sabato 2 dicembre 2017

Sbagliato puntare sui funzionari

Alla presidenza della Camera di Commercio

Il direttore della Confcommercio locale è stato proposto alla carica di presidente della Camera di commercio di Ravenna - Ferrara.


Nulla di personale sul candidato in questione, non fosse altro che dopo tanto tempo finalmente il timone dell’ente che associa tutte le imprese del territorio è affidato ad un esponente del commercio. 

Riguardo a tale nomina, tuttavia, restano moltissime perplessità poiché di norma i presidenti non andrebbero scelti fra i funzionari delle associazioni di categoria, ma più opportunamente dovrebbero essere individuati fra gli imprenditori dei vari comparti economici, perché proprio loro incarnano l’economia, la produzione e il lavoro. Ma ancora una volta, purtroppo, non è così. 

Oltretutto rimangono aperte le questioni che hanno reso possibile questa innaturale fusione fra Ravenna e Ferrara, nonostante, la netta contrarietà dei 29 sindaci della provincia di Forlì- Cesena che avrebbero auspicato un minimo di coerenza rispetto al percorso intrapreso dall’ ente ravennate.

Il naturale raggruppamento delle Camere di commercio corrispondenti all’esistente territorio dell’Area vasta, Ravenna, Forlì -Cesena e Rimini, avrebbe trovato una sua logica coerente rispetto a un modello geopolitico già delineato rispetto al quale appariva inopportuna l’aggiunta della provincia di Ferrara se si tiene conto, peraltro, delle varie esperienze consolidate basate, appunto, sull’accorpamento delle città romagnole.

Tale convinzione logica trova condivisione e si rafforza ulteriormente nel momento in cui le citate province, dando seguito alla legge regionale n.13 del 2015, hanno costituito un unico ambito territoriale che ricomprende quei territori provinciali per l’esercizio in forma associata delle varie funzioni in capo ai nuovi enti. 

Va considerato, inoltre, che già in ambito sanitario fu costituita l’Azienda sanitaria locale della Romagna, così allo stesso modo nel settore dei trasporti pubblici le funzioni riferite ai servizi di trasporto vanno in direzione di un’ azienda unica per la mobilità romagnola seguendo lo stesso percorso già intrapreso dall’azienda sanitaria. 

A questi va aggiunto, ancora, l’ambito delle risorse e dei servizi idrici gestiti da Romagna Acque, società che a sua volta gestisce per conto dei comuni e delle citate province le funzioni riferite, appunto, ai servizi idrici, per arrivare, poi, a forme già sperimentate da parte dei sindacati e da associazioni imprenditoriali, come, ad esempio, il sistema Confindustriale. 

In altre parole la Camera di Ravenna avrebbe dovuto vedere già indicata la strada per questo programma di riforme caratterizzata dalla costituzione di un’Area vasta romagnola già configurata che tende a raggruppare territori fra loro omogenei dal punto di vista storico, culturale e socio economico. 

D’altra parte è vero che il polo chimico accomuna i territori di Ravenna e Ferrara, ma vi sono moltissime altre ragioni squisitamente economiche legate principalmente al prodotto interno lordo e a una serie di attività peculiari e omogenee che insistono in ambito di Area vasta. Ragioni sufficienti per orientare la scelta in modo differente rispetto a quella voluta in particolare da Ravenna.

Gianfranco Spadoni
Consigliere “Civici” Provincia di Ravenna

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