giovedì 1 febbraio 2018

Agenzia per i beni sequestrati alla criminalità organizzata

Riceviamo e pubblichiamo

Approvata a larga maggioranza la risoluzione del Consigliere Mirco Bagnari (PD) per l’apertura di una sede distaccata dell’Agenzia anche in Emilia-Romagna per procedure più snelle ed efficaci nella loro assegnazione in favore delle comunità.

Un’Agenzia abbastanza sconosciuta quella per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ma in realtà uno strumento di fondamentale importanza nella lotta al crimine organizzato, soprattutto nell’ottica di restituire i beni tolti alle mafie per reinserirli nel normale circuito economico-sociale. Fin dalla sua nascita le sedi dell’Agenzia erano previste solo a Roma e a Reggio Calabria, a testimonianza di come la struttura di tale Ente dovesse essere in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.

"Come abbiamo visto dalle notizie di cronaca che partono dal Processo Aemilia e che continuano a susseguirsi anche in questi giorni -afferma il Consigliere PD Mirco Bagnari- appare più che evidente che il territorio dell’Emilia-Romagna sia diventato zona di espansione privilegiata per il crimine organizzato.

A questi tentativi la gran parte della società emiliana si è opposta con forza e la Regione in primis, attraverso l’innovativo “Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili, si è mossa nell’ottica della lotta alla criminalità ma soprattutto per la corretta gestione dei beni confiscati affinchè non solo non tornino in possesso del malaffare, ma che addirittura possano diventare presidi di legalità e di economia legale".

Sulla base di queste considerazioni, Bagnari, nella risoluzione approvata, chiede alla Giunta regionale di attivarsi presso il Governo e il Parlamento per arrivare alla operatività di un distaccamento di tale Agenzia anche sul nostro territorio.

"La Risoluzione approvata -conclude Bagnari- non si limita solo all’apertura di un ufficio in più, ma richiede una specifica intesa tra Regione e Agenzia al fine di condividere strategie comuni nel monitoraggio e nell’utilizzo dei beni confiscati, anche attraverso la definizione di procedure più snelle ed efficaci per la loro assegnazione in favore delle comunità".
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