martedì 2 gennaio 2018

Te Deum di fine anno nella Messa vigiliare di Maria Madre di Dio

L'omelia del Vescovo Mons. Ghirielli

La conclusione dell’anno civile 2017 dipende molto dal modo in cui abbiamo trascorso la settimana di Natale.


Sentendoci richiamati in questo momento alla nostra concreta responsabilità, tracciamo un consuntivo come comunità ecclesiale e disponiamoci anche ad un esame di coscienza personale, entro lo poche ore che precedono il capodanno.

A partire dal Giubileo straordinario della Misericordia, siamo entrati maggiormente a contatto con i poveri, intesi nel senso più ampio, che abbraccia tutti i bisognosi di aiuto, materiale o morale. 

Abbiamo avvertito l’insufficienza di ogni atteggiamento paternalistico, frettoloso, pregiudiziale, aderendo alla proposta della Giornata mondiale dei poveri, istituita dal papa. Ma è soprattutto il Natale con le sue liturgie e il suo corredo di tradizioni popolari che ci ha avvicinato ai poveri. 

Mi riferisco non alla retorica della povertà di Betlemme, ma ai concreti gesti di attenzione a amore agli altri che abbiamo compiuto, facilitati e spronati dalle usanze natalizie. 

L’anno si chiude quindi con una consegna e con un conto aperto: abbiamo soprattutto l’occasione di imitare i santi, tra i quali nella nostra città emerge san Francesco di Assisi che, seguito da santa Chiara, ha percorso la via della povertà volontaria per diventare vero discepolo di Cristo, sempre più somigliante a lui.

In questo modo, entrambi con una impressionante compagnia di giovani, si sono realizzati in quanto persone ed hanno contribuito a riformare la società.

Nel 2017 sono caduti due anniversari significativi per la diocesi di Imola: il 450° anniversario dell’istituzione del seminario diocesano e il quarto centenario delle Rogazioni cittadine con l’immagine della Madonna del Piratello. 

Anche queste ricorrenze, diversamente sottolineate, si iscrivono nella celebrazione natalizia e in particolare nella venerazione della Santissima Madre di Dio. Infatti a Maria, proprio in quanto Madre di Dio, appartiene l’attitudine a proteggere efficacemente una comunità civica e a rendere il seminario la comunità più adatta tanto per la cura delle vocazioni sacerdotali quanto per la formazione degli altri ministri della Chiesa. 

Una diocesi povera di strutture formative sarebbe anemica e votata a rapida decadenza. In particolare, perderebbe quello slancio missionario che il Concilio Vaticano II ha impresso e papa Francesco sta riproponendo. 

In più, Imola perderebbe il Progetto Chiese Sorelle, che la lega alla diocesi di Santo André in Brasile; lo sviluppo del progetto infatti reclama un rinnovato impegno formativo, con un più deciso inserimento in esso dei giovani. 

Proprio perché l’età media della nostra popolazione, compresi i sacerdoti e le religiose, diventa sempre più alta, la generazione che si affaccia ora alla vita sociale va orientata verso il lavoro, ma senza ansia, con fiducia e magnanimità: è la generazione del dialogo tra le religioni e tra i popoli, della costruzione dei ponti e dell’abbattimento dei muri. 

È la generazione chiamata ad essere protagonista di un Sinodo dei vescovi, che traccerà nuove linee pastorali per la Chiesa universale. Lasciamo che si metta in gioco, riscoprendo la spiritualità, la sobrietà e la condivisione dopo l’ubriacatura del secolarismo, del consumismo e del benessere individuale.

La solennità della Madre di Dio, mentre chiude l’Ottava del Natale, apre il tempo della “gioia del Vangelo”, che comporta uno sguardo proiettato verso il futuro e non rivolto al passato: uno sguardo attento al nuovo che avanza e non troppo preoccupato del vecchio che si ritira. 

Cari fratelli e sorelle, cantiamo il Te Deum, non il De Profundis: ringraziamo veramente di cuore per i benefici ricevuti, sapendo discernere tra le nebbie del mattino l’alba di un nuovo giorno. Spendiamo le nostre migliori energie nell’opera formativa, piuttosto che perder tempo a lamentarci per le varie deficienze delle istituzioni sia civili che religiose.

Mons. Tommaso Ghirelli

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