lunedì 23 aprile 2018

Trasporto pubblico da migliorare

Riceviamo da Gianfranco Spadoni e pubblichiamo

Gli esiti resi noti recentemente da un’indagine customer satisfaction dell’utenza promossa dall’Agenzia mobilità romagnola nata appena un anno fa, sono incoraggianti e, nel complesso, fanno emergere un giudizio fondamentalmente positivo sul servizio.


Certamente va messo nel conto come il risultato del citato monitoraggio diretto ai clienti non sia privo di un minimo di autoreferenzialità, tuttavia, stando ai numeri la valutazione appare nel complesso buona. Ma oltre a questa ricerca di pareri dell’utenza, in ogni modo, va tenuto conto una questione di estrema importanza. 

Vale a dire l’approvazione del Patto del trasporto pubblico valido per il triennio 2018-2020 in cui sono coinvolti, oltre alla regione , la città metropolitana di Bologna, tutti i nostri Comuni e le agenzie per la mobilità. Nello specifico si tratta di un articolato con obiettivi ambiziosi ma fondamentalmente giusti basati da una parte sul presupposto di attuare una serie di misure volte al risanamento della qualità dell’aria al fine di ridurre i livelli degli inquinanti sui territori, dall’altra il Patto ha come finalità quella di migliorare e potenziare i servizi in una logica di incentivazione della mobilità pubblica. 

Da queste scelte strategiche per il triennio 2018-2020 non certo nuove ma sicuramente imprescindibili, nel Patto in questione si declina tutta una serie di monitoraggi, analisi, messa in campo di strumenti di pianificazione e proposte, con interventi tesi a individuare soluzioni migliorative per incrementare l’ attrattività dei servizi anche attraverso il miglioramento del rapporto ricavi – costi. In particolare per il raggiungimento degli obiettivi riguardanti la qualità dell’aria, sono definiti i seguenti parametri: vale a dire aumentare del 10% i passeggeri trasportati su gomma, aumentare del 20% quelli che viaggiano su ferro oltre ad un incremento in grado di raggiungere analoga percentuale di quelli totali per spostamenti in bicicletta. 

Invece sul secondo filone riguardante le azioni volte a soddisfare la domanda di mobilità nelle aree urbane, prima di tutto si punta sul rinnovo del parco veicolare a basso impatto, sul miglioramento della velocità dei mezzi, sulla realizzazione di corsie preferenziali e ‘semafori intelligenti’, oltre alla riqualificazione e accessibilità delle fermate con zone di interscambio ferro-gomma-bici-parcheggi per facilitare, appunto, l’intermodalità.

Ravenna, dunque, è soggetto direttamente interessato a questo Patto, ma, soprattutto, è chiamato a dare attuazione alle linee politiche programmatiche in esso contenute per migliorare il proprio servizio di trasporto pubblico, ma anche per incrementare l’offerta dei treni regionali della tratta Bologna – Ravenna e di quelli al servizio delle località minori, senza dimenticare quella riferita all’infelice linea per Ferrara.

In ultima analisi, dunque, il forte limite di questi protocolli d’intesa non sta nei contenuti e negli obiettivi – in larga parte giusti e condivisibili, - ma soprattutto sulla difficile attuazione delle linee d’indirizzo stesse. In altre parole, il timore resta quello di avere di fronte un ottimo e articolato documento programmatico pieno di buoni propositi che finiscono, spesso, per non essere attuati e quindi inevitabilmente rubricati come un interessante libro farcito di buone intenzioni.

Gianfranco Spadoni
Consigliere provinciale ”Civici” Ravenna

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