paxman scalp cooler è un dispositivo inventato circa vent’anni fa dalla ditta Praesidia, che combatte la caduta dei capelli causata dai trattamenti chemioterapici. Si tratta di un casco refrigerante, una cuffia in silicone morbido che mantiene la temperatura del cuoio capelluto a -4° centigradi: applicato sulla testa della paziente prima, durante e dopo la somministrazione del trattamento, induce i piccoli vasi sanguigni che irrorano il bulbo pilifero a restringersi. In questo modo, la quantità di farmaco che raggiunge il capello, e con essa gli effetti collaterali direttamente correlati, si riducono sensibilmente.

Il dispositivo ha ottenuto nel 2015 l’approvazione della Food and drugs administration, in virtù di due studi svolti negli Stati Uniti e comparsi sulla rivista specializzata Journal of the American medical association (Jama). Il dispositivo si è confermato un valido strumento per scongiurare l’alopecia: le donne sui cui è stato testato hanno presentato una probabilità di perdere i capelli minore di oltre il 50%. In Italia, i migliori risultati li ha ottenuti l’ospedale Ramazzini di Carpi, dove il casco refrigerante è stato utilizzato su 88 donne affette da neoplasia alla mammella.

L’alopecia rappresenta lo stigma più visibile legato alla chemioterapia: determina ansia e stress, oltre ad accentuare l’intensità di altri effetti collaterali comuni del trattamento, come nausea e fatica. La calvizie diviene così il segno più visibile della presenza di una malattia, sia agli occhi di chi ne soffre, sia a quelli di chi li circonda, ripercuotendosi anche sul benessere psico-emotivo della paziente.

Il casco refrigerante va indossato dai 20 ai 30 minuti prima dell’inizio della chemioterapia e va tenuto durante l’arco di tutto il trattamento e per un periodo che varia tra i 45 minuti e le tre ore dopo la fine. La buona riuscita del trattamento dipende da vari fattori come le diverse reazioni soggettive, le terapie e i regimi chemioterapici a cui si viene sottoposti. La percentuale di successo oscilla tra il 55 e il 62% dei casi.

L’obiettivo dello Ior, attraverso l’acquisto del Paxman, è quello di poter migliorare la qualità della vita delle donne affette da tumore alla mammella, senza che abbiano bisogno di allontanarsi da casa per trovare soluzioni.

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