mercoledì 7 marzo 2018

Così non va bene Matteo

Lettera a Matteo Renzi
di Arrigo Antonellini

Mi hai scritto, con grande piacere, per tutta campagna elettorale.

Non gliene frega niente a nessuno ma può essere utile, per dare forza a ciò che sto per dirti,  che sono uno dei renziani della prima ora, come si chiamano in politichese, entusiasta del tuo voler rottamare, per una Politica che non si fa per mestiere, per vanità personale (scontato non per rubare, avere e dare favori), ma per servizio al prossimo, il primo, più importante e più utile servizio al prossimo, la politica, staccando la spina dalla propria vita professione, per poi tornarci dopo un periodo breve, avendo dato tutto ciò che si è in grado di dare.

Non va, che dopo essere stato il capo ed esserti giustamente dimesso, parli come se tu lo fossi ancora, volendo ancora dare la linea, dettando il che fare ora.

"Il PD è coerente, non fa inciuci, non fa accordi con nessuno, perchè è questo che abbiamo promesso".

Problema di forma. Un allenatore dimissionario non decide più, non fa la squadra, la fa la direzione del partito.

Il contenuto. In campagna elettorale si lavora, si parla, si dice, per l'interesse del proprio partito.

Dopo la decisione del popolo, di tutti gli elettori, prioritario diventa per gli eletti, per i parlamentari, l'interesse di tutti, del Paese, tenendo conto del voto di tutti., del cosa ha deciso la maggioranza.

E tutti hanno votato per essere governati, su questo non ci sono dubbi.

Il nuovo Parlamento, tutto, ha ricevuto questo mandato, governare, tra l'altro espresso da una percentuale di votanti molto più alta di quella prevista.

E' necessario che i nostri parlamentari sentano questa responsabilità.

L'appello di chi è stato scelto da ben un italiano su tre, Di Maio, a confrontarsi sui problemi del Paese è corretto, a differenza di quello di Salvini "Noi siamo tanti, dateci qualche voto".

Tantissimi nostri elettori, "roba nostra", addirittura uno su cinque, Domenica hanno votato Di Maio, "Caro PD mi hai deluso, proviamo anche questi adesso".

La responsabilità politica di non aver fatto l'accordo con il M5S già cinque anni fa ce l'ha Bersani.

Sarebbe un suicidio politico per il Pd dire SI', offrire agli italiani un Governo? Eppure Matteo sei tu quello che ti incazzavi contro quelli che dicono sempre no.

Sei un pochino incazzato per dover lasciare? Te ne sei avuto a male per quello che ti ha detto Di Maio in campagna elettorale? 

La campagna elettorale è fatta per attaccare l'avversario, due pugili se ne dicono di tutti i colori prima, dopo la gara si abbracciano per il bene del pugilto, dello sport.

Ci vuole ben altro ora che il rancore, essersene avuti a male, ora l'interesse del nostro partito conta molto meno dell'interesse di tutti, del Paese, che deve evitare il casino di nuove elezioni, delle gravi conseguenze che ne deriverebbero per tutti, compreso quello dei nostri "pochi" elettori.

A proposito dei quali, se proprio volessimo fare solo i fatti nostri, come ci ripresenteremmo agli elettori, noi che saremmo gli unici responsabili di averli fatti rivotare, di averci fatto perdere tempo senza un governo, senza stabilità, di spendere il necessario per farlo, "Adesso dateci quei pochi voti che ci mancano per governare", come diceva Renzi una settimana fa?

Arrigo Antonellini

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