giovedì 4 gennaio 2018

Migranti e Rifugiati: Uomini e Donne in cerca di Pace

Riceviamo da Roberto Drei e pubblichiamo


Sui banchi del Consiglio comunale i consiglieri di Lugo hanno trovato una busta, a loro indirizzata, contenente il testo del messaggio per la “Celebrazione della 51° Giornata Mondiale della Pace 2018”, pronunciato in Vaticano dal pontefice, il 13 novembre 2017.


Il messaggio intitolato “Migranti e Rifugiati: Uomini e Donne in cerca di Pace”, è rivolto a tutti gli amministratori italiani; dai componenti il Governo, ai parlamentari, fino all’ultimo consigliere comunale e merita alcune considerazioni stante la portata “politica” e non solo “pastorale” che lo stesso riveste.

Due sono gli inviti formulati da papa Francesco.

Il primo è di natura pastorale ed attiene alla dottrina sociale della Chiesa.

Papa Francesco ci ricorda che nel mondo ci sono 250 milioni di migranti, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati e che “tutti gli elementi di cui dispone la comunità internazionale indicano che le migrazioni globali continueranno a segnare il nostro futuro”.

Preso atto che il fenomeno dei flussi migratori non va considerato come una emergenza temporalmente limitata, ma come una situazione destinato a continuare negli anni, la Chiesa chiede di affrontarlo facendo ricorso alla messa in campo di tutte le risorse possibili perché, dice Papa Bergoglio, “tutti facciamo parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa”.

Uno sforzo immane che non può però esimersi dal fare i conti con le politiche praticate dai singoli governi; politiche dove anche il processo di salvaguardia e tutela della specifica identità nazionale, non può essere ignorato.

Papa Francesco si rende conto di chiedere molto ai singoli governanti ed attenua il tiro in parte, affermando che praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, “nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, [per] permettere quell’inserimento”.

Quali siano i limiti consentiti non è spiegato, così come non si dice cosa si debba intendere per “bene comune rettamente inteso”; concetti tutti da declinare, anche a seconda del rapporto fra Chiesa e Stato che, in questo paese, non ha mai ubbidito ad una precisa distinzione dei ruoli.

Ma nel messaggio per la celebrazione della 31° giornata mondiale della pace, è contenuta anche una parte squisitamente politica che non può essere accettata se non leggendola come una invasione di campo, da coloro che sono alla guida della nostra nazione.

Dice Papa Francesco: “In molti Paesi di destinazione si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere della accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figlie e figli di Dio.

Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grandi preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano.”

Una concezione di accoglienza illimitata, senza se e senza ma che finisce per dettare valutazioni che invece spettano ai governanti di una nazione, cercando di forzarle per ottenere il proprio obiettivo.

Su questo ultimo punto bisogna fare alcune precisazioni perché, diversamente, si rischia di sposare tesi a prima vista affascinanti sotto il profilo sociale, ma la cui realizzazione se non programmata e basata su regole e precisi criteri, puo’ anche condurre un paese al collasso e ad una situazione di instabilità sociale.

Bisogna in primo luogo distinguere fra rifugiati riconosciuti come tali, ovvero quei 22 milioni e mezzo di individui che sono appena il 9% sul totale dei migranti (250 milioni) ed i migranti economici, quelli che, afferma Papa Francesco, migrano rincorrendo il “desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la “disperazione” di un futuro impossibile da costruire.”

Servono dunque politiche di accoglienza differenziate a seconda della tipologia dei migranti a cui si riferiscono.

Politiche che devono essere basate su una azione comune, accompagnate da costi quantificati preventivamente e di cui si deve fare carico, indistintamente, tutta la comunità internazionale, perché gli sforzi e dunque anche i costi non vadano a gravare in modo squilibrato fra i vari paesi.

Alla richiesta che molti avanzano per l’adozione di una politica della accoglienza, organizzata seriamente sulla base di precisi obiettivi anche numerici, e sull’esercizio dei necessari controlli nella gestione dei flussi di migranti che entrano nel nostro paese, non si può rispondere con accuse di xenofobia e razzismo, semmai va detto e fatto capire alla Chiesa ed al pontefice che è proprio dall’assenza di una gestione organizzata e controllata dell’accoglienza che possono nascere e crescere forme di protesta destinate a sfociare nel razzismo e nella xenofobia.


Roberto Drei


Siamo troppi, non possiamo accoglierli tutti, non c'è lavoro per tutti, non ci sono servizi per tutti.

Quando ne arrivano mille sorteggiamone mille tra noi "italiani" che abbiamo voluto nascere qui, mentre loro hanno voluto nascere là, andiamo su un barcone e facciamo il viaggio inverso.

Arrigo Antonellini

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