sabato 4 novembre 2017

Uomini e no

Silvestro Montanaro  ospite a Lugo del XXI’ seminario il delirio dell'economia (*)
di Gianni Penazzi

Hanno introdotto la serata gli organizzatori riportando due brevi notizie trasmesse da Radiotre in prima mattinata. 1) la Camera dei Deputati ha bocciato la proposta di embargo di armi allo Yemen...
Dunque la nostra cattolica Italia continui liberamente a costruire e commerciare armi con quel paese e l’Arabia Saudita... che per processi di triangolazioni le rivenderà in Medio Oriente e Africa, laddove sono in corso conflitti! Business as usual, affari come al solito... 2) un barcone con 100 persone a bordo è rimasto senza carburante, per 5 giorni e 5 notti in alto mare al largo delle coste libiche; una motovedetta l’ha incrociato e tratto in salvo 7 persone, degli altri non vi era più traccia, dispersi, inghiottiti dagli abissi del Mediterraneo....

Il commento degli introduttori: un politico italiano di spicco avrebbe detto “aiutiamoli a casa loro”. Il Vernacoliere di Livorno, rivista di satira, ha audacemente risposto “aiutiamolo a casa sua”! In fondo c’è qualcosa di vero in quella frase del nostro politico di turno...ma il problema è che lo stiamo facendo nel modo sbagliato: esportando armi, sottraendogli le materie prime grezze, del suolo e del sottosuolo, tra tutte basti pensare al minerale Coltan per la produzione dei telefonini nelle nostre aziende d’Occidente; oppure all’Uranio del Niger depredato dalla Francia, potenza nucleare. Chiediamo a Silvestro Montanaro: quando una Paese smette di essere sottosviluppato e quando comincia il suo sviluppo economico?

<<Solo quando gli sarà permessa la sovranità alimentare, sanitaria, finanziaria, lavorativa. Solo quando potrà trasformare le materie prime potrà avviarsi lo sviluppo del continente: nessuna risorsa oggi presente nel suolo e nel sottosuolo è lavorato fino al prodotto finito! La Costa d’Avorio è il più grande produttore mondiale di cacao eppure non ha una barretta di cioccolato per i suoi bambini. .... E’ chiaro che non potrà mai partire un processo di autentico sviluppo ed emancipazione di questi popoli poveri per decisione altrui, soggiogati, sfruttati e deprivati in questo modo. Si sappia che 500 miliardi di euro ogni anno entrano nelle casse francesi. 

È la quota che le ex 14 colonie francesi pagano annualmente alla “madrepatria coloniale”. Ossia il 65% dei proventi annuali nelle 14 ex colonie francesi dove la moneta unica è il CFA (pronuncia: sefa), dagli accordi di Bretton Wood del secondo dopoguerra Non è dato di esistere ad una Banca Centrale Africana. Le presidenze di quei paesi che si sono permessi di avere un’alzata d’ingegno verso un percorso finanziario federato intorno ad una banca transnazionale africana hanno avuto vita breve: guerre civili, centinaia di migliaia di morti, colpi di stato. 

Negli ultimi 50 anni un totale di 67 colpi di stato si sono susseguiti in 26 paesi africani, 16 di quest’ultimi sono ex colonie francesi, il che significa che il 61% dei colpi di stato si sono verificati nell’Africa francofona. 

Quando il dittatore della Libia Gheddafi ha adombrato un’ipotesi di autonomia monetaria sono partiti i bombardieri Mirage dalla Francia e successivamente il prevedibile assassinio del Presidente libico. Sylvanus Olympio, il primo presidente della Repubblica del Togo tre giorni dopo la decisione di uscire dalla moneta coloniale francese CFA coniando moneta propria, venne assassinato da uno squadrone di soldati analfabeti appoggiati dalla Francia. Modiba Keita , il primo presidente della Repubblica del Mali, per la sua sfrontatezza verso la moneta coloniale fu vittima di un colpo di stato guidato da un ex soldato della Legione Straniera francese... E così via, dagli anni di De Gaulle passando per il socialista Mitterand fino all’attuale Macron... la Francia ha usato ripetutamente molti ex legionari stranieri per guidare colpi di stato contro i presidente eletti. È andata meglio al Presidente della Guinea Sékou Touré quando i francesi, su tutte le furie per il suo proclama di indipendenza, si limitarono con uno storico gesto, a distruggere qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse i vantaggi della colonizzazione francese. 

Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate>>.

Domandiamo: l’obiettivo di questo gesto indegno era forse quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto?

La risposta di Silvestro Montanaro è inequivocabile: <<Con certezza quello era lo scopo. Si pensi che ancora oggi, anno 2017, non è consentito stampare banconote in queste nazioni in quanto è appannaggio di Parigi e della sua Banca Nazionale! È là che risiede la zecca del CFA . Non è dato di commercializzare i prodotti del suolo e del sottosuolo con nessun‘altra nazione al mondo che non sia la “madrepatria” Francia... questo è stato scritto coercitivamente nelle Costituzioni di ognuna delle 14 ex-colonie: Costa d’Avorio, Senegal, Niger, Burkina-Faso, Congo, Algeria, Tunisia, Madagascar, Rwanda... L’autosufficienza e l’indipendenza delle ex-colonie non è mai piaciuta ai francesi>>. Hanno partecipato 120 persone presso la sala assembleare del C.S. IL TONDO, raccolte intorno a SILVESTRO MONTANARO, straordinario comunicatore per fluidità e linearità nelle analisi e nei ragionamenti.

