sabato 10 marzo 2018

Patatrac

Di Guido Tampieri

E cosa hai visto figlio dagli occhi azzurri
Cosa hai visto caro figlio mio?
Ho visto un neonato circondato da lupi bianchi....
Ho visto un ramo nero con il sangue che gocciolava....
Ho visto diecimila che parlavano le cui lingue erano tutte spezzate
Ho visto fucili e spade affilate nelle mani dei fanciulli.
E una dura, dura, dura pioggia cadrà.

Bob Dylan


Se cercate un commento obiettivo volgete lo sguardo altrove.

Scrivere di questo disastro mi turba.

Un misto di rabbia impotente e di paura razionale.

Davanti a noi scorrono i titoli di coda di una stagione politica iniziata con la Repubblica ma il nostro stato d’animo non è quello con cui di solito, fra trepidazione e speranza, l’umanità saluta l’avvento di un’epoca nuova.

Avvertiamo tutti la precarietà del momento.

Quello che stiamo compiendo è un salto nel buio.

Adesso tutti diranno che se la gente li ha votati leghisti e grillini sono migliori di quel che pensiamo, ma non è così.

Su di loro non ci sbagliamo.

La folla scelse di mandare a morte il Nazareno( la storia a volte gioca coi nomi) e di salvare Barabba.

Il voto non è una garanzia.

È su di noi che ci siamo sbagliati.

Questa è la cronaca di una morte annunciata.

La vittima è gli assassini sono conosciuti da tempo.

Indeterminati erano solo i dettagli.

Resi noti la notte del 4 marzo 2018.


Una data che verrà segnata negli annali della storia come la Caporetto della sinistra italiana.

I complici siamo noi.

Che non abbiamo detto no quando dovevamo dirlo.

Che abbiamo preferito contarci quando era necessario confrontarci.

Che abbiamo inseguito dei capi mentre stavamo perdendo un popolo intero.

Se non cambieremo noi non cambieranno loro.

E arrabbiarci, astenerci, creare partiti inutili, confondere la frustrazione con la coerenza per abbracciare cause e formazioni che sono distanti dai nostri valori non servirà a nulla.


Chi coltiva idee di libertà, uguaglianza, fraternità deve riappropriarsi della politica, pretendere che siano degnamente rappresentate.

Combattendo l’opportunismo, il conformismo, l’ignoranza e quella voglia di padrone che Tacito chiamava libido servitii, così gratificante nei cani e così degradante fra gli uomini.

Renzi e lo sconfitto ma non ha perso da solo.

Gran parte del gruppo dirigente del PD lo ha accompagnato verso l’abisso spazzolandogli il ghiaccio davanti come nel curling.

Sull’avventura velleitaria di LeU meglio stendere un velo pietoso.

Sarebbe bello se questa volta tutti si prendessero la loro parte di responsabilità.

Deponendo la sicumera che li ha confusi al punto di alterare la percezione di sé nei confronti di una realtà che padroneggiano solo a parole.

Siamo di fronte a un serio problema di rappresentanza.

Negli organismi dei partiti e sui banchi del Parlamento siedono le persone che hanno causato la sconfitta.

Lo dico con rispettosa prudenza perché non ho alcuna soluzione immediata da prospettare ma dobbiamo sapere che questo personale politico non è in grado, nell’insieme, di interpretare i sentimenti e i bisogni di chi ancora guarda a sinistra e di guidare il cambiamento profondo di cui c’è bisogno.

Questa sconfitta da terribile qual’é diventerà tragica se non si coglie l’occasione per un ripensamento di ciò che siamo.

Adesso dobbiamo riflettere , dicono i maggiorenti.

Forse era il caso di farlo prima, di farlo sempre.

Il dialogo é stato uguale a quello che c’è fra un pesce rosso e la palla di vetro in cui vive.

La rigenerazione del pensiero politico che, con Morin, possiamo collocare al suo grado zero, suppone una riforma del pensiero stesso: obbiettivi, mezzi e noi con loro.

Mettendo da parte i calcoli e i giochetti.

Niente di meno di questo ci salverà.

Il PD rischia di morire e la sinistra di diventare marginale.

Come é già in tante parti del mondo.

Mentre c’è bisogno del suo sguardo solidale sulla storia.

La pace fra gli uomini e con la terra non può essere affidata solo alla appassionata evangelizzazione di Papa Francesco.

