giovedì 8 marzo 2018

Gli auguri per la festa della Donna

Un pinsir d chërta vidrêda 

Con questa poesia Lucia Baldini ha vinto il prestigioso concorso nazionale "Scrivile"



Un  concorso ideato dall'Associazione F. Fontana e dal Comune di Cervia, in collaborazione con le testate giornalistiche: Il Resto del Carlino, Corriere di Romagna e Cervia Notizie; si poteva partecipare con racconti, poesie in italiano, poesie in dialetto.

"Io ho mandato questa - dice Lucia-  pensando a quelle poveracce che ci telefonano già sapendo che disturbano, che non ricaveranno niente se non qualche fermo rifiuto quando va bene, non avendo trovato altra occupazione. Essere donna è anche questo.

Il bando chiedeva "un saluto, un pensiero positivo per una donna già nota o una fra le tante donne che non sa ancora di essere speciale...come te".

Non so se sia un pensiero positivo, anzi forse è amaro e malinconico, ma la giuria ha apprezzato".


Un pinsir d chërta vidrêda
Avreb sintim dì na bona parôla,
mo l’am va böna se riva un suspir,
al so d regalèa na brota fôla,
toti busei, patac, l’è e mi pinsir.

Mo la zeit la capess sobit, la ziga,
la mi vos seiza lus la va in te vënt,
d’scultêm inciou us tö la briga,
e par musica un’ufesa o un azidënt.

I mi pinsir iè d chërta vidrêda,
cios d’impurbieda cunfusiou,
tachëda ae telefan la giurnêda.

Aiò smess d zarchèa la dignitê,
an ò la fuarza d corar dri a un sogn,
ne c se quest un è piò un campê.

E call center l’è la mi parsou,
e alora a strec i deit, a strec i pogn,
a sei tanti, tröpi in sta situaziou.

E par toti avrebb cus aviess e bur,
che e sol e scanzless agli umiliaziou,
lasendli glupeadi sol d teit culur.

Un pensiero di carta vetrata

Vorrei sentirmi dire una buona parola, ma mi va bene se mi arriva un sospiro, so di regalare una pessima favola, tutte bugie, inesattezze, è il mio pensiero.

Ma la gente capisce subito, urla, la mia voce senza luce va nel vento, nessuno si preoccupa di ascoltarmi, e per musica un’offesa o un accidente.

I miei pensieri sono di carta vetrata, sporchi di confusione impolverata, attaccata al telefono per tutto il giorno.

Ho smesso di cercare la dignità, non ho la forza di inseguire un sogno, anche se questa non è più vita.

Il call center è la mia prigione, allora stringo i denti, stringo i pugni, siamo tante, troppe in questa situazione.

E per tutte vorrei che fuggisse il buio, che il sole cancellasse le umiliazioni, lasciandole avvolte solamente di tanti colori.


Lucia Baldini

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