venerdì 30 marzo 2018

Stoccaggio San Potito e Cotignola, si vuole andare in sovrapressione

Riceviamo dal M5S

Come in ogni cosa anche per lo stoccaggio di gas San Potito e Cotignola i nodi sono venuti al pettine.



Difatti per l’’impianto, la cui non sostenibilità con un territorio sismico, a rischio liquefazione della sabbia, a forte subsidenza e con molte criticità idrogeologiche, denuncio da tempo, si è deciso di forzare le cose.

Era il 17 maggio 2016, quando a seguito di mia formale richiesta si tenne un incontro “ispettivo” consiliare, presso la centrale di stoccaggio di San Potito. 

In quella sede i tecnici di Edison ammisero che le pressioni di alcuni livelli presso il Cluster A di San Potito erano risultate prossime all’originaria e quindi maggiori del preventivato e si evidenziava un acquifero sotterraneo sottostimato nei primi rilievi, molto importante e capace di mettere in crisi il progetto di quella porzione di territorio. 

Insomma la capacità di stoccaggio del progetto iniziale rischiava di ridursi del 50% perché una importante risalita dell’acqua e le pressioni lo mettevano in crisi, obbligando gli stessi tecnici a sospendere quella parte di progetto in attesa di ulteriori verifiche. 

Anche il finanziamento della Banca Europea per gli Investimenti risultava sospeso con richiesta di proroga. Ed è proprio di questi giorni l’avviso, pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente, che Edison avrebbe inoltrato richiesta “assoggettabilità a VIA per l’esecuzione prove di iniezione nel giacimento BB1 di San Potito finalizzate all'ampliamento della capacità di stoccaggio”, cioè proprio il livello che si era rilevato compromesso. 

Nella pratica, la società Edison intende forzare andando in sovrappressione e iniettando con il 20% in più della pressione originaria per poter stoccare e tentare di recuperare la parte di progetto compromessa e quindi anche i propri introiti. 

Per questo motivo ho depositato interpellanza urgente presso il consiglio dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna per denunciare che secondo la letteratura scientifica i rischi sella sovrappressione sono connessi alla sismicità indotta perché le pressioni sono un fattore decisivo per l'innesco di eventuale sismicità indotta e che questa zona territoriale sembra essere una zona con sorgenti sismogenetiche superficiali a soli 2,5 km di profondità, in alcuni casi 2 km. 

Ergo, portare in sovrappressione lo stoccaggio significa mettere a rischio l’intero territorio, e non serve a nulla monitorare i microsismi, perché il sisma non è un fenomeno che fai tornare dietro con una manopola, una volta che ti accorgi che qualcosa nel sottosuolo si è fratturato puoi fermare le operazioni assurdamente rischiose che stai sperimentando, ma il terremoto non lo fermi e sappiamo bene come andò in Emilia. 

Per di più ho ricordato ai Sindaci dell’unione che proprio un Senatore del loro partito fece passare un emendamento alla legge “Bosetti e Gatti” in materia ambientale con cui venne stabilito che devono essere precluse le attività di stoccaggio di gas naturale in acquiferi profondi. 

Bene, San Potito ha avuto criticità idrauliche imponenti, quindi è da considerarsi uno stoccaggio in acquoso, ergo contro legge. 

Ho evidenziato ai Sindaci che il 5 maggio scade il termine per inviare osservazioni al ministero e opporsi agli esperimenti di ampliamento della capacità di stoccaggio per mezzo della sovrappressione, e che se non si muoveranno mi adopererò perché i cittadini sappiano che i Sindaci non si sono opposti a questo nuovo esperimento che tocca il nostro fragile territorio. 

Ma invito tutti i cittadini del territorio a presentare le osservazioni al Ministero (basta andare sul sito e guardare l’avviso attinente l’impianto), e a fondare comitati per prendere in mano la situazione e recuperare il controllo locale di quanto avviene su un territorio densamente popolato che deve essere tutelato.

Ilaria Ricci Picciloni
CONSIGLIERE CAPOGRUPPO DEL MOVIMENTO 5 STELLE 

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