giovedì 15 febbraio 2018

La Sanità richiede di essere governata dalla Politica

Non da un'azienda


Le questioni di natura sanitaria dovrebbero interfacciarsi maggiormente con i consessi elettivi che rappresentano i cittadini.

Tale approccio non va a interferire sui temi organizzativi e gestionali di competenza esclusiva del direttore generale, ma si riferisce, piuttosto, alla funzione della politica esercitata attraverso la Conferenza socio sanitaria territoriale.

Perché è vero che il manager dell’azienda sanitaria della Romagna deve rispondere del suo operato in termini di raggiungimento degli obiettivi alla Regione e, quindi, può in qualche misura emarginare gli enti locali, ma è altrettanto vero che la legge ha introdotto una precisa forma di collegamento con i sindaci del territorio proprio per evitare gestioni autarchiche.

I sindaci, infatti, dovrebbero promuovere costanti dibattiti nei consigli comunali su temi così importanti, mentre generalmente si evita il confronto o al massimo sono limitati a rare occasioni, mortificando in questo modo la sede deputata a esprimere in modo trasversale la linea da indicare in sede di Conferenza sanitaria.

In altre parole quest’ultima non offre garanzie sufficienti in termini di confronto reale con i territori poiché, di fatto, i rappresentanti dei cittadini sono esclusi completamente dalla possibilità di concorrere alle scelte d’indirizzo.

In questo modo, oltretutto, sottraendo l’organo elettivo dalla possibilità di esercitare la sua prerogativa di svolgere precise funzioni di indirizzo.

La politica, dunque, deve riappropriarsi delle sue funzioni e la Conferenza socio sanitaria territoriale è chiamata a cambiare passo rinvigorendo la propria attività peculiare ma deve altresì tornare ad essere la sede naturale di confronto e di condivisione delle politiche sociali e sanitarie.

Oltretutto stiamo parlando dell’azienda unica della Romagna continuando a ragionare come fossimo tante realtà svincolate e incomunicabili tra loro.

Valga come esempio il progetto di realizzazione dell’ ospedale cesenate di Pievesestina sul quale dovrebbero esprimersi tutte le componenti politiche e istituzionali dell’area vasta romagnola e non solo quelle circoscritte a quel comune.

Ma si continua, invece, ad andare avanti con le consuete logiche di campanile e ciò snatura profondamente la filosofia alla base del concetto di area vasta romagna.

Le linee strategiche promosse dalla dirigenza Usl, dunque, richiederebbero di mantenere un più saldo radicamento con i territori e il loro coinvolgimento effettivo per conoscere e condividere i vari progetti in materia di sanità.

Gianfranco Spadoni
Consigliere provinciale “Civici” Ravenna



La nostra Costituzione democratica stabilisce che siano i cittadini e governare la loro roba, la Cosa Pubblica.

Gli stessi cittadini, con il loro voto, ne affidano la gestione agli Amministratori delle Istituzioni democratiche.

La sanità, la salute dei cittadini, è il primo dei beni pubblici, il più pubblico di tutti.

Un paio di incontri l'anno tra gli amministratori, che vi partecipano a nome dei cittadini che li hanno delegati, ed i tecnici dell'azienda è un'assurdità.

Ancora di più lo è una realtà nella quale i delegati da noi, ascoltano silenziosi le decisioni assunte dai tecnici che non producono bulloni ma che hanno a carico la salute delle persone; ancora di più lo è il voto bulgaro con cui si concludono gli stessi incontri.

Arrigo Antonellini

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