martedì 17 aprile 2018

I probi pionieri della cooperatzione

Nel libro sul 50° di Confcooperative Emilia Romagna 

Raffele Gordini
C’è tanta provincia di Ravenna nelle celebrazioni per i 50 anni di Confcooperative Emilia Romagna.


Aldo Preda




A partire dal libro “Probi Pionieri dell’Emilia-Romagna” pubblicato dalla casa editrice faentina Homeless Book e scritto dal giornalista e scrittore di Russi Elio Pezzi. 

Inoltre sono ben sei i cooperatori di Ravenna, Faenza e altri centri del territorio intervistati nell’opera che ripercorre la storia della cooperazione di ispirazione cristiana lungo la Via Emilia, ricordando anche la nascita dell’Unione di Ravenna avvenuta nel 1947.

Il libro sarà presentato domani, mercoledì 18 aprile dalle 9.30 in Regione a Bologna (Sala “20 maggio 2012”, viale della Fiera 8), nell’ambito dell’evento sul cinquantesimo della Confcooperative Emilia Romagna, al quale parteciperanno anche l’ex premier Romano Prodi e il presidente della Regione Stefano Bonaccini.

All’interno, dicevamo, ci sono le testimonianze di sei ‘probi pionieri’ ravennati: Gianfranco Bessi, Raffaele Gordini, Lanfranco Gualtieri, Francesco Melandri, Aldo Preda e Secondo Ricci. Gianfranco Bessi, promotore poi presidente del consorzio Ciclat, sottolinea nella sua intervista le difficoltà di promuovere il movimento cooperativo ‘bianco’ quando, all’inizio degli anni ’60, il confronto ideologico ben più acceso. 

In quegli anni non c’era ancora piena consapevolezza del modello di impresa cooperativa, come ricorda Lanfranco Gualtieri, già presidente della Solar di Godo di Russi e di altre cooperative, tra cui Conserve Italia,– spiega - “eravamo un gruppetto di pionieri, la sede era in affitto, non avevamo fatto particolari investimenti e costituimmo la cooperativa che rimase autonoma per un po' di tempo in quanto non avevamo ancora familiarizzato con l'idea di essere parte di un gruppo”. 

Per Secondo Ricci, socio e presidente di diverse cooperative, cresciuto alla scuola di Giovanni Dalle Fabbriche e oggi presidente de La BCC ravennate forlivese e imolese, solo “stando dentro e vivendo in maniera attiva l'impresa cooperativa ci eravamo accorti che c'era bisogno di fare passi in avanti come in qualsiasi altra impresa. 

Per essere soggetti attivi e dare le risposte di cui i nostri soci avevano bisogno, abbiamo capito che era necessario diventare più grandi, che era necessario collegarci fra noi”. Così come avere precisi punti di riferimento. 

Lo ricorda Raffaele Gordini, già presidente dell’Unione di Ravenna, presidente del Cpda di Bagnacavallo, parlando del prof. Giuseppe Calderoni, “una persona molto rigorosa, che mi ha insegnato tanto. 

Ad esempio, quando si assumevano impegni nella cooperazione, questi impegni dovevano essere onorati con partecipazione e responsabilità, sia per ciò che si faceva, sia per ciò che si andava a decidere, perché le decisioni non dovevano essere mai di carattere personale, ma dovevano avere ricadute in tutto il mondo associativo, soprattutto verso i soci”. 

Per Aldo Preda, anch’egli ex presidente dell’Unione provinciale, importante è la solidarietà, soprattutto nei momenti di crisi come quella zootecnica degli anni ’80: “Il problema fu risolto con molto coraggio: si fece appello alla solidarietà di tutte le cooperative, non solo di quelle agricole, si riuscì a costituire un fondo di circa 3 miliardi di lire. 

In poco tempo riuscimmo a risanare il settore, ad aggregare strutture, a rinnovare la classe dirigente”. Tale solidarietà emerge anche sociale, come sottolinea Francesco Melandri, già presidente del consorzio Solco di Ravenna, che opera “con particolare attenzione ai settori dell'handicap, dell'inserimento lavorativo, del recupero dei tossicodipendenti, dell'aiuto scolastico, dell'assistenza agli anziani, sia nelle case di riposo, che a domicilio”.

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