martedì 12 giugno 2018

Ci meritiamo una Alfonsine più Bella: una BellAlfonsine!

Riceviamo pubblichiamo

Finalmente abbiamo il nuovo governo, dopo le elezioni del 4 marzo 2018. Il finalmente dovete leggerlo come “alla fine della fiera”, e non come un sospiro di sollievo.
Abbiamo il ritorno al Governo di una forza razzista e xenofoba, nemmeno velatamente fascista, guidata da quel Salvini che è diventato Ministro degli Interni e che come prima affermazione ha detto che per gli immigrati “è finita la pacchia”. Lo stesso che di fronte alla emergenza umanitaria dei migranti (si noti come ritengo corretto scrivere “migranti” e non “immigrati”) ha preferito mostrare il pugno duro e chiudere i porti, minacciare i sindaci disobbedienti che di fronte a tanta disperazione umana hanno reagito con humana pietas, come dovrebbe essere normale. Forte coi deboli e debole coi forti. 

Che bella novità. Insieme alla Lega Nord, troviamo al Governo quella forza politica che tanto ha sbandierato il cambiamento, l’antipolitica come elemento di novità: “né con la destra, né con la sinistra”, in una sorta di governo dei cittadini. Io non ho mai creduto a queste sirene, non sono deluso. Ma quando leggo su Il Sole 24 Ore del 9 giugno l’affermazione del neoministro Di Maio rivolta ai Sindaci del suo partito, Movimento 5 stelle (si partito vero e proprio trattasi) “che hanno tanto lavoro da fare e questa volta avranno un governo nazionale dalla loro parte che li potrà aiutare a risolvere problemi complessi come le crisi aziendali. 

Avere sindaci 5 stelle nei singoli comuni italiani significa avere sindaci che hanno dalla loro parte il governo nazionale e potranno parlare con i ministri per risolvere i problemi”, si sveglia in me una grande preoccupazione: il Ministro è della Repubblica Italiana, costituita nelle sue articolazioni, anche dai Comuni, che non sono sempre governati da amministrazioni locali espressione della stessa maggioranza politica nazionale ma cionondimeno non vi possono essere Comuni di serie A in quanto affini al Governo nazionale e di serie B siccome politicamente diversi. Una tale affermazione rivela la pochezza e la pericolosità di questo modo di fare politica.-
Ma non dobbiamo scimmiottare la politica nazionale.-

Sul piano locale abbiamo assistito alle amministrative del Comune di Imola, da sempre roccaforte di quella che un tempo era una città “di sinistra”. Dopo i ballottaggi di Lugo del 2014, di Ravenna del 2016 (del resto anche Alfonsine nel 2014 sarebbe andata a ballottaggio, se non fosse che è sotto i 15.000 abitanti: la lista Civica facente capo al PD, Uniti per Alfonsine superò di poco il 49%), ora tocca anche a Imola in cui il candidato di quella sinistra sfiora ma non raggiunge nemmeno il 42%. Questo dato la dice lunga: si sono aperte tutte le premesse per un cambio di rotta epocale nel nostro territorio. Vedremo il 24 giugno. La crisi politica già da tempo in essere ed il cambio di rotta che si preannunciano non possono essere però, a mio avviso, lasciate al loro destino, sperando che la storia, in ogni caso, possa fare il suo corso. Occorre che ciascuno di noi metta un po’ del suo tempo, del suo impegno, della propria intelligenza, a disposizione della comunità, ognuno con il suo ruolo. Molti già lo fanno, nelle istituzioni, nella c.d. società civile, nelle parrocchie, nelle associazioni di volontariato, nelle associazioni culturali e così via. Io ci metto del mio e ci provo e lascio a voi cittadini ogni giudizio.

Mi piace però immaginare che nei prossimi mesi, di ritorno dalle ferie estive, se volete, potremo metterci attorno ad un tavolo ed immaginare insieme, partendo anche con idee apparentemente strampalate, la Alfonsine che vorremmo per noi e per i nostri figli e nipoti. Non si tratta di smantellare un partito o aderire ad un movimento, ma si tratta di provare a pensare seriamente (magari anche divertendosi) cosa vogliamo e cosa possiamo fare concretamente. Ne approfitto, prima della pausa estiva, per dirvi che a me piacerebbe molto che ad Alfonsine fosse valutata seriamente l’introduzione graduale di una moneta complementare (attenzione, non sono le monete virtuali), come già accade in altre regioni come la Sardegna e la Campania o anche in altre province a noi più vicine, come strumento per dare una boccata d’ossigeno alla economia reale; che fosse sviluppato un concorso di idee su come restituire alla cittadinanza l’area ove sorgeva la Scuolina Samaritani: l’attuale amministrazione ha in animo di vendere l’area, ma mi auguro che non riesca entro l’anno che ci separa dalla elezione del nuovo sindaco; che fosse potenziato il Museo del Senio con l’inserimento di una nuova area dedicata a come vivevano i civili durante la Guerra di Liberazione, durante la Resistenza; che ci fossero più azioni di dialogo da parte di noi alfonsinesi con i migranti che abitano ad Alfonsine; valutare la fattibilità di costituire una Società tra i cittadini che possa ricevere dall’Amministrazione comunale a titolo di comodato o di locazione (o quello che più volete, in questa fase) il Mercato Coperto affinché possano essere reperiti i fondi tra privati cittadini per recuperare ad uso pubblico un rudere che versa in stato di abbandono in pieno centro (a mero titolo esemplificativo: se mediamente ogni cittadino mettesse a disposizione €. 50,00 avremmo già 600.000 euro per fare partire il ragionamento concreto!

Queste sono solo alcune piccole riflessioni sulle quali torneremo più avanti con chi avrà intenzione di rimboccarsi le maniche e dare una mano affinché Alfonsine possa essere sempre più bella e quindi: BellAlfonsine!

Claudio Fabbri

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