lunedì 27 novembre 2017

Primarie per la scelta dei candidati al Parlamento

E' un nostro potere costituzionale



La sovranità appartiene al popolo, la scelta di a chi delegare la gestione di questo potere appartiene ai cittadini: sono valori inalienabili della Democrazia.

E' stata definita, dai tecnici, la proposta della suddivisione dei seggi sul territorio nazionale, prevista dalla vigente legge elettorale.

Nell'uninominale, Cotignola e Bagnara sono nel collegio per la Camera con Forlì e Faenza, tutta la restante Romagna Estense con Ravenna e Cervia, per il Senato il collegio è quello della Romagna. 

Si torna così finalmente a scegliere candidati legati al territorio, conosciuti; a poter scegliere uno di loro, ma ciascuno evidentemente "legato" ad un partito.

Nelle politiche, a differenza dalle comunali, il voto è fortemente legato alle proprie visioni politiche e pertanto è normale votare il candidato del partito che "ci piace di più", ancor più che il candidato che ci piace di più tra tutti quelli presenti nella scheda, come appunto può avvenire invece nelle elezioni comunali.

Il potere di scelta della persona deve necessariamente essere esercitato allora con le Primarie, dove tra più candidati del "nostro" partito, spetti a noi decidere quale portare nella scheda elettorale.

E' tra l'altro noto ormai da tempo come il farlo sia particolarmente apprezzato dai cittadini, produca attenzione, "faccia pubblicità" nei fatti e non a parole, riduca la critica, la sfiducia del"I dezit sempar lò" e quindi in democrazia il dramma politico dell'astensionismo.

In casa PD circola già voce, e da tempo, dell'opportunità di confermare gli attuali parlamentari, Stefano Collina ed Alberto Pagani, perchè "bravi".

Ma è una prassi che sentiamo da troppo tempo, da settant'anni, il  voto, il giudizio non spetta a chi rappresenta poche migliaia di iscritti ma all'universo dei potenziali elettori del partito, cento volte più numerosi: sono loro, siamo noi elettori (che io alle Primarie li voterò entrambi alla Camera e al Senato ovviamente non interessa nessuno) che facciamo esistere il partito.

Arrigo Antonellini 

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