venerdì 6 aprile 2018

Gli occhi di Baracca": Lugo nelle foto di Paolo Guerra dal '46 al '59

Madonna delle Stuoie
di Giacomo Casadio

Lo sviluppo del quartiere è stato fortemente ostacolato dalla ferrovia fin dal momento della sua costruzione nel 1861.


Interessante fu la questione legata al punto in cui la nuova ferrovia si sarebbe congiunta con la linea Bologna-Ancona. Furono avanzate diverse proposte: Imola, Castel Bolognese, Faenza. Faenza avrebbe escluso Lugo, con il suo importante mercato cittadino. Imola avrebbe incluso Lugo ma avrebbe comportato la realizzazione di due ponti sul fiume Santerno. La soluzione ottimale parve quindi Castel Bolognese.
La linea ferroviaria fu inaugurata il 23 agosto 1863.


Costruito nell'area dietro la ferrovia, il rione prende il nome da una piccola cappella votiva che esiste tuttora, costruita in una zona paludosa soggetta a periodiche inondazioni del Senio. Vi crescevano giunchi e canne palustri, che venivano usati per fare stuoie e che diedero il nome al luogo.

Nel 1969 nacque il nuovo quartiere, «Madonna delle Stuoie», che divenne il quarto quartiere di Lugo (dopo Cento, Brozzi e Ghetto).



Questi sono i primi abitanti del quartiere che nell’immediato dopoguerra era scarsamente popolato. In lontananza si vede l’alto edificio dell’acquedotto ricostruito dopo che i tedeschi l’avevano abbattuto prima di fuggire da Lugo all’arrivo degli Alleati.



La strada da cui inizia il quartiere è Via Piano Caricatore il cui nome deriva dal vecchio scalo merci e dallo scivolo che consentiva di caricare i materiali sui vagoni. Un tale sistema di carico non esisteva con i carretti trainati da animali o con i camion e molto lavoro si faceva con la forza delle braccia.


In quella zona c’era la fabbrica di botti Bucchi che aveva un’enorme produzione prima della guerra, poi ridotta per le nuove tecniche di conservazione del vino.



Nella foto si vedono in lontananza, oltre le sbarre della ferrovia, la chiesa della Collegiata e l’area degli Orti Brusi che allora, siamo nel 1950, non era ancora lottizzata. In primo piano ci sono le enormi cataste di legno già preparato per l’assemblaggio delle botti. 



Gi
acomo Casadio

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