giovedì 16 novembre 2017

Lugo non aggancia la ripresa

Riceviamo da Bruno Pelloni e pubblichiamo

Il secondo trimestre 2017, per la prima volta dal 2008, registra un saldo positivo delle imprese attive nella Provincia di Ravenna.


E’ servito quasi un decennio per invertire una tendenza che ha sacrificato sull’altare della crisi economica circa 3200 imprese (-9% del tessuto economico) di cui 1300 (-14%) nella Bassa Romagna.

Da aprile a giugno le imprese attive sono aumentate, rispetto ai primi 3 mesi dell’anno, di 225 unità (+0.6%) con una particolare vivacità a Ravenna (+132) e Cervia( +50), mentre la Bassa Romagna resta sostanzialmente al palo con un incremento di 19 unità di cui solo 4 a Lugo e segni ancora negativi a Fusignano (-3) ed Alfonsine (-1).

Questi segnali positivi dell’economia ravennate arrivano dopo un anno ancora particolarmente pesante, da giugno 2016 a giugno 2017 sono state 417 (-1,2%) le aziende cessate in Provincia di cui 161 (-1.8%) nella Bassa Romagna e 56 (-1.8%) a Lugo.

A pagare uno dei prezzi più alti è stato il comparto dell’Artigianato che nell’ultimo anno ha sacrificato 146 imprese pari al 35% delle perdite totali e per contro, nell’ultimo trimestre che ha evidenziato l’inversione di tendenza, può accreditare un aumento di sole 50 unità che rappresentano il 22% del crescita totale.

Anche in questo comparto l’area lughese è in controtendenza con una perdita di 12 unità nell’ultimo trimestre a conferma di una debolezza strutturale del territorio che durante gli anni della crisi ha sofferto più degli altri e nel momento della ripresa stenta a tenere il passo.

Dal punto di vista occupazionale i dati sono disaggregati solamente a livello provinciale e da questi risulta che Ravenna ha un tasso di disoccupazione dell’8.7%, rispetto al 7.6% della Regione Emilia Romagna e l’11.7% a livello nazionale. In valore assoluto si registrano 16.000 disoccupati nella Provincia di Ravenna e si possono stimare, facendo una proporzione con la popolazione lavorativa, circa 5000 senza lavoro nella Bassa Romagna di cui circa 1600 a Lugo.

L’impoverimento del tessuto economico e dell’ occupazione rappresentano le maggiori criticità del territorio lughese, alle quali si sommano anche un carico fiscale e tariffario tra i più elevati della Provincia, un invecchiamento della popolazione superiore alla media che mette a rischio nel medio termine i servizi di welfare.

Si tratta di una situazione particolarmente critica rispetto alla quale servono un approccio ed azioni radicalmente diverse, nel metodo e nei contenuti.

A smentire le dichiarazioni del Sindaco sul presunto rilancio di Lugo , c’è una realtà che mostra scarsa progettualità sulle dinamiche economico-sociali; la politica non può inseguire gli eventi, deve stare un passo avanti, programmando e pianificando interventi che favoriscano lo sviluppo.

Queste problematiche devono costituire la priorità del confronto fra Istituzioni, forze politiche ed Associazioni categoria; occorre rivisitare il Piano Strategico 2020 della Bassa Romagna sostituendo la patina celebrativa di quel programma con una realtà molto più ruvida e scomoda, ma che non troverà soluzioni continuando a credere che i problemi si risolvano facendo finta che non esistano.

Bruno Pelloni
Portavoce Associazione per La Buona Politica

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