martedì 9 gennaio 2018

E’ del pittore Gino Croari il cavallino della Ferrari

Lo "scoop" di Mauro Antonellini





Le origini del cavallino rampante utilizzato dalla casa automobilistica Ferrari sono note da quando Enzo Ferrari nel 1962 diede alle stampe le sue memorie dal titolo “Le mie gioie terribili”. 


In esse racconta quando, vincitore nel 1923 del primo circuito automobilistico del Savio che si disputava a Classe (Ravenna), conobbe Enrico Baracca padre dell’eroe. 

Successivamente conobbe anche la madre contessa Paolina e Ferrari racconta che un giorno la nobildonna gli consegnò una foto raffigurante il figlio Francesco accanto all’aereo col cavallino rampante dicendogli: “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo, Le porterà fortuna”. 

Non conosciamo però la data di quel gesto. In quegli anni Ferrari era pilota delle Alfa Romeo e quindi non avrebbe potuto mettere “sulle sue macchine” il cavallino. Solo nel 1929 costituì la Scuderia Ferrari per la gestione sportiva delle auto Alfa Romeo e solo il 9 luglio 1932, alla 24 Ore di Spa, per la prima volta le Alfa Romeo della Scuderia Ferrari esibirono il simbolo del cavallino rampante.

Il cavallino, inserito nello scudetto col fondo giallo, colore di Modena, e la sigla S.F. (Scuderia Ferrari), non era esattamente quello di Francesco Baracca; la grafica era diversa e soprattutto il cavallino aveva la coda rivolta verso l’alto. Su questa particolarità sono nate la ipotesi più svariate. Ancora oggi c’è chi dice che il cavallino sia mutuato da un aviatore tedesco di Stoccarda abbattuto da Baracca e da qui l’abbinamento al cavallino della Porsche. Oppure che la coda alta avesse caratteristiche più virili o altre stupidaggini del genere. Insomma una serie di quelle che oggi chiamiamo fake news.

Ma torniamo indietro nel tempo. L’8 giugno del 1927 Enzo Ferrari con un bigliettino si congratulò con Enrico Baracca per la sua nomina a Conte appena avvenuta. Il simbolo araldico del conte Enrico rappresentato in campo argento e sormontato da tre stelle in campo azzurro era rappresentato da un cavallino rampante nero ovviamente con la coda bassa nello stile di quello dell’eroe. 

Il rapporto tra Enzo Ferrari, divenuto anche rappresentate commerciale dell’Alfa Romeo per l’Emilia-Romagna, e il conte Enrico Baracca cliente affezionato di auto Alfa Romeo si rafforzò notevolmente in quegli anni. Nel 1930 fu pubblicato un opuscolo in occasione della inaugurazione del sacello dell’eroe a Nervesa della Battaglia dal titolo “Per Francesco Baracca sul Montello”. Sulla copertina era rappresentato a tutto campo lo stemma araldico di Enrico Baracca disegnato dal pittore lughese Gino Croari, come è evidente dalla firma ben leggibile.

Croari nella sua libertà d’artista aveva disegnato il cavallino del suo concittadino variandone lo stile e rappresentandolo con la coda rivolta verso l’alto. Quel cavallino è identico a quello della Ferrari: stessa grafica, coda alta, stesso scudetto. Le tre stelle nella banda sovrastante sono state sostituite dal tricolore italiano. E’ facile quindi immaginare che Enzo Ferrari, volendo realizzare l’auspicio della contessa, nel momento di definire il simbolo della sua scuderia, abbia tratto ispirazione dal cavallino di Gino Croari.

Mauro Antonellini

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