sabato 21 aprile 2018

Il mulino bianco

Di Guido Tampieri

Non é mai poco il tempo per fare il male.

Seneca


Sta cambiando davvero tutto.

Da quel fatidico 4 marzo.

Non solo le stagioni.

I pensieri, gli umori, ogni cosa.

Alla scomparsa delle lucciole ci eravamo

tristemente assuefatti.

Ma il giorno di San Benedetto è passato da un po’ e di rondini al tetto nemmeno l’ombra.

Forse sono state intercettate nella loro migrazione dagli aerei dell’amico Putin, o dai gas di Assad.

Se funzionano sui bambini, si devono essere detti....

In ogni caso, pensano in molti, arrivavano dall’Africa e di lì non può venire niente di buono, a parte le materie prime di cui siamo privi.

Una bella idea per il futuro potrebbero essere le rondini a chilometro zero.

Nei laboratori padani le stanno già progettando, una sbiancata sul dorso e via andare.

E che dire, poi, dei passeri.

Una volta ce ne erano un’infinità, le femmine con una graziosa livrea marron chiara, i maschi, sempre impettiti, con chiazze di colore più scuro.

Quando cadeva la neve li catturavamo con le trappole, una pratica crudele ma con la polenta erano buoni, proteine ce ne erano poche e così non si andava tanto per il sottile.

Altri tempi.

La specie, tengo a dirlo, non era minacciata da quelle modeste insidie e alla sera, all’appollaiata sugli alberi, era tutto un cinguettio festoso.

La compromissione della popolazione, a quanto se ne sa, è un fenomeno europeo, l’Africa non c’entra, la specie é autoctona.

Sarà per tutto quel filo spinato steso dai regimi fascisteggianti dell’est ( i passeri sono creature sensibili), una malattia o forse solo l’inquinamento, vai a sapere.

Però mi dispiace, facevano parte della nostra quotidianità, eravamo amici.

Credo che prenderò delle tartarughe.

Italiane.


Anche se qualcosa mi dice che non è la stessa cosa.

Ma non c’è da disperare.

Dicono che tornerà presto l’era del cinghiale bianco.

Il nostro futuro è nel passato.

Tutto sarà come era.

Prima dello sciagurato avvento di Renzi, di Letta, e, ancor più, di Monti, causa prima di tutti i mali, sicario del complotto plutogiudaicomassonico per estromettere l’Italia dal novero delle grandi nazioni.

Per ragioni tanto oscure che ancor oggi nessuno le sa spiegare.

Il malandrino, forse qualcuno lo rammenta, ebbe l’impudenza di arrivare in Parlamento servendosi del treno.

Credeva di essere Fico.

Ma noi non ci siamo cascati.

Stavolta è diverso, si vede subito.

Per cominciare sono già scomparsi gli immigrati.

Non dalle strade, certo, o dai luoghi di lavoro nei quali la loro fatica viene sfruttata, spesso in nero.

Sono scomparsi dai notiziari, dai talk show, dal dibattito pubblico, dagli incubi dei nostri sogni, dove imperversano da anni.

Nessuno ha mai calcolato quanti delitti virtuali hanno commesso, omicidi, stupri, sputi per terra.

Per non parlare del danno estetico, nel Paese Benedetto da Dio e dall’UNESCO.

Di quelle mani tese che turbano la serenità delle nostre passeggiate.

Pronte a compiere un attentato, o a trasmetterci una malattia.

Tutto questo, dal giorno delle elezioni, non c’è più.

Siamo di nuovo il Paese del Mulino Bianco.

In Italia non si ammazza più, maiali e galline a parte, e quando purtroppo accade, le modalità sono meno cruente.

É bastato l’annuncio del cambiamento.

Tolto il dente, eliminato il male.

Se il bene, come sostengono i sapienti, si definisce in contrasto al male, se ne può dedurre che quel che c’è e ancor più ci sarà, non può che essere una buona cosa.

Non sto nella pelle per l’attesa.

Lo ha ben compreso anche Mentana, che ha rimproverato un suo giornalista per l’uso, a suo dire inappropriato, dell’espressione “antieuropei”.

Che l’incauto aveva riferito a una spettacolare tavolata che andava da Orbán al “nostro” Salvini, come l’ha chiamato il direttore, passando per Nigel Farage, Marine Le Pen e altri fieri sostenitori del manifesto di Ventotene per un’Europa libera e unita.

Queste persone non sono contro l’Europa, ha detto candidamente, vogliono solo un’Europa migliore.

Va a finire che i nemici dell’Europa siamo noi che, evidentemente, la vogliamo peggiore.

Si fa un gran parlare delle inclinazioni politiche degli italiani ma il vero carattere nazionale resta il trasformismo.

Sublimato in quella creatura proteiforme che chiamiamo convenzionalmente M5S.

Dedita ad eccitare gli animi del popolo degli abissi, come lo chiama il Prof Savelli, prima del voto, e a sedarli ora, per andare comunque al potere.

Propone un contratto, la parola magica che ha soppiantato l’inciucio, sia al PD che alla Lega ( solo a loro però, precisa Travaglio con sprezzo del ridicolo), o, meglio due, uno magari con la flat tax e la guerra ai profughi, l’altro con una tassazione progressiva e l’accoglienza.

Uno o l’altro per loro pari son.

Una verifica affidata a due tecnici e garantita da una spessa coltre di pelo sullo stomaco.

L’età dell’innocenza, se mai c’è stata, é finita.

Dalla polvere sollevata ad arte emergono i contorni di un accordo con Salvini.

Se non per affinità progettuali, per il vecchio adagio “Dio li fa poi li accoppia”.

Non sarà un concetto politico ma è infallibile.

La base grillina ha già digerito.

Forse ammaliata dal carisma del ragazzone mesopotamico.

“Lui dice io...io dico noi...e voi”.

Ha scandito fissando la telecamera.

Una forza espressiva che ha ricordato il memorabile “io Tarzan tu, Jane” di Johnny Weissmuller.

Irresistibile.

L’umanità, di fronte alle grandi tragedie, si é sempre interrogata sull’esistenza di una giustizia divina.

Voltaire lo fece in occasione del terremoto di Lisbona.

Queste vicende domestiche non meritano un tale turbamento emozionale.

E tuttavia, un piccolo, insignificante interrogativo lo fanno sorgere.

Se l’Universo è Kaos, allora quel che accade ci sta, e c’è pure da aspettarsi che le cose possano andare peggio.

Ma se il Creato è armonia, con la luce il primo giorno e poi, via via, l’avvento di tutte le creature, fino al riposo domenicale, già incompatibile di suo con le odierne pratiche di sfruttamento, come si spiega l’esistenza di Salvini e i suoi fratelli?

E di idealisti di sinistra convertiti alla nuova fede che fanno finta di niente?

Un razzista é meglio di Verdini?

Vedete cosa succede, a volte, parti da un rimpianto innocente per le rondini e finisci in un labirinto esistenziale.

“Qualcosa di inaudito sta sopra di noi, - scrive Seneca nella Medea-

qualcosa di grande, selvaggio, empio. O Dei, fate che la mia paura sia vana”.


Guido Tampieri

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