venerdì 10 novembre 2017

Scendo in campo

Di Guido Tampieri

Quando il sole della cultura é basso anche il nano sembra un gigante
Karl kraus

Ho deciso.

Mi faccio un partito.

Al diavolo le esitazioni.

Ogni volta che intraprendo qualcosa di nuovo mi chiedo se sarò all’altezza ma stavolta é diverso, volgi lo sguardo in giro e ti vengono le vertigini.

Ci sarebbe la questione dell’età, milioni di celluline grigie, come le chiama Poirot, che se ne vanno ogni giorno.

Poi ascolti Di Maio, Salvini, gli altri talenti venuti a miracol mostrare ed è come se ti facessero un trapianto.

Forse volano basso per generosità, per non farci sentire il peso degli anni.

Col rischio che ci montiamo la resta.

Quando non è proprio il caso.

Perché, vedete, la situazione non sarà seria ma è ancora grave e ci sarebbe bisogno di partiti rappresentativi, votati non per disperazione o repulsione ma per adesione, agli uomini e alle idee, migliori di quelle che si sentono in giro.

Il fatto è che questa condizione, tanto più preziosa in quanto drammaticamente manca, non è alle viste.

Vuoi per la qualità della materia prima, vuoi perché non è poi così certo che la ricchezza programmatica sia oggi quel che gli elettori cercano e premiano.

Per questo fare politica è diventato così difficile e così facile, per questo tanti ci provano.

Anche se non hanno granché da dire.

In politica oggi non prevale chi ha ragione ma chi la da.

Al numero di persone più grande possibile.

In base a criteri elettorali, non valoriali.

Senza un ordine di priorità civile.


Tanta gente vota non perché la pensa come il leader me perché il leader sostiene di pensarla come lei.

Più questi abbassa il proprio profilo più la platea di chi si identifica si allarga.

È un processo che ha basi più emozionali che razionali,

Ed è questo il suo punto di forza.

Perché nelle nostre società le emozioni, di qualsiasi genere, sono diventate sinonimo di onestà, autenticità, verità, mentre la razionalità rappresenta il corrompimento, la compromissione, financo la menzogna.

Società e politica hanno un denominatore culturale comune, che contiene e orienta entrambe.

Così van le cose.

Se ho deciso di scendere in campo é perché fin lì, fino a dar ragione a tutti senza fare la somma, senza chiudere il conto, ci arrivo anch’io.

Ho già steso un programma.

Prima di tutto salverò la Terra, che se diventa un deserto non ce n’é per nessuno: nè per il globalismo, né per il sovranismo, nè per l’autonomismo, nè per la Repubblica di San Marino.

Richiesti da Napoleone di dire quali fossero le ragioni del protrarsi dell’assedio alla città di Smolensk, i suoi generali risposero: ci sono molte ragioni per le quali non cade, la prima è che sono finite le munizioni.

L’Imperatore non chiese quali fossero le altre.

Noi parliamo solo delle altre.

La questione ecologica viene ignorata da tutti, Stato, Regioni, Comuni, vecchi( che si può capire) giovani ( che si capisce già meno visto che nel futuro ci devono vivere), civili e militari( metà prezzo).

Non da me però.

Alla fine me ne renderete merito.

Tanto più che non prevedo sacrifici, voglio conservare i livelli di consumo che abbiamo, auto, riscaldamento, raffreddamento, oggetti e suppellettili vari, meglio se inutili.

Preciso infine che l’eolico mi causa un turbamento estetico: si provvederà altrimenti.

Così anche Sgarbi sarà d’accordo.

Subito dopo metto la pace, che se la Terra è salva ma noi ci accoppiamo non si vede dove sta il guadagno.

Tempo addietro si parlava di un ordigno speciale che uccide gli uomini e lascia intatte le cose, non ne capivo il senso, se mai una bomba ce l’ha, e come tutte le cose che non comprendo mi faceva un po’ paura.

Trump e l’altro idiota si tengono su una linea di distruzione più tradizionale, alla portata cerebrale di tutti, in fondo rassicurante.

Grillo sostiene che non bisogna preoccuparsi, che sono diversivi per distrarci da Banca Etruria.

Io comunque non mi sento tranquillo e lascio la pace in cima al mio progetto.

Al più qualche guerra qua e là, per preservare la pace.

Al terzo posto la giustizia, come si conviene a uno di sinistra.

“La pace come opera della giustizia” ha detto Giovanni XXIII, il Papa buono che mi ha complicato una sana esistenza egoista.

Lavoro per tutti, dunque, ma che sia ben retribuito, che così si tutela la dignità delle persone, come vuole la Costituzione, e si fa girare la ruota dei consumi.

Le imprese faranno profitti e li reinvestiranno.

Il PIL crescerà velocemente, alimentato dalle risorse pubbliche e protetto dai dazi, ma solo sulle merci importate, che su quelle esportate non ne vogliamo.

Così saneremo il debito e daremo pensioni alte a chi le ha basse e un reddito massimo garantito a tutti.

5.000 euro netti al mese mi sembrano il giusto, per cominciare.

Quanto alle tasse, sono per abbassarle tutte, che danneggiano l’economia e fanno impazzire a pagarle, il fisco deve essere amico.

Infine sono per l’Europa unita, ma non una qualunque, quella dei popoli, che non ho mai capito bene cosa vuol dire ma deve essere una gran bella cosa se tutti la vogliono, anche la Meloni.

Non che io sia contro le patrie nazionali, all’Italia voglio bene, da Manzoni a Pirandello, dalla mozzarella al parmigiano.

Una Patria comune europea, dunque, un’altra dove siamo nati, ma senza fermarci qui, l’identità é una cosa importante, la storia, la tradizione, i campanili, che sono tanta roba.

E allora anche le Regioni, che qualcuno esalta e altri vorrebbero eliminare in una schizofrenica oscillazione fra centralismo e localismo.

Ma non Regioni qualsiasi, tutte a Statuto Speciale.

Due parole sulla squola.

La voglio a tempo pieno, che faccia acquisire competenze ma soprattutto formi le persone, i piccoli cittadini di domani.

Autonomia critica, rispetto, tolleranza, solidarietà, senso civico.

Educazione ambientale, sessuale, alimentare, educazione e basta.

Liberando da queste noiose incombenze le famiglie che potranno dedicare a cose più importanti il tempo vuoto.

Per ora mi fermo qui.

C’è solo un problema, un dettaglio in fondo: io non ho idea di come realizzare il mio programma.

Ma se credete che i miei avversari faranno quello che promettono non vedo perché non dovreste farmi credito.

Mi sentirei offeso.

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