Giornalista e documentarista già autore in Rai di programmi di alta qualità, ha ottenuto premi e riconoscimenti internazionali. Ha collaborato con Michele Santoro e realizzato trasmissioni indimenticabili: Samarcanda, C'era una volta, Il Rosso e il Nero, Tempo Reale, Sciuscià, Drug Stories. Profondo conoscitore della storia passata e attuale dei continenti Africa, Asia, America Latina.... ci ha illustrato vicende persone e meccanismi del perdurante stato di esclusione da diritti e sviluppo di gran parte dell’umanità, soffermandosi particolarmente sulle nefandezze del neocolonialismo francese che in combutta con la CIA-USA ha deliberatamente scatenato guerriglie civili, colpi di stato, assassinii, dal 1945 ad oggi. 

Straordinaria la narrazione della rivoluzione culturale e della politica sociale messa in atto da THOMAS SANKARA, il giovane presidente del BURKINA FASO (trad: il paese degli uomini integri). Sankara incarnò una speranza di riscatto per il suo Paese già dall’inizio degli anni ’80. Se il Burkina-Faso (ex Alto-Volta) era tra le nazioni più povere del mondo, con un medico ogni 50.000 abitanti, con le donne relegate a retaggi feudali, grazie al programma di governo che prevedeva solo un punto, LA FELICITÀ, si realizzarono enormi e veloci progressi. 

E proprio le donne furono il grande motore del cambiamento, partecipando alla vita politica. Furono costruiti ospedali, l’inoccupazione sparì gradualmente al motto cooperare e condividere. Sankara fu uomo di buone letture e profondi studi dei metodi gandhiani, recuperò in soli 4 anni la sovranità alimentare del Paese, istituì la filiera corta del cotone dalla raccolta alla maglietta filata a km zero. 

Lottò per una riforma dell’ONU dove un piccolo paese come la Francia vi era rappresentata (niente di meno con diritto di veto), mentre il grande continente Africa non aveva un seggio. Per primo individuò le gravi responsabilità della Grande Finanza Neo-liberista, che accusava di un superpotere ormai fuori da ogni controllo, che attraverso il debito estero, in tempo di neo-colonialismo creava un nuovo genere di catene: lo schiavo finanziario. Come altri illustri nomi già citati, fu assassinato, insieme al seguito dei politici democratici, all’età di 38 anni, da Blaise Compairé attuale Presidente, sulla base di un complotto internazionale tra CIA/USA, Francia.

Domandiamo: a questo punto della relazione la nostra consapevolezza può considerarsi maturata e gli scenari storici, che drammaticamente hanno condotto alle attuali emergenze, sono stati chiariti: come leggere la questione dei profughi, dei richiedenti asilo in fuga dalle guerre, dalle carestie, dalla fame, dalle malattie, degli esodi biblici, dei paurosi naufragi? Come ridefinire comportamenti e pratiche, diritti e doveri, secondo le sacre leggi dell’ospitalità?

<<L’immigrazione non è emergenza, fa parte della storia degli uomini. Non esiste differenza possibile tra profughi di guerra e profughi economici. Quando c’è guerra, quando c’è fame, si scappa. È questione di sopravvivenza. Dobbiamo essere uomini di parte, non possiamo dichiararci neutrali o cosa!>>

Dobbiamo scegliere di sostenere le Ong come Medici senza Frontiere, Emergency, i missionari come Padre Alex e le missioni dei Comboniani, del CEFA-BOLOGNA (Centro Formazione Agricoltura in Africa)... solo per accennare a qualcuna delle realtà più limpide e dirette. Un cammino di umanizzazione passa dall’informazione, da queste congiunture e dalla posizione che sapremo assumere personalmente. Diversamente resta la discesa verso l’abiezione, la barbarie.

In conclusione i moderatori hanno espresso tutta la gratitudine possibile a Silvestro Montanaro perché con semplicità e profondità ci ha fatto sdegnare. Il primo passo è sempre l’indignazione delle coscienze. Il secondo è l’insurrezione delle coscienze, che deve tradursi in progetto sociale e politico, mai violento. Senza indignazione e insurrezione noi lasceremo spazio solo alla vertigine del potere.

giannipenazzi@infinito.it

(*) Il ciclo di seminari “Il delirio dell’economia” è il primo tentativo organico nella comunità lughese di dare voce alle grandi problematiche, cercando di sviluppare insieme riflessioni con uno sguardo allargato al mondo sempre più interdipendente e offrire temi di discussione su questioni ancora irrisolte all’inizio del Terzo Millennio. Un dovuto ringraziamento alle aziende NATURA NUOVA-BAGNACAVALLO, BOTTEGA DELLA NATURA-LUGO, C.S. IL TONDO-LUGO.

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