sabato 9 dicembre 2017

Sinistri presagi

Di Guido Tampieri

Non hai saputo tenerti niente,
neanche un sorriso sincero,
avevi il mondo, il mondo intero
Fra le tue mani, mani bucate.


Sergio Endrigo


“Il Paese è inquieto ma questo non deve indurci ad offrirgli un colpevole, qualunque esso sia”.

L’ammonimento di Aldo Moro dovrebbe indurre a stemperare l’ostilità nei confronti di Renzi.

Additato come il male assoluto.

L’on.Brambilla dice che l’ex premier odia gli animali.

Altri l’accusano di proteggere gli stolker.

Che non ami i risparmiatori, i giovani, i pensionati e gli esseri umani in genere e cosa nota.

Gino Strada sostiene che l’Italia va denunciata alla Corte Europea per la violazione dei diritti umani dei profughi.

Non la Francia, che ha chiuso il valico a Ventimiglia, non la GranBretagna, che blocca il flusso a Calais, non l’Austria, la Polonia, l’Ungheria.

L’Italia.

Che ha salvato l’onore all’Europa grazie a governi progressisti che pagheranno presto il prezzo d’aver soccorso “troppi” sventurati.

I profughi ne trarranno certo giovamento.

Forse dovremmo ritrovare tutti la misura.

Guardatevi attorno, Weimar non sembra più così lontana.

Il segno più evidente del declino del principe fiorentino è che chiunque si sente autorizzato a colpirlo.

Accade anche fra gli animali, allorquando il capo branco mostra segni di indebolimento.

Non è passato molto tempo da quando dicevano che in Italia non c’era opposizione.

E in tanti accreditavano Renzi di virtù forse superiori al suo valore.

Così va il mondo.

Da quando ha perso la bussola della storia la sinistra liquida ogni stagione politica precedente, privandosi così quel tanto o quel poco che c’è in ogni esperienza: siamo passati dall’ossessione continuista alla paranoia discontinuista.

Che il segretario PD abbia calpestato ogni altra forma di vita politica non sembra un motivo sufficiente per ripagarlo della stessa moneta.

Due cose sbagliate non ne fanno una giusta.

Non c’è un colpevole solo dei nostri guai.


Non lo era Monti, al quale vanno riconosciuti anche meriti oltre agli errori, non certo Letta, venduto dai fratelli, come Giuseppe, e non lo è neppure Renzi, il cui impegno andrebbe valutato col rispetto che l’uomo fa di tutto a volte per non meritare.

Debito pubblico e disoccupazione vengono da lontano, il mondo della scuola contrasta ogni riforma da trent’anni e la CGIL non sottoscrive un accordo dai giorni rimpianti di Ciampi(e Trentin).

A quel tempo Renzi non c’era.

C’erano invece l’Ilva di Taranto, la TAV, il Monte dei Paschi, i trasporti dei pendolari, le periferie abbandonate, le pensioni basse.

E c’era anche una sinistra, quella di Vendola e Boldrini, in contrasto con Bersani.

Anche l’articolo 18 c’era ancora.

Fecero cadere Prodi sostenendo che era uguale a Berlusconi.


Ho difeso D’Alema dai manganellatori renziani, non posso tacere la dismisura critica verso Renzi.

L’accusa al PD di non aver arginato i rigurgiti fascisti segna sgradevolmente l’inizio di una campagna elettorale fratricida.

Vi toglierete la prima pelle.

Non ci sarà “un solo voto utile”, come dice quel brav’uomo di Grasso, ma una contesa inutile che renderà nemiche persone che non lo sono e alimenterà la disaffezione.

Già non siete affascinanti, rappresentare le cose più brutte di come sono non gioverà all’immagine della famiglia.

L’Italia soffre più delle riforme non fatte che di quelle fatte, sulle quali si concentrano le critiche.

In economia altri avrebbero magari operato meglio.

O forse no, di bravi in giro non ce n’è poi tanti.

Certo, quell’1,6% non è un miracolo economico

Ma è tuttavia qualcosa.

Che ti fa dire eppur si muove.

Che incoraggia la speranza.

E dovrebbe essere apprezzato da tutti.

Libero poi ciascuno di pensare che servisse una maggior coerenza.

Come credo anch’io, valutando l’insieme dei provvedimenti.

Alcuni buoni, altri meno.

Bisognosi, comunque, di tempi di verifica appropriati.

Un giudizio più preciso sol Jobs Act s potrà dare a fine anno, quando le imprese decideranno se confermare i lavoratori assunti con le agevolazioni.

Dipenderà molto dagli andamenti economici.

L’importanza del Jobs Act, nel bene e nel male, é stata esagerata.

Non sono le leggi che danno l’occupazione.

Il lavoro c’è se si produce ricchezza e, a volte, in presenza di grandi processi di automazione, non basta neppure questo.

Poi c’è la produttività delle imprese, la competitività del sistema.

Le norme sul mercato del lavoro possono migliorare quel che c’è, non inventarsi una struttura produttiva che non c’è.

Per questo servono altre cose e un po’ di tempo.

La presenza in Parlamento di Bersani, D’Alema, Errani, all’opposizione di un governo, questo sì, nemico, potrà forse soddisfare le loro aspirazioni ma non questa primaria necessità dell’Italia.

Se sbaglio farò pubblica ammenda.

Corbin non ha lasciato il Labour per farsi un proprio partito.

Nemmeno con Blair.

Ad ogni buon conto oggi c’è un milione di posti di lavoro in più.

Se non è la prova dell’efficacia del Jobs Act è però il sintomo di una ripres(in)a.

Che anche il più fiero avversatore di Renzi potrebbe riconoscere senza perdersi l’anima.

Se mai la colpa è aver propagandato il Jobs Act come strumento per contenere la precarietà.

Quando non poteva esserlo.

Perché questo é il modo di organizzarsi dell’economia globalizzata.

Da trent’anni.

Sostenere che va arginata è giusto.

Dire come é difficile.

E infatti nessuno lo fa.

Intanto che ci pensiamo dovremmo cercare di dare dignità anche al lavoro non stabile.

Sarebbe bello che il mio sindacato riempisse le piazze di giovani per questo.

Difficile credere che una sinistra divisa e perdente possa fare ciò che non é riuscito alla sinistra unita.

Non c’è niente di cui inorgoglirsi, niente di storico, di epico, di tragico in questa separazione che si consuma attorno all’opera, le idee, i modi discutibili di un uomo.

Come può la sinistra rinchiudere la sua storia, la sua cultura, i suoi sogni dentro questa surreale prigione mentre un mondo dominato dall’ideologia della disuguaglianza ne reclama la presenza forte e generosa?

Senza che avvertiate il peso della vostra drammatica inadeguatezza.

Guido Tampieri

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