Di Maio celebra la fine delle ideologie ma è la più ideologica delle sciocchezze.

Per governare un Paese ci vuole un’idea del mondo.

Come per far (ri)vivere un partito ci vuole un’idea della vita.

Questa è la missione comune, oggi, di tutte le persone generosamente progressiste.

Quel che é accaduto e di facile interpretazione.

Quando Renzi era in sintonia col sentimento degli italiani, animati dalle stessa insofferenza per l’establishment che gonfia oggi le vele dei 5 stelle, i grillini sono stati fermati e la destra battuta.

Dopo l’esperienza di governo, che non ha dato quel che ci si aspettava ma nemmeno poteva dare quel che non c’era, via via che il feeling calava, nello spazio politico che si è creato sono cresciuti gli uni e gli altri.

Il resto l’ha fatto una campagna elettorale scriteriata nella quale, anziché rilanciare con progetti coraggiosi la propria credibilità, si è cercato di dimostrare che gli altri sono peggio.

Le accuse sulle disonestà grilline mi hanno fatto ricordare un’iscrizione all’ingresso del cimitero del mio paese: “Fummo come voi, sarete come noi”.

Sai la soddisfazione.

È andata come è andata.

Chi ama infierire lo faccia, spazio ce n’è a volontà.

Io, vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, la penso come Calenda: bisogna fare qualcosa.

Dimettersi era un obbligo.

Renzi l’ha fatto nel modo peggiore.

Come al solito.

Ma un governo coi grillini è follia.

Anche se, in questo caso, dicono, non si tratterebbe già più di inciucio ma di un nobile accordo nell’interesse del Paese.

Ma va.....

Ne riparliamo.

In questa società nella quale la percezione sovrasta la realtà abbiamo preso un abbaglio collettivo: a creare il disagio sociale sono stati i concomitanti fenomeni della crisi più grave del dopoguerra e dell’esplosione del sud del mondo e non i governi che hanno cercato di arginarne gli effetti.

Le promesse che gli elettori hanno premiato sono frutto di questa prospettiva ingannevole che fa coincidere il volere col potere.

“Timeo Danaos et dona ferentes” ammonisce i troiani Laocoonte per dissuaderli dal portare quello strano cavallo in città: ho paura dei greci sopratutto se portano doni.

Non abbiamo imparato niente.

Abbiamo creduto a Mussolini, a Berlusconi, perché non dovremmo portare dentro le mura il cavallo che ci dona Grillo?

Se non ci date lavoro dateci assistenza, é lo slogan storico dei disoccupati al sud.

Il problema é che se non crescono la ricchezza e il lavoro non ci sono più i margini per farlo.

Specie se sei sepolto nei debiti.

Fosse possibile lo farebbero tutti, visto che ci si vincono le elezioni.

Davanti a noi abbiamo la prospettiva di una pericolosa instabilità e di governi peggiori di questo.

Poi i dazi, l’euro, l’Europa divisa, i Dio sa cosa.

“Siamo tutti nelle mani di DiMaio” dicono a Pomigliano d’Arco.

Fossi in voi non mi sentirei così tranquillo.


Guido Tampieri

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3 commenti:

  1. Caro Sig. Tampieri non sono un letterato come lei, ma alcune cose le capisco. So, per esempio che quello che i Grillini dicono, in un certo senso era quello che diceva la sinistra di qualche anno fa: più attenzione sociale, essere vicino ai deboli, lotta alla corruzione, vera non finta, lotta all'evasione fiscale vera, non finta, lavoro, sanità per tutti e universale ecc. e lei come altri ci mette in guardia dal pericolo Grillino, e dal pericolo Renziano? Eppure i Grillini parlano alla gente comune di queste cose, allora bisogna averne paura? Allora di chi ci dobbiamo fidare? Di una sinistra che ha smarrito la propria strada? Non raccogliendo il grido di dolore che proveniva dalla sua gente? No signor Tampieri ogni tanto fa bene una piccola rivoluzione, specialmente quando e pacifica, e i Grillini, che forse non sono il massimo auspicato, oggi forse rappresentano il meglio che offre la "piazza." Buona giornata

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  2. Bravo Tampieri! Analisi perfetta. il salto nel buio grillino viene stupidamente sottovalutato, purtroppo. E i che fare per risollevarsi oggi e difficile e complesso!

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  3. https://www.internazionale.it/opinione/ida-dominijanni/2018/03/05/repubblica-post-ideologica

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