lunedì 4 dicembre 2017

Quei cari ragazzi che suicidarono la sinistra

di Guido Tampieri

La banalità del male può essere sempre contrastata, non è un destino cieco.

È il valore dell’azione umana individuale, della responsabilità soggettiva, il fondamento della politica che muove le cose.

Hannah Arendt


Non l’hanno contrastata.

La banalità del male.

Le hanno steso un tappeto davanti.

Affinché possa prendersi l’Italia senza fatica.

Uno doveva smacchiare il giaguaro, l’altro cambiare il verso, tutti sapevano ben loro cosa fare, Renzi e Bersani, Giachetti e D’Alema, Orfini e Sparanza.

Ed eccoci qua: chi sceglieresti fra Berlusconi e Di Maio?

Ben scavato vecchie talpe!

Ci aspetta un duro inverno.

La strafottenza di Grillo, le fanfaluche di Berlusconi e tu lì che non ti capaciti che Achille cresca in un Paese assoggettato a una setta fanatica e alla peggior destra di governo d’Europa.

Poi sarà il buio.

Preferisci precipitare dal nono piano o dal decimo?

Che alternativa é?

Questo non é il male minore.

Io voglio vivere.

Berlusconi che argina il populismo fa morir dal ridere.

Il Cavaliere Riabilitato, che quando a demagogia non la cede a nessuno, non é in controllo di questa coalizione priva di un progetto e di una cultura.

Vent’anni fa c’erano, una leadership, un’idea di Paese e il tentativo di darsi una cultura per contrastare l’egemonia della sinistra.

Anche i protagonisti, si fatica a dirlo, erano meglio.

Bossi non andava a braccetto con i fascisti di tutta Europa e Fini cercava di inculcare qualche nozione liberale nella zucca dei camerati.

Vent’anni fa, dopo mani pulite e il crollo del muro, sotto la guida improbabile di Occhetto, ci stava di perdere col primo, inverificato Berlusconi.

Ma adesso, contro chi, contro cosa, perché perdiamo?

La mucca è nel corridoio, d’accordo, ma come ci é arrivata?

Trovare alibi é la specialità della casa.

Accuse, scuse, recriminazioni.


Che non servono a niente, non fanno fare un solo passo avanti alle cose.

Come il discorso di Renzi alla Leopolda, sicuramente di “sinistra”, a riprova che non é davvero quello il problema, e però sterile, perché volto a tracciare confini, a confermare nella fede chi non ha bisogno di dimostrazioni per credere.

Quando il problema è parlare a chi non ce l’ha.

Nessuna difficoltà, in politica, può diventare un alibi di impotenza.

La crisi mondiale della sinistra, mentre testimonia la difficoltà di governare la globalizzazione secondo criteri di giustizia sociale, ci priva di riferimenti preziosi, dell’apporto di un movimento internazionale o anche solo europeo, per affrontare alla scala appropriata problemi sottratti all’intervento di partiti nazionali.

Non sono così ingeneroso da non vedere, da non capire, da scambiare le cause per colpe, da pensare che sia facile quel che è difficile, da chiedere quel che non é possibile.

Ma voi ci mettete del vostro.

Le difficoltà, in questo caso, sono un’aggravante.

Perché dovreste suonare le campane a raccolta, mettere a tacere i contrasti personali, ricercare la collaborazione di tutte le persone decenti che vogliono un Paese migliore.

Questa é la colpa.

Imperdonabile.

Lo psicanalista renziano Recalcati propone una chiave di lettura professionale per addossare la responsabilità ai cari nemici.

Parla di elaborazione del lutto, di una cultura della sofferenza andata in crisi, molto altro non ho compreso.

Non si è accorto che ad avversare Renzi sono i giovani, che non votano PD, che hanno detto no al referendum.

Non certo per seguire D’Alema.

Temo che non ve la possiate cavare così.

Nuovo contro vecchio é un cliché abusato, una categoria temporale priva di contenuti.

Nuovo è solo l’ultimo arrivato, foss’anche il più retrivo dei conservatori.

Per Speranza vecchio è Renzi, che era nuovo appena ieri ma ha le dita scottate dal governo.

Il segretario MDP, a sua volta, é la maschera da giovane di D’Alema e Bersani, che non possono far dimenticare d’aver governato.

Già nuovi nuovi bussano alla porta: tanto basta, nessuno chiederà loro di essere bravi.

Dove porti tutto questo è meglio non sapere.

“L’accelerazione, l’ubriacatura di novità imposta alle anime ha come paralizzato la capacità di riflettere, incrosta tutti in una passività acritica tra sogno e coma. - scrive Guido Ceronetti- Non é qualcosa di soltanto fastidioso: è tenebra in movimento”.

Che va contrastata.

Con la cultura politica o, più propriamente, con la cultura.

Bisogna deporre le armi della grossolanità e della strumentalità.

Questa non é una contesa fra massimalisti e riformisti.

É Renzi che tende a forzare le compatibilità, da quelle europee a quelle di bilancio, mentre Bersani è stato il più convinto interprete delle liberalizzazioni.

D’Alema condusse un’aspra battaglia contro il conservatorismo sindacale che frenava, a suo dire, il Paese.

“Il signor Cofferati”, così apostrofava il segretario della CGIL.

Chissà se si ricorda.

I giovani non amano Renzi, ma l’art.18 é l’ultima delle loro preoccupazioni.

Non ci si può fermare qui.

Bisogna allargare l’orizzonte, scavare più a fondo.

Gli equilibri dell’occidente che la dialettica destra-sinistra ha creato nel secolo del welfare sono compromessi.

È un processo che sovverte i rapporti fra capitale e lavoro e investe le forme della democrazia.

Sbrogliare questa matassa é per tutti, tranne gli sciocchi, molto complicato.

Non é in crisi solo la sinistra ma anche la destra tradizionale, di matrice liberale e di ispirazione cristiano-conservatrice.

Sarà così finché non si creeranno nuove condizioni soddisfacenti per la maggioranza dei cittadini.

L’età dell’instabilità é appena cominciata.

In questa ricerca le persone di buona volontà dovrebbero essere dalla stessa parte.

State combattendo la guerra sbagliata.

Siamo tutti vecchi e inadeguati.

Il vero scandalo è appagarsi di sé credendo di non esserlo.

Guido Tampieri

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