venerdì 24 novembre 2017

L’UNUCI Lugo ha festeggiato il socio “Centenario” S. Tenente Alfredo DINI

Riceviamo e pubblichiamo


Disciplina militare ed una buona dose di fortuna. Sono questi i segreti che hanno portato Alfredo Dini a raggiungere il traguardo dei 100 anni.


La sezione lughese dell'Unuci di cui il centenario è socio ha festeggiato il compleanno consegnando ad Alfredo una targa ed una medaglia a ricordo, per manifestare "stima, amicizia e affetto" da parte di tutti i colleghi e amici. 

La consegna è avvenuta in sezione da parte del Presidente Renzo Preda unitamente al comandante della Compagnia Carabinieri di Lugo, Massimo Costanzo e da alcuni soci intervenuti. Alfredo, che vive in città con la figlia Iadil ed il genero, è nato il 18 novembre del 1917 a Pesaro. 

Rimasto orfano di madre a due anni, è cresciuto fra l'affetto della zia e delle tre sorelle maggiori e la rigida disciplina imposta dal padre Giuseppe, maresciallo dell'esercito "che - ricorda Alfredo - aveva trasformato la casa in una succursale della caserma". 

Acqua fredda per lavarsi anche durante l'inverno, nessuno tipo di riscaldamento e professori invitati, durante gli anni del liceo, a trasformare le sufficienze in temibili 4 per spronarlo a studiare di più. Per fuggire al regime domestico, Alfredo a 17 anni si propone come volontario nella campagna d'Africa del 1935 che conclude due anni più tardi, dopo battaglie ed atti eroici. Dopo una parentesi romana, come assicuratore presso l'Ina, il 1° aprile del 1942 viene richiamato sotto le armi e nell'agosto spedito in Russia con il 257° reparto. Là viene catturato e fatto prigioniero per 35 lunghi mesi. 

"Dei 2000 italiani che erano con me nella stessa prigione, solo in 7 sopravvissero per essere poi trasferiti in Kazakistan e impiegati nella raccolta del cotone - spiega con le lacrime agli occhi. "Quando sono tornato in Italia nel novembre del 1946 pesavo 42 chili. Il mio fisico ha retto solo grazie a quella rigida disciplina imposta da mio padre". 

Dopo il matrimonio nel 1955 con Fulvia, scomparsa otto anni fa, Alfredo si trasferisce a Lugo, dove aveva trascorso alcuni mesi come responsabile dei lavori per la realizzazione della linea metanifera costruita da Snam. 

Dopo 100 anni di gioie, dolori, privazioni e opulenza in quella parentesi romana di successo che gli consentiva di guadagnare 5.000 Lire al mese quando una Balilla a tre marce ne costava 9.900, Alfredo oggi è ancora completamente autonomo ed estremamente vitale. Sempre elegante, esce tutti i giorni muovendosi per la città a piedi. 

Partecipa ancora alle adunate alpine, raggiungendo le varie località in autobus o in treno - l'ultima domenica scorsa a Bologna - è membro dell'Unuci, legge molto, soprattutto thriller firmati da Ken Follett e George Grisham lasciando Camilleri ai momenti di relax, segue alcuni canali e rubriche televisive come Focus e Rai Storia e soprattutto scrive. 

Nel 2013 ha pubblicato il libro "Bianchi miles come muli" dedicato alla sua prigionia in Russia e continua a partecipare a concorsi letterari. Al mattino beve soltanto un caffè "corretto" con il latte e a tavola non mangia più del necessario. "Non ho mai allentato la cintura dei pantaloni per aver esagerato - sottolinea. "Sono fiero di essere arrivato a 100 anni in buona salute e auguro a tutti i parenti e amici che possano raggiungere il mio stesso traguardo con mente e corpo funzionanti". 

Ai giovani, pochi ma chiari messaggi. "Tranne alcuni elementi davvero validi, trovo che i giovani di oggi siano privi di spina dorsale - spiega. "Non sanno reagire, sono fissati con il telefonino e spesso hanno una cultura limitata. Ne attribuisco la responsabilità a chi ha tolto il servizio militare. Quando c'era, entravano ragazzi ed uscivano uomini perchè la vita militare è dura, o almeno ai miei tempi lo era".

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento