martedì 10 aprile 2018

Interpellanza su case famiglia e assistenza anziani

Riceviamo e pubblichiamo l'interpellanza di Per La Buona Politica

Premesso che nel territorio della Bassa Romagna, come in altre zone d’Italia, case famiglia, strutture per persone anziane e figure addette per assistenza famigliare (badanti) sono diffuse.
Considerato che
i costi per tale assistenza sono elevati, i figli degli anziani si ritrovano ad affrontare critiche situazioni sia per le possibilità economiche sempre più precarie sia per impegni professionali e famigliari che non consentono loro di occuparsi direttamente dei congiunti bisognosi.

Evidenziato che
negli ultimi anni nei comuni della Bassa Romagna le strutture private dedite all’assistenza e cura delle persone anziane sono notevolmente aumentate, a fronte di una richiesta in costante e progressiva crescita. Il ricorso ad assistenti famigliari (badanti), di cui un numero considerevole è rappresentato da persone straniere, rappresenta inoltre la naturale soluzione in molti nuclei famigliari.

Sottolineato che
la tendenza demografica in Bassa Romagna evidenzia una costante crescita della popolazione di 3^ e 4^ età, ovvero anziani in molti casi soli, con basso reddito e non in grado di coprire totalmente la retta giornaliera richiesta dalle strutture, sia private sia pubbliche o private accreditate del settore, autorizzate a erogare prestazioni e servizi sulla base di precisi protocolli validati dalla Regione Emilia Romagna, dalla A.U.S.L. e dai Servizi Sociali.

Valutato che
coloro che ricorrono alle strutture Casa Famiglia o agli Assistenti famigliari si affidano, quasi sempre, al cosiddetto passaparola, per cui talvolta affidabilità, appropriatezza e qualità del servizio non sono garantite. Il rapporto di lavoro istaurato con gli assistenti famigliari, in alcuni casi, è inoltre privo di tutele assicurative e contrattuali, per cui viene alimentata l’evasione fiscale e contributiva.

Tutto ciò premesso e considerato

poiché tra i compiti istituzionali dei comuni vi è la sicurezza sociale, per cui la qualità di vita e la dignità della persona devono essere garantite e assicurate,

SI INTERPELLA

il Presidente dell’Unione al fine di conoscere quanto segue:

il numero delle strutture denominate Casa Famiglia – Comunità Alloggio (o similari private) dedite all’assistenza anziani presenti in ogni Comune, il numero degli anziani ospitati, il numero dei vari operatori addetti, ripartito per qualifiche.

Se ogni Comune rilascia una qualche forma di autorizzazione all’attività e all’esercizio delle Case Famiglia e a fronte di quali requisiti.

Se le strutture in esame sono periodicamente sottoposte a verifiche per quanto attiene l’idoneità degli ambienti e a controlli per tutto ciò che riguarda le condizioni psico-fisiche e mentali degli ospiti.

Se tali strutture sono dotate di Carta dei Servizi.

Poiché per svolgere il lavoro di assistenza e cura a persone fragili anziane, occorrono doti di grande umanità, comprensione, competenza e professionalità specifica, si chiede:

se tale competenza–professionalità degli operatori viene accertata e da quale Ente o Servizio;

di istituire un Albo riferito ai soggetti d’impresa abilitati alla cura e all’assistenza degli anziani;

di istituire un Registro riferito agli assistenti famigliari (badanti) in ogni comune, come già attuato in altre realtà del paese, capace di riepilogare i nominativi delle persone in regola, con alcuni minimi requisiti, quali l’assenza di condanne penali o procedimenti penali in corso, l’attestato di frequenza a un corso di assistenza famigliare o il titolo professionale riconosciuto e referenze scritte verificabili di assistenza già svolta a persone anziane. Per gli stranieri, inoltre, deve essere richiesto obbligatoriamente il permesso di soggiorno valido agli effetti lavorativi.

Si resta in attesa di risposta scritta.

Il Capo Gruppo Per la Buona Politica, Silvano VERLICCHI

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