venerdì 16 febbraio 2018

Giorno del Ricordo, meglio dei Ricordi

Riceviamo e pubblichiamo 
di Angelo Ravaglia

Cos’ha interrotto una pacifica e civile convivenza di quattrocento anni tra istriani, dalmati, sloveni e croati? Una risposta , né revisionista , né negazionista, dovrebbe essere una sola: il demone novecentesco del nazionalismo, in questo caso puramente fascista.

La conferma ce la offrono, oltre agli storici, due grandi scrittori : Il dalmata Enzo Bettiza, da poco scomparso ed  il triestino-sloveno Boris Pahor, candidato al Nobel e memoria vivente della Storia del Novecento.

In particolare Bettiza, liberale,nella autobiografia dal titolo esplicito Esilio,ricorda chiaramente l’arrivo dei fascisti a Spalato durante la seconda guerra mondiale : fece precipitare il clima di una pacifica convivenza secolare tra italiani e slavi.

Non di meno Boris Pahor ricorda nelle sue opere i vari episodi di persecuzione a Trieste cominciati con l’incendio della casa della cultura slovena da parte dei fascisti nel 1920 che diede il via alla italianizzazione forzata dell’Istria anticipando la pulizia etnica che sarebbe seguita dopo la fine della guerra a parti inverse.
Proprio da Trieste Mussolini lanciò le leggi razziali che non colpivano solo gli ebrei , ma anche gli slavi citati esplicitamente in un discorso in piazza Unità d’Italia come razza inferiore.

Gli orrori dell’occupazione italiana della Yugoslavia  ed i conseguenti crimini di guerra hanno questa genesi (vedi il famigerato lager all’isola di Rab).
Tutto questo, sia chiaro, non per giustificare la barbarie della foibe e la pulizia etnica di migliaia di  italiani equiparati tout court ai fascisti da parte dei titini, ma anche, vergognosamente, dalla nostra sinistra affetta da cinico strabismo.

Con il risultato  paradossale di lasciare il monopolio della difesa degli esuli ai neofascisti: proprio coloro che avevano creato le premesse per la loro cacciata.
Ieri il Movimento sociale e AN, oggi Casa Pound: vedi gli incidenti a Torino o, peggio, alcuni cori vergognosi evocanti le foibe che hanno inquinato la manifestazione contro il razzismo  di Macerata .

A settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, è tempo  di inquadrare storicamente e definitivamente la tragedia delle foibe, scorie radioattive di cui non abbiamo tuttora una memoria condivisa.
Anni fa una commissione mista di storici italiani e slavi, su impulso della Unione europea, al fine di elaborare una memoria condivisa ,elaborò uno studio che fu bloccato in seguito dalle nostre autorità.

Oggi, in un contesto  in cui sono membri della UE anche Slovenia e Croazia, i tempi sono più che maturi per evitare e perpetuare la negazione della storia: il futuro dell’Europa passa anche da qui.

Sorte simile hanno subito dopo la guerra  milioni di tedeschi che sono stati cacciati dall’attuale Polonia dove risiedevano oltre i  confini dell’Oder Neisse.
In sintesi, giusto celebrare unitariamente il dramma delle foibe per troppo tempo rimosso, come giorno del Ricordo, ma forse sarebbe più giusto definirlo giorno dei Ricordi.

Angelo Ravaglia
Info : 340.5919531
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