sabato 16 dicembre 2017

Maria Elena nel paese delle meraviglie

Di Guido Tampieri

“Le parole pigliano il significato di chi comanda”, spiega Humpty Dumpty.
Ma chi é che comanda, dove abita, come é fatta la sua bocca parlante?


Guido Ceronetti


In questo inizio di millennio straordinariamente convulso, mentre i ghiacciai si sciolgono, miliardi di esseri umani patiscono e uno squilibrato made in USA gioca alla prilla col mondo, il dibattito pubblico in Italia ruota attorno alla vita e le opere di Maria Elena Boschi.

Benvenuti nel paese delle meraviglie.

Del destino politico di questa giovane donna, diventata, anche per la sua avvenenza, un bersaglio convenzionale su cui infierire, non ci importa granché.

Si sono visti ministri peggiori ma anche migliori.

Con tutta la buona volontà, l’on. Boschi non é una riserva della Repubblica, come si diceva un tempo, di cui sentiremmo la mancanza.

Una delle poche risorse che ci rimangono é Draghi.

Forse per questo viene tirato in ballo a sproposito.

L’esercizio preferito delle persone senza qualità é sminuire i migliori, per farli scendere al proprio livello.

Uguaglianza nell’irrilevanza, la chiamava Hegel.

Oggi, nella società rancorosa che il CENSIS fotografa, i più dediti a questa pratica sciagurata sono i grillini.

Conoscendoli si capisce perché.

L’Italia sembra un cantiere di demolizione.

Istituzioni e persone, senza lesinare gli sforzi.

Non poteva mancare il sistema bancario, su cui si appuntano critiche giuste e rischiose speculazioni.

Il popolo assiste, un po’ vittima e un po’ complice.

Accade spesso.

L’idea che contrappone il salvataggio dei risparmiatori a quello degli istituti dove hanno i loro soldi é degna di importanti attenzioni psichiatriche.

Confesso che non ho grande familiarità con le questioni bancarie.

Forse perché non ho grandi depositi né azioni.

L’unica volta che ho provato ad acquisirne qualcuna, vent’anni fa, ho perso quasi tutto, ma poiché vice presidente non era il padre di un ministro non gliene é importato niente a nessuno.


Chissà se Di Maio, quando sarà premier, mi restituirà i miei soldi?

Vien da farci un pensiero, hai visto mai.

In fondo Bersani dice che i grillini sono affidabili, solo un po’ arrabbiati.

Peccato che io abbia ho idee un tantino diverse da loro.

E da tutti quelli che sanno solo alzare polvere, al punto da ridurre uno sconquasso finanziario epocale ad una dynasty casereccia ambientata fra le ridenti colline toscane.

Lo dico col rispetto dovuto a chi, inconsapevole dei rischi, ci ha rimesso i risparmi: cosa c’entra Maria Elena Boschi con l’ondata speculativa USA che ha messo in ginocchio il mondo, con la crisi economica che ha falciato un quarto delle imprese italiane, con le sofferenze bancarie che questo sconvolgimento ha prodotto, con gli inganni perpetrati dai dirigenti di alcuni istituti e infine con le falle della vigilanza che hanno lasciato dei cittadini inermi in balia degli eventi?

Come si fa a catalogare una questione di questa rilevanza, con il carico di disperazione che trascina, alla voce conflitto di interessi della ministra Boschi?

Quando dall’incarico al padre in banca Etruria non ha certo tratto giovamento.

Quando il Governo di cui fa parte non ha riservato al genitore trattamenti di favore.

Quando l’acquisizione di una banca in ginocchio da parte di un robusto istituto di credito, se davvero l’ha richiesta, avrebbe arrecato un beneficio alle persone danneggiate.

Mentre Boschi senior risponderà del suo operato a un giudice, come ogni altro amministratore.

In questi giorni banca Intesa ha assorbito la Popolare di Vicenza e Veneto banca.

Col consenso di tutti.

Qualcuno gli avrà ben chiesto di farlo.

In questa difficile congiuntura la ricerca delle responsabilità di quel che accade sbaglia sovente bersaglio.

Ricordo che Nenni, in un’epoca in cui gli Stati nazionali contavano ancora, le frontiere erano chiuse e le multinazionali meno ingombranti, arrivando nella agognata stanza dei bottoni governativa, lamentò di averla trovata vuota.

Maria Elena sta al “potere”, quello cui allude Ceronetti, quello vero che muove i fili del mondo, come io a Brad Pitt.

Non sono quelli come lei “la sua bocca parlante”.

Se comandasse davvero, Ghizzoni avrebbe detto si.

È forse De Bortoli non avrebbe scritto un libro.

Su questo nulla sostanziale che solleva, al più, una questione di opportunità, si é aperta una grottesca disputa.

L’on. Boschi é accusata di avere un padre, Renzi di proteggere la sua pupilla, il PD di essere il partito di Renzi e, tutti assieme di essere la causa della crisi delle banche e delle sofferenze dei risparmiatori.

Per pura cattiveria, suppongo.

É così che, mentre procede il rimborso agli obbligazionisti deciso dal Governo, nel pieno di un conflitto elettorale senza verità, si é insediata una Commissione di inchiesta parlamentare.

Che il PD ha chiesto per proteggersi dall’accusa di non volerla e i suoi avversari usano per montare un processo politico.

Una trappola per topi, una delle tante in cui l’astutissimo segretario PD é caduto lungo la road map che aveva disegnato per vincere le elezioni.

Dalla quale cerca di uscire esagerando, come é suo costume.

Accertare se Banca d’Italia non é stata all’altezza del compito è giusto ma quale addebito si può muovere a Draghi per aver detto, nel mezzo della tempesta, “il sistema ha capacità di resistenza e di reazione”?

Voi cosa avreste detto al suo posto: si salvi chi può?

È tutto troppo gridato, esasperato, distorto per servire a qualcosa.

Non si discute per migliorare ma per speculare.

Passi per gli altri.

Ma non per la sinistra, pardon le sinistre.

Ognuna delle quali rivendica una superiore sensibilità sociale e civile.

Sconcerta ascoltare da dirigenti di Liberi e Uguali le stesse parole di Tremonti.

Che difende il suo operato eccependo che la vigilanza la doveva fare Banca d’Italia, ma poi sostiene che adesso, invece, la colpa é del Governo.

“Renzi doveva rendersi conto di ciò che non funzionava”, accusa l’on. Stumpo.

Siamo sempre lì.

Quel che era vecchio resta vecchio e quel che sembrava nuovo é già invecchiato.

La saggezza ha il volto angosciato del celebre dipinto di Munch.

Guido Tampieri

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