lunedì 9 aprile 2018

Hanno ragione i Cinquestelle sulla chiusura degli supermercati nei giorni festivi

Mettere al centro questioni umane e sociali
di Gianfranco Spadoni

Giustamente in prossimità delle feste civili e religiose, come quella pasquale, ad esempio, il principale interesse è focalizzato sul settore turistico, vero comparto trasversale della nostra economia.

Tuttavia non mi pare per nulla fuori luogo fare un accenno anche sul commercio, proprio in considerazione di un certo disagio avvertito specialmente dal personale addetto alle vendite. 

A tal proposito sull’argomento generale vale la pena di ricordare che nel 2014 il Movimento 5 Stelle promosse un’ iniziativa popolare chiedendo la chiusura dei supermercati nelle giornate festive. 

Allora come ora anch’io sono in perfetta sintonia con i Pentastellati poiché tale proposta riprende una sorta di battaglia intrapresa e sostenuta dalla Confesercenti e pienamente condivisa dalla Conferenza episcopale italiana, la C.e.i., sempre nel 2014, per portare in Parlamento una proposta di legge d’ iniziativa popolare con l’obiettivo di rendere le giornate festive compatibili con le esigenze degli imprenditori e dei consumatori. 

Iniziativa, va ricordato, che ha ottenuto un larghissimo consenso sul piano delle adesioni perché il suo precipuo scopo era ed è quello di mettere al centro alcune questioni umane e sociali che nel tempo sono state sacrificate sino a svuotare la festività domenicale del suo significato religioso. 

Peraltro abbiamo potuto toccare con mano come la liberalizzazione degli orari non abbia contrastato gli effetti della crisi, come dimostrano gli stessi dati statistici: ad esempio, sono calati i consumi (-2,2%), a questo si aggiunge, poi, il numero impressionante di saracinesche abbassate o intenzionate a farlo appena possibile soprattutto per l’asfissiante carico fiscale. 

Forse l’unico vantaggio concreto del non stop per i negozi è andato unicamente a favore degli ipermercati e in particolare del diffuso sistema Coop, ma le piccole imprese e quelle di vicinato ormai ridotte a numeri impercettibili, non solo non hanno tratto benefici, ma sono state seriamente penalizzate: forse il colpo finale. 

La raccolta delle firme per disciplinare le aperture domenicali al fine di riassegnare la competenza alle regioni, è stata, dunque, un’ottima iniziativa perché, oltretutto, specie dal punto di vista sociale, ha evidenziato come l’economia e il lavoro non rappresenti l’ultimo gradino valoriale della nostra vita. 

Questa liberalizzazione degli orari di cui al citato decreto Salva Italia attuata in nome del rilancio economico, rischia di rappresentare, infatti, un mero pretesto per annientare il riposo domenicale a totale discapito dei lavoratori e delle famiglie e senza, oltretutto, alcun beneficio concreto sul piano economico per nessun soggetto.

E a tutt’oggi, nonostante l’ottimo lavoro compiuto dai vari attori, resta lettera morta e si continua a operare come prima se non addirittura con maggiori aperture.

Confidiamo, dunque, sull’impegno assunto allora dal Movimento 5 Stelle che oggi si appresta a governare il Paese affinché trovi soluzioni ai problemi generali incluso quello in oggetto.

Gianfranco Spadoni 
Consigliere provinciale ‘Civici’ Provincia di Ravenna

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