sabato 10 febbraio 2018

Vie di comunicazione e infrastrutture inadeguate e malmesse

Riceviamo da Gianfranco Spadoni e pubblichiamo

Purtroppo sono costretto nuovamente a intervenire sul quadro disastroso delle vie di comunicazione del nostro territorio ravennate.


A cominciare, ad esempio, dall’ Adriatica, e in particolare al tratto per arrivare a Cervia escludendo il segmento della variante di Savio, il quale mantiene tuttora le dimensioni originarie delle proprie carreggiate particolarmente strette e insicure. 

La situazione, inoltre è aggravata dal pericoloso incrocio a raso con la via Ravegnana per il quale si attende il lungo parto della rotonda, tuttavia la strada diretta a Forlì ha ancora caratteristiche di pericolosità e spazi ridotti per lo scorrimento dei veicoli, senza banchina ai lati della strada. 

Per non parlare, poi della Reale anch’essa strettissima riguardo la mole di traffico che porta quotidianamente e caratterizzata dall’attraversamento di molti centri urbani. Se poi affrontiamo un’altra questione legata alla viabilità riferendoci all’ E45 e alla Romea, sorgono altrettanti problemi sempre legati alla notevole pericolosità e a un elemento costante in tutti i segmenti viari presi in esame. 

Vale a dire la pavimentazione stradale con asfalti ormai distrutti dagli enormi crateri in superficie, di tanto in tanto, sottoposti a manutenzione con ricoperture e riporti posticci di materiale bituminoso. E’ anche il caso delle strade a servizio del porto ravennate: la semplice percorrenza di qualche breve tratto viario, è sufficiente per assicurare un intervento al veicolo da parte del carrozzaio o del gommista.

In generale si tratta, insomma, di una situazione pericolosa da una parte, ma dall’altra, assolutamente inadeguata per l’enorme carico di traffico veicolare costretto a percorrere arterie ridotte malissimo e sottoposte a una pessima manutenzione. Alla luce di questa situazione, ci si chiede, dunque, se l’alternativa potrebbe essere quella del sistema ferroviario. 

Anche su questo comparto vi sono note altrettanto dolenti perché il dramma di avere un solo binario non consente collegamenti rapidi con percorrenza in tempi certi con Faenza e Firenze, con Bologna, con Ferrara e Venezia o, ancora, con Rimini e il sud d’Italia. Avventurarsi in un viaggio partendo con un treno da Ravenna, diventa una scommessa se non addirittura un vero e proprio incubo.

I collegamenti, insomma, avrebbero dovuto rappresentare la vera priorità per lo sviluppo del turismo e del porto, per non parlare poi del settore culturale. Oltretutto alcune scelte imprescindibili potevano rappresentare una risposta per i pendolari costretti ancor oggi a un’iniqua via crucis. Con uno scenario di questo tipo, alla fine ci si chiede come sia possibile avere dubbi sull’investimento dell’ E45?!

Gianfranco Spadoni
candidato alla Camera “Civica Popolare” Lorenzin

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