martedì 13 febbraio 2018

Dov'è finita la possibilità di acquisire un secondo parere medico

Riceviamo da Gianfranco Spadoni e pubblichiamo 

Nel corso del 2011 il direttore generale dell’ A.Usl di Ravenna, Tiziano Carradori,  dando applicazione concreta agli obiettivi contenuti nel Piano attuativo locale della sanità avviò la sperimentazione del cosiddetto secondo parere medico riservato a pazienti in condizioni particolari degenti in ospedale.

La proposta del secondo parere medico prendeva origine  in qualche modo dai principi ispiratori  contenuti in un collegato di una legge  Finanziaria con cui il legislatore  riscrivendo l’articolo 1 del Dlgs 502/ 1992, si poneva l’obiettivo di offrire ai cittadini servizi sempre più appropriati  mettendo al centro la tutela della  salute, la dignità della persona  e dei trattamenti.

Nel concreto, insomma, la persona che si trovava di fronte ad una diagnosi seria e complicata, oppure era costretta ad affrontare interventi chirurgici invasivi e molto rischiosi, o, ancora, doveva sottoporsi a pratiche farmacologiche di particolare rilievo, era verosimilmente colta da grande preoccupazione, scoraggiamento e fragilità. E proprio da questa situazione appariva di fondamentale  importanza il buon rapporto medico-paziente come elemento preponderante del successo terapeutico. 

Proprio per questa ragione fu sperimentato per un breve periodo il consulto specialistico gratuito a carico dell’ Azienda sanitaria, vale a dire una consultazione di uno specialista esterno dall’ospedale che ha in carico il paziente, per acquisire  una seconda opinione in caso di diagnosi complesse. Tale procedura, inoltre,  era in grado di assicurare a tutti i pazienti pari opportunità, specie per quelli che non potevano  ricorrere a visite a pagamento.

Quest’opportunità, infatti, rientra nei principi ispiratori dello stesso Servizio sanitario nazionale, la quale, come noto, mette in primo piano l’obiettivo  di assicurare  a tutti i cittadini indistintamente, il diritto alla salute mediante un forte sistema di garanzie. Un approccio teso a offrire pari dignità e medesime possibilità a prescindere dallo stato sociale e culturale di ogni singolo individuo.

Ma, purtroppo, di quella giusta sperimentazione  non si sa più nulla e tale tutela del diritto del malato in serie difficoltà pare sia stata sospesa se non addirittura soppressa.
Forse non sarebbe male reintrodurre questo diritto riservato alle persone in gravi difficoltà.                
Gianfranco Spadoni
candidato Camera “Civica Popolare” Lorenzin
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