mercoledì 24 gennaio 2018

L’esistenza inquieta del pianeta β

Di Guido Tampieri

Inutile spiegare quel che ciascuno deve capire da solo.

Paul Gauguin


Nn c’è da sorprendersi del mancato accordo in Lombardia.

Il peggio deve ancora venire.

Di qui alle elezioni.

E dopo, se andranno come temo.

Non date retta a quel che dicono: la divisione a sinistra non fa danni, sono elettorati diversi, e via minimizzando.

È solo ipocrisia.

Intanto un po’ di voti al PD gli scissionisti li hanno già tolti, sono i loro, dicono anche che sono molti.

E altri ne cercano, naturalmente, invitando i compagni di ieri a lasciare un partito che, da quando non é più loro, pare essersi venduto l’anima.

Non è più la ditta, non è più la casa comune, non è più di sinistra.

Qualcuno, sempre per il bene del popolo, spera che non sia più e basta.

Così la sinistra rinascerà più forte e più bella che pria.

Se qualcuno mi spiega la differenza fra la conduzione della Regione Emilia Romagna di Errani, che gode di una reputazione di sinistra, e quella di Bonaccini, che é più renziano di Renzi, gli sarò grato per l’eternità.

Spero che nessuno dei due si dispiaccia dell’accostamento.

In questa vicenda é chiaro solo che è tutto oscuro.

Con quei voti il PD, malgrado tutto, potrebbe essere ancora il primo partito del Paese.

Al quale Mattarella affiderà l’incarico di formare un Governo.

Allorché si raffrontano fanciullescamente i consensi raccolti da Bersani cinque anni fa con quelli che potrebbe ottenere Renzi oggi ( mi ha sempre colpito questa appropriazione personale di voti che in verità sono nostri, uno é anche mio) , ci si dovrebbe ricordare che nel 2013 chi criticava il gruppo dirigente non gli fece tuttavia mancare il sostegno e certo non lo elesse a bersaglio.

Quando si divorzia non è necessario farsi del male.

Si sa come vanno queste cose, una parola tira l’altra, un’accusa provoca un risentimento, in un crescendo di inimicizia che prende la mano e finisce per contagiare anche i migliori, dell’una e dell’altra parte.

Sta già accadendo.


Diventa essenziale l’autocontrollo dei capi e il controllo dei loro cagnacci eccitati dall’odore del sangue.

La politica é come la fiumana, quando ingrossa trascina a valle tutto quello che incontra, la serenità dei rapporti per prima.

Se la generosità non mette argini agli egoismi nei territori della sinistra italiana non crescerà più l’erba.

La nobiltà degli ideali altruisti non ci protegge dai personalismi.

La seduzione del potere fa il resto.

C’ero, sapete, quando la nave del PD salpò.


Fu una gran festa, bella gente, entusiasta.

C’era anche la bottiglia di spumante, la madrina, i padrini, un po’ troppi forse.

Lo scafo non era proprio nuovo di zecca, un pezzo preso di qua, un altro di là, ma dava l’idea di poter tenere il mare.

Sulla meta non c’erano dubbi, dovevamo traghettare la nostra fragile democrazia su sponde più accoglienti.

In plancia gli ufficiali discutevano animatamente ma si respirava un’aria di discordante concordia, niente faceva pensare che sarebbero insorti contrasti sanguinosi, che la contesa per il comando sarebbe sfociata in soprusi e ammutinamenti.

Quanto all’equipaggio, beh, quello remava, come ha sempre fatto, rispettando le consegne, fino a nuovo ordine.

Nessuno dubitava del successo dell’impresa.

Tutti sembravano sereni.

Ma appena il mare ha cominciato ad ingrossare, sospinto dai venti della globalizzazione, sono cominciati i guai.

Chi voleva andare di qua, chi di là, ognuno era convinto di conoscere lui solo la rotta.

Così la nave ha preso a girovagare e la fiducia a vacillare.

Molti se ne sono andati.

Chi é rimasto a bordo é diventato insofferente, come i marinai di Cristoforo Colombo: navighiamo, navighiamo ma la terra non si vede.

Siamo arrivati ma non siamo arrivati, aveva annunciato il comandante, sollevando comprensibile sgomento, e i più pensarono che per raggiungere la meta era meglio affidarsi ad un condottiero più vigoroso.

Costi quel che costi, che solo questo conta, non c’è più niente da discutere, saprà ben lui cosa fare.

E cose ne ha fatte, di buone e di cattive, di coraggiose e di scoraggianti.

Compreso il giro della chiglia inferto ai suoi predecessori.

Un pubblico dileggio di uomini e di storie, anche degne, sgradevole e inutile.

In cui ha mostrato la parte di sè che era meglio lasciare in ombra, tutti ne abbiamo una.

“Come uomo é intelligente- scrive Dostoevskij in Delitto e castigo- ma per agire intelligentemente la sola intelligenza non basta”.

Il passato non si lascia dimenticare, ci raggiunge sempre.

E presenta il conto.

C’è sempre un altro modo per fare le cose.

Tra successi e tormenti il PD è giunto dov’é.

Con una memoria di sè offuscata.

Con un’identità ancora indefinita.

Il comandante non é più quello, gli ufficiali nemmeno.

Per non parlare dell’equipaggio, in gran parte lo stesso eppure così diverso.

Convinti di essere sul pianeta Alfa, ci siamo ritrovati sul pianeta Beta .

Dire che il PD non è di sinistra é una falsificazione ideologica, se non altro per una comparazione degli opposti.

Sostenere che va bene così é un autoinganno e una resa.

Il messaggio dei ceti popolari é chiaro: non siete arrivati dove noi vi aspettiamo.

Sarebbe necessario riflettere a fondo, ma lungo il viaggio abbiamo perso l’abitudine a farlo, e la voglia.

Parlare si parlava, é che non ci si ascoltava.

C’è sempre un quando e un come che dividono ma ancor prima c’è lo spirito con cui si discute del quando e del come.

É così che funziona una comunità di persone che rinnova ogni giorno un patto di fiducia liberamente contratto.

Si sta assieme, in un partito o in una coalizione, non perché si é d’accordo su tutto ma perché ci si rispetta.

Chi ha vinto e chi ha perso ieri é già il passato, c’è un futuro da costruire.

L’apertura al confronto é il solo modo per non ritrovarsi soli.

Che, d’altro canto, é l’unico modo per fare qualcosa di buono per la comunità.

Renzi a Milano ha esortato per la milionesima volta a porre fine alle discussioni interne.

A chi si rivolgesse non si sa, visto che i dissidenti se ne sono andati quasi tutti.

Mentre Bersani, a chi gli chiedeva se avrebbe raccolto l’invito di Gori ad un confronto sulle cose da fare, ha risposto con le parole che non avresti mai voluto sentire: “É tardi”.

É tardi? Per andare a cena, forse, per il cinema.

Non è mai tardi per parlarsi, nemmeno nel corso di una guerra.

É così che comincia la pace.

Fontana, quello della “razza bianca”, valeva bene una messa.

Senza una diversa disposizione d’animo, che non deve arrivare fino all’amore ma almeno superare la barriera del rancore, il richiamo all’unità diventa un puro esercizio retorico.

Non ci sono i buoni e i cattivi e chi vuole il bene della sinistra e chi no, ma solo diversità che vanno messe a confronto.

Era così con D’Alema e Bersani, é così con Renzi.

Sarà così sempre se non cambia il nostro sguardo sugli altri.

Guido Tampieri

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