mercoledì 27 dicembre 2017

L'omelia del Vescovo Mons. Tommaso Ghirelli

Alla Messa del giorno di Natale

Nel recente discorso alla Curia romana, papa Francesco ha detto: «Il Natale ci ricorda che una fede che non ci mette in crisi è una fede in crisi; una fede che non ci fa crescere è una fede che deve crescere; una fede che non ci interroga è una fede sulla quale dobbiamo interrogarci; una fede che non ci anima è una fede che deve essere animata; una fede che non ci sconvolge è una fede che deve essere sconvolta».


Ha anche citato Angelo Silesio: «Dipende solo da te: ah, potesse il tuo cuore diventare una mangiatoia! Dio nascerebbe bambino di nuovo sulla terra». Di fatto, il grande giorno del “compleanno” di Gesù, mentre volge al termine, non chiude ma apre, lasciando alla comunità cristiana e a ciascuno dei suoi membri un compito da svolgere. Fratelli e sorelle: la sosta festiva che si prolunga nelle vacanze natalizie, oltre a rigenerare le energie, favorisca la nostra revisione di vita.

Per lavorare efficacemente su noi stessi, facciamoci illuminare dalle letture di questa Messa, in particolare dall’inizio della lettera agli Ebrei e del vangelo di Giovanni, che tracciano l’identikit di Gesù ponendosi dal punto di vista dell’accoglienza di un neonato. Anzitutto si dice di chi è figlio. 

La lettera agli Ebrei lo presenta come il Figlio Unico: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi ultimi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio». Essendo eterno, viene detto poi che mediante lui Dio «ha fatto anche il mondo» e che «tutto sostiene con la sua parola potente». 

L’evangelista ricorre invece ad un termine filosofico per presentare il bambino: “Logos” in greco, “Verbum” in latino, che si traduce con “Parola”. Gesù è la Parola di Dio: precisamente quella che ha fatto esistere dal nulla l’universo. Come testimone e non semplice scrittore, l’evangelista aggiunge solennemente: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria come di Figlio unigenito che viene dal Padre …».

Questa dunque è la buona notizia di oggi; la celebrazione liturgica ci restituisce il contatto vivo con il Figlio di Dio, eterno come Lui, creatore e reggitore dell’universo, ma fatto carne cioè entrato nella storia come ogni uomo. 

Dapprima bambino, poi adulto, morto come tutti. Dunque è possibile conoscerlo, in qualche modo incontrarlo e lasciarsi incontrare da lui, secondo le caratteristiche di ogni età della vita, a cominciare dall’infanzia, che è la più commovente perché la più indifesa, bisognosa di affetto, ricettiva di tutto. Non finiremo mai di stupirci, incontrando Gesù in ogni bambino, in ogni giovane o adulto o anziano bisognoso. Accorgendoci che ci chiede di accoglierlo, come si accoglie un neonato prendendolo tra le braccia. Sì, Dio si fa prendere in braccio da ciascuno.

Ecco la sintesi del Vangelo e di tutta la Bibbia. Essa ci riconduce al fondamento della fede, che consiste nell’incontro con Dio, sfida la nostra libertà, apre il cuore di chi si lascia interpellare e lo rende semplice, sempre più semplice, infine accende in lui la speranza di salvarsi dal male presente nel mondo. Lasciatemi ripetere l’esclamazione di Silesio, fatta propria da Francesco: «Ah, potesse il tuo cuore diventare una mangiatoia!».

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