martedì 16 gennaio 2018

Il futuro sperato

Di Guido Tampieri

La virtù non ha padroni.
Quanto più ciascuno la onora, tanto più ne avrà; quanto meno l’onora, tanto meno ne avrà.
Platone


“Non ti sembra che sia naturale - si chiede Platone nel Mito della caverna - che gente ignorante e senza alcuna esperienza della verità non potrebbe mai amministrare decentemente uno Stato?”

Vien da rispondere di sì.

Voi che ne dite?

Forse che la Juventus affiderebbe la guida della squadra al primo che passa di lì strillando “solo io posso vincere la Champions League”.

Senza accertarsi che capisca di calcio, che abbia le qualità per compiere l’impresa.

Anche i tifosi si ribellerebbero all’idea, sono passionali ma non fessi.

Non parliamo poi delle questioni private, come costruirsi la casa o farsi operare.

La nostra ricerca sarà scrupolosa, il prestigio dell’ingegnere e del chirurgo avranno certo un peso rilevante nella scelta.

Accade solo in politica che il criterio venga capovolto, che ad essere apprezzato sia chi ha un curriculum vuoto.

Nemmeno il risentimento verso i vecchi politici basta a spiegare.

Churchill diventò Premier a 66 anni, era già stato ministro delle finanze nel ‘29, al tempo della crisi, gli inglesi sapevano cosa stavano facendo quando gli affidarono il loro destino, e il nostro.

Il Sindaco Appendino, viceversa, appena insediata era già al primo posto nel gradimento popolare.

Avreste cercato vanamente un atto, un gesto, qualcosa che accreditasse una così alta considerazione.

Dopo un anno è uscita dalla hit parade.

Magari non ha nemmeno amministrato così male.

Ha amministrato.

È tanto basta oggigiorno per abbassare il rating.

Probabilmente il suo valore era sovrastimato.

Forse é il fascino dell’indefinito che, scrive Leopardi, si attenua via via che i contorni delle cose si precisano.

Resta lo sconcerto per criteri di giudizio così precari.

Si parla tanto di società del merito....che merito è non aver fatto niente?


In chiave di governo questo metro di valutazione può rivelarsi imprudente, pericoloso perfino.

Tanto più se si applica all’ingrosso, e un personale politico scadente viene promosso in blocco per il solo fatto che prima non c’era.

Anche se in realtà c’è da diversi anni.

E cose ne ha dette, e fatte.

Senza migliorare la qualità della politica.

Né la propria, che resta scadente, né quella degli altri.

Le Istituzioni sono diventate la sede di un selvaggio scontro a somma zero.

Se hai in mano solo un martello pianti chiodi.

E questo ha fatto la politica, quella “nuova” più ancora dell’altra: ha piantato chiodi ai polsi di una democrazia in croce.

Il sociologo De Masi sostiene che la nostra avversione per i grillini é pregiudiziale, che dovremmo provarli.

Come dire che le riserve su Trump erano preconcette.

O che per sapere se il fuoco brucia bisogna gettarsi fra le fiamme.

Forse si possono capire le cose anche a distanza di sicurezza.

Tutti abbiamo dei pregiudizi, ma poi guardiamo e ascoltiamo, colleghiamo e interpretiamo, ci facciamo un’opinione.

Ed e su questa base, in genere, che prendiamo le decisioni.

Come quella di contrastare la resistibile ascesa dei seguaci di Grillo.

Se il M5S finora non ha governato è perché i cittadini non hanno voluto.

Ancor oggi la setta pentastellata é apprezzata da 1 italiano su 5.

Forse basta per essere il primo partito alla corsa dei gamberi ma é un po’ poco per gettare sul piatto la spada come Brenno.

Per dire noi soli capiamo, noi soli possiamo, noi soli possediamo la virtù.

E gli altri 4?

A volte mi chiedo cosa pensino davvero di chi non è dei loro.

Quel che dicono lo fa intendere, ma non é tutto.

Capisci che si trattengono, sanno che c’è un limite che conviene non superare.

La loro marcia di avvicinamento al potere é lastricata di calcoli ipocriti, coperti sotto una coltre mimetica sempre più spessa.

Fateci caso.

Non c’è una sola questione scomoda, di quelle che separano gli interessi, evidenziano le contraddizioni, nelle quali valori, principi e comportamenti si contrappongono, su cui prendano posizione.

E chiedetevi se questo é un comportamento onesto.

Dicono di rappresentare un argine all’estremismo ma ci sono troppe falle da cui entra fiumana torbida.

“Servo delle multinazionali” l’espressione con cui i grillini apostrofano spesso il PD, é la stessa usata dalle BR in occasione degli attentati a Moro e alle altre vittime della loro isteria ideologica.

“Siamo fuori e contro il potere, fuori dalla sindacatocrazia, dai privilegi di casta”,sembra un comunicato di Di Battista o di Salvini ed é invece la concezione squisitamente fascista che Almirante aveva della democrazia rappresentativa.

Ho ancora il ricordo delle nostre mamme che facevano il bucato con olio di gomito, acqua e cenere.

Quel profumo di pulito lo riconoscerei tra mille.

Dite di essere il nuovo ma non ne avete la fragranza.

Beppe Grillo non mi é mai piaciuto.

Non pensò neppure che Davide Casaleggio, riposi in pace, sia stato un precursore.

Di cosa poi?

Dal suo laboratorio sono usciti solo replicanti e vecchie rimasticature demagogiche condite in salsa informatica.

Epperò sono andato a Cesena ad una delle loro prime adunate.

Per capire se poteva venirne un contributo a sbloccare questo Paese per vecchi, dove i partiti hanno escluso dalla politica due generazioni, isterilito il confronto, scambiato la politica con l’occupazione del potere.

Prevedere la nascita di un movimento che reagisse a quella situazione non era difficile.

Lo si sarebbe potuto evitare solo se non si fosse scambiata ogni critica per anti politica.

Non é accaduto.

Alla crescita dei grillini “il PD non ancora di Renzi” ha fornito argomenti e truppe.

E oggi, in altra veste partitica, li aiuta ancora aprendosi a una possibile collaborazione.

“Per non dar loro un alibi” , come dice Bersani, gli concede ben di più : il credito per formare un governo, la tessera mancante.

Si fa davvero fatica a capire.

Europa, immigrazione, tasse, Farange, ora anche la violazione dell’articolo 66 della Costituzione sul vincolo di mandato.

Una concezione democratica da partito unico, un pensiero unico, opportunista, populista, un pò meno a sinistra del PD.

Cosa c’è da accertare?

Se rischiaste di vostro non obbietterei.

Ma rischiate del nostro.

Non ditemi che è un passaggio ordinario.

Sui pericoli di un’affermazione di questa destra illiberale siamo tutti d’accordo.

Ma una vittoria dei grillini non può essere banalizzata.

La questione non è l’inesperienza.

Di Maio e i suoi fratelli non sono solo inesperti, sono inadeguati.

Nei loro pensieri c’è rabbia, intolleranza ma poca verità.

Possono anche vincere, forse accadrà , ma non ditemi che sono loro il futuro sperato.






Guido Tampieri

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