sabato 10 febbraio 2018

A tutti i cittadini chiamati ad eleggere i loro rappresentanti

Dall'Ufficio Diocesano per la pastorale sociale e il lavoro  

Il 4 marzo 2018 gli italiani saranno chiamati a votare il nuovo parlamento, vari consigli regionali e molti sindaci. 


Non si tratta soltanto di scegliere delle persone attraverso la mediazione dei partiti, ma anche di perseguire con passione il bene comune, avendo in mente un progetto da confrontare con quelli degli altri. 

I mass media aiutano, per la loro parte, ma non sono sufficienti; c’è bisogno anche di altri luoghi di aggregazione, oltre ai partiti, per enucleare le idee, formulare le istanze, educarsi al dialogo. Entrano in gioco necessariamente le associazioni professionali e sindacali, quelle culturali e anche quelle religiose.

L’Ufficio Diocesano per la pastorale sociale e il lavoro offre alcune riflessioni nella speranza che servano a vivere con maggiore consapevolezza le responsabilità elettorali che ci attendono.

1. Pur nella evidente differenza tra il voto per le politiche nazionali e quello per le amministrazioni di alcuni dei Comuni della nostra Diocesi, è necessario ricordare, per ambedue le situazioni, quanto ha detto papa Francesco durante la sua recente visita a Cesena: «Non si può restare al balcone» (1 ottobre 2017).

La partecipazione al voto infatti testimonia la passione che ciascuno ha per il bene comune ed è particolarmente importante oggi, in un contesto dove si tende a mortificare l’espressione democratica a vantaggio dello slogan, dell’annuncio, del discredito dell’altro prima del dire “cosa voglio” e perché, o a quale linea culturale sono più vicino. Chi giustifica l’astensionismo col “tanto sono tutti uguali” abdica al proprio ruolo di cittadino e commette un’ingiustizia nei confronti di tanti donne e uomini impegnati proprio a partire dalle loro realtà locali. Nei Comuni infatti è possibile conoscersi e informarsi sulle persone e verificare la loro credibilità prima ancora di quanto afferma la bandiera sotto cui si collocano (diversi infatti sono gli indipendenti).

2. Con gratitudine ricordiamo le persone che già sono impegnate in tutti i consigli comunali dei nostri paesi. Apprezziamo anche l’impegno di quei cristiani che hanno fatto nascere gruppi, associazioni e partiti che contribuiscono politicamente al benessere dei nostri paesi e città e sono aperti ad accogliere tutti coloro che, pur non condividendo la scelta di fede, ne apprezzano lo stile e i contenuti.

L’area cristianamente ispirata, anche quando si trova in minoranza nella società secolarizzata non per questo rinuncia o si autocensura nell’affermare che la persona vale più delle cose, la famiglia è un nucleo di affetti e risorse da sostenere per il bene di tutta la società, i figli sono un patrimonio, la proprietà comporta una responsabilità sociale, le risorse devono essere redistribuite attraverso i servizi sociali, l’accoglienza e il sostegno del malato e del disabile sono un tratto della nostra cultura che allontana la solitudine e la disperazione, l’integrazione del migrante è una responsabilità non solo nazionale e europea ma anche personale e comunitaria. Sono punti intorno ai quali è giusto verificare i programmi.

3. Ci sembra importante sostenere - attraverso le preferenze - tre tipi di persone-candidate:

- persone competenti, che contribuiscano a rinnovare un sistema contro il rischio dell’autoreferenzialità. Chi ha esperienza e conclude il suo mandato civico-politico ricordi che i giovani hanno bisogno di lui, della sua esperienza e del suo suggerimento.

- persone libere e costruttive, non polemiche a priori, capaci di apprezzarsi a vicenda nelle diversità. L’aula del Consiglio comunale non può ridursi ad ospitare battibecchi e scontri, ma deve diventare ambito di ricerca del bene comune possibile, da non pregiudicare mai per questioni di parte. Nessuno ha tutta la verità: la maggioranza non sia arrogante e la minoranza porti le migliorie al progetto sul quale hanno vinto gli altri. Ci pare proponibile anche all’ambito politico istituzionale quanto san Paolo diceva alle litigiose comunità cristiane originarie: «Gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Rm.12,10). Ognuno porta in sé qualche spunto di verità, e a volte, nel ricercare esclusivamente il valore assoluto si corre il rischio di perdere l’opportunità di incamminarsi sulla strada che porta al bene comune. La convergenza prevalga sul conflitto, la quotidianità diventi più importante dell’idea (o dell’ideologia).

- persone capaci di verificare e rimodellare ogni idea nel confronto con la realtà e pronte ad avviare iniziative suscitando ampie collaborazioni più che a puntare all’occupazione dei posti. 

4. Le comunità cristiane (parrocchie, associazioni. movimenti) hanno l’opportunità di valorizzare le prossime elezioni per

- facilitare, al loro interno, il confronto con le persone impegnate in politica su problemi concreti, in modo da offrire loro il proprio contributo e nello stesso tempo imparare da loro a collocare i problemi dentro contesti più ampi e complessi. Sarà importante restare in rapporto con loro anche dopo le elezioni in modo che l’impegno per il bene comune non sia l’interesse di un momento, ma la passione che guida le scelte della vita ordinaria. L’Ufficio di pastorale sociale è disponibile per la preparazione degli incontri.

- approfondire le caratteristiche della buona politica e delle persone che si impegnano in politica utilizzando, per esempio, il discorso di papa Francesco a Cesena (1 ottobre 2017) oppure il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa.

- approfondire la valenza sociale e politica delle molteplici iniziative in campo educativo, caritativo, culturale, sportivo, sociale, del lavoro e del volontariato… Associazioni, circoli, cooperative e sindacati sono soggetti politici importanti, capaci di associare e di offrire indicazioni affinché gli amministratori possano armonizzare le aspirazioni dei singoli e della vita associata con quelle delle collettività.

A tutti un grazie per l’impegno che metteremo nel vivere con responsabilità le prossime elezioni cogliendo questa occasione per manifestare la cura e l’attenzione alle persone dei nostri paesi e della nostra Nazione.

Ufficio per la pastorale sociale e il lavoro della Diocesi di Imola

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