mercoledì 21 marzo 2018

Figli di Dio

La colpa non è mai nostra


Ascoltare Don Leo mentre parla ai bambini ha sempre per me il buon sapore di un tempo passato, perché mi porta ogni volta ad immaginare una grande famiglia, che, dopo una faticosa giornata trascorsa nei campi, si ritrova intorno al focolare ad ascoltare il più saggio mentre racconta storie affascinanti ai più piccoli. 

Ed intorno a quel fuoco, rappresentato dalle parole di Don Leo, si percepisce chiaramente tutta la solidità ed il calore umano esistenti nella famiglia, la famiglia di Dio. 

Ed anche oggi, in occasione della Santa Messa per la Festa di San Giuseppe, celebrata nella palestra dell’Istituto “san Giuseppe” di Lugo, alunni, insegnanti e genitori si sono lasciati scaldare da quel fuoco, simbolo di vita, di amore e di luce per la nostra comunità. 

Vi lascio allora alla lettura della sua Omelia.

Davide Solaroli


"Cari bambini, dovete sapere che, qualche tempo fa, un grande allenatore di pallavolo, Julio Velasco, raccontò questa storia.



Capita molto spesso nelle partite di volley che l’attaccante schiacci fuori perché la palla non è alzata bene. Qual è la sua reazione? Rivolgendosi al palleggiatore, gli dice: “Voglio la palla un po’ più alta e vicina alla rete”. 

Allora, accade che il palleggiatore si giri verso il ricevitore e gli dica: “Voglio la palla in alto e centrale. Perché se tu non ricevi bene e non mi dai la palla dove la voglio, io non posso essere preciso e non riesco quindi a darla come la vuole lo schiacciatore”. 

A quel punto, il ricevitore si gira indietro per cercare a chi scaricare la colpa, ma il ricevitore riceve direttamente la battuta avversaria e non può a sua volta scaricare la colpa sull’avversario dicendogli: “Batti la palla più facile, così io ricevo bene!”. 

E allora, non sapendo più chi incolpare, dà la colpa alla luce del riflettore che gli ha impedito di vedere bene la palla. Quindi, se la schiacciata finisce fuori, la colpa è dell’elettricista!


Qual è la morale della storia? A ognuno di noi capita ogni giorno, quando qualcosa ci va storto, di cercare di dare la colpa a qualcuno o a qualcos’altro. E quando non sappiamo più chi incolpare, ecco che diamo la colpa di tutto a Dio.

Anche San Giuseppe avrebbe potuto dare la colpa a Dio per ciò che gli era accaduto, anzi, nessuno più di Giuseppe avrebbe avuto il diritto di farlo! 

Pensate: Giuseppe sognava di avere una moglie, di avere una casa, di avere un lavoro e soprattutto di avere una famiglia tutta sua con dei figli tutti suoi. 

E, invece, un bel giorno, si sentì dire dalla sua futura moglie che era incinta e che, quello che portava in grembo, non era figlio suo, ma era il Figlio di Dio! 

Sentendosi tradito, avrebbe a quel punto potuto ripudiare pubblicamente quella donna, lasciando poi che venisse lapidata in piazza come prevedevano le leggi di quel tempo. 

Ma non lo fece. Perché comprese che lo scopo della sua vita non era quello di inseguire i propri sogni, ma quello di inseguire i sogni di un Altro, servendo il disegno che Dio aveva voluto per quel Bambino. 

Forse potrà sembrarci che Giuseppe fosse un poveretto, visto che, tra l’altro, nei Vangeli non troviamo mai che dica anche solo una parola: ma, in realtà, Giuseppe, con la sua scelta, ci dimostra di essere il più uomo tra gli uomini. 

Non solo accettò il disegno di Dio e di essere quindi padre di un Figlio non suo, ma crebbe quel Bambino da Dio! 

E allora, cari papà, vi auguro per questa vostra Festa che possiate ogni giorno guardare i vostri figli con lo stesso sguardo con cui Giuseppe guardava suo figlio, non dimenticando mai che quei vostri figli sono, prima di ogni cosa, figli di Dio. 

E per questi figli, non sperate che inseguano i vostri sogni, magari quegli stessi sogni che non siete riusciti a realizzare neppure per voi stessi. 

Sperate, piuttosto, che possano avverarsi il sogno e il disegno che Dio ha scritto per loro".


Don Leonardo Poli

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