venerdì 29 dicembre 2017

Festa dei Santi Innocenti

L'omelia del Vescovo ieri, 28 dicembre, in Collegiata a Lugo 

Per riflettere sulla festa liturgica che stiamo celebrando, conviene mettere a confronto le figure di Erode e Giuseppe.


Il primo - passato alla storia come un uomo di governo capace ma crudele - ha paura, non si fida, cerca stratagemmi per farsi rivelare dai magi i loro segreti e finisce per far ricorso alla violenza brutale. È un uomo che pensa di possedere tutto mentre si trova a temere anche i bambini più indifesi. 

Al contrario, Giuseppe appare come un semplice artigiano, anche se discendente di Davide, costretto con la sua giovane sposa ed un bambino piccolo a riparare all’estero in condizioni di precarietà. Ma confida nel Signore ed in Lui trova pace. Si fida della Parola di Dio, senza attendere di verificarla (sarebbe troppo tardi per fuggire) e parte verso un Paese di rifugio. Ciò che lo mette in movimento non è un fatto concreto, né la semplice prudenza umana, ma la docilità allo Spirito.

Chi si nutre della Parola non cerca conferme: si affida ad essa, ritenendola sufficiente per avere luce sui propri passi. Giuseppe di Nazaret si trova così a ripercorrere l’esperienza dell’Esodo con il bambino quale nuovo Mosè, quale nuovo capostipite del popolo di Dio. Quella che può sembrare una riproduzione in piccola scala dell’epopea di Israele diventa in realtà l’inizio di una storia di salvezza non più nazionale, ma mondiale. La salvezza però sarà segnata dal sacrificio: il bambino che per ora viene sostituito dagli inconsapevoli suoi coetanei espierà poi sulla croce tutto il male del mondo.

Anche oggi sono molti - sempre troppi - i bambini che nelle varie parti del mondo vengono uccisi, se non sempre legalmente almeno per inadempienza o con la connivenza delle autorità. L’opinione pubblica che qualche tempo fa si è impietosita di fronte all’immagine di un piccolo naufrago siriano morto su una spiaggia ai confini dell’Europa, non sa più reagire di fronte alle tante e tante violenze sui bambini e in particolare alla pratica sistematica dell’aborto. 

Sopprimere il figlio in seno a sua madre è un’oggettiva crudeltà, eppure ci si arriva con una certa leggerezza, pianificando l’intervento ed elaborando le giustificazioni ideologiche, tradotte poi in leggi. Si arriva al punto da rendere illecita la denuncia morale del crimine, elevato a diritto indiscutibile. Questi sono davvero “i giorni di Erode”, per citare il titolo di un vecchio libro, quanto mai tempestivo e onesto. La nostra società vuole apparire pacifica e democratica, mentre è realmente violenta e quindi oppressiva; prenderne atto è doveroso, anche se resta solo il primo passo.

Il risveglio delle coscienze non diventa mai un fatto compiuto, né può mai esaurirsi nelle denunce. Per questo, vanno apprezzati tutti i gesti concreti di sostegno alle donne in difficoltà per l’attesa di un figlio; in particolare i gesti organizzati in forma associativa, perché più capaci di tenuta e di sviluppo. 

Essi aggiungono motivazioni ed efficacia al sistema dei servizi sociali pubblici, quanto mai indispensabili, restituendo la voglia di credere nella vita, nel bene, nella rivincita della vera giustizia. È Gesù che con il suo Spirito e con l’intercessione delle stesse vittime innocenti anima i tanti interventi gratuiti, nascosti, fiduciosi, a favore della vita, a favore delle donne, a favore dei piccoli.

A Lui la lode della Chiesa e di tutti gli uomini di buona volontà.

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