martedì 19 giugno 2018

Donald Trump e Kim Jong-un, svolta mondiale o evento mediatico?

Di Tiziano Conti


E’ trascorso qualche giorno dal vertice di Singapore tra Donald Trump e Kim Jong-un e forse si può cercare di svolgere qualche riflessione.

Stati Uniti e Corea del Nord hanno alle spalle una relazione fatta di recriminazioni, ostilità e minacce. I due paesi hanno combattuto una guerra feroce agli inizi degli anni '50, quando gli Usa intervennero sotto l’egida dell’Onu per respingere l'invasione della Corea del Sud da parte del Nord.

L'antagonismo non si è esaurito con la fine della Guerra fredda. Al contrario, il programma nucleare della Corea del Nord ha dato filo da torcere a ogni presidente americano da Bush padre in poi, dal momento che ha trasformato l'Asia nordorientale - punto di congiuntura tra grandi potenze come Russia, Cina, Giappone e Stati Uniti - in un'area geopolitica ad alto rischio.

Alla luce di tutto ciò, la dichiarazione congiunta in cui Trump e Kim hanno riaffermato il comune impegno alla denuclearizzazione della penisola coreana, suggellata da una stretta di mano in mondovisione, ha tutta l'aria di un passaggio epocale.

Prima di stappare lo spumante, tuttavia, è opportuno valutare per bene quello che è successo.

In sostanza, la novità di rilievo è che Trump ha accettato di vedere Kim, da lui definito Rocket men nel suo intervento all’Assemblea generale dell’Onu di qualche mese fa. Così facendo, ha dato legittimità a un regime totalitario che gli Stati Uniti, e non solo, hanno sempre trattato alla stregua di una banda di gangster. Kim torna a casa circondato dell'aura mistica di un vertice faccia-a-faccia con il leader della massima potenza militare del mondo, con una legittimità internazionale che prima non aveva.

Ma c'è ancora di più. Pur non facendone menzione nella dichiarazione congiunta, Trump ha promesso di sospendere le esercitazioni militari tra Stati Uniti e Corea del Sud.

Ricapitolando, Kim ha ottenuto dal vertice: consenso interno, legittimità internazionale, allentamento della stretta economica, promessa di sospensione delle esercitazioni militari Usa-Sud. Si tratta di risultati significativi. Kim oggi è più sicuro internamente e ha più spazio di manovra internazionale. Ma il suo maggiore successo è che ha conseguito tutto questo senza concedere granché.

Il testo della dichiarazione di Singapore è anche più blando degli accordi del passato. Non si parla di "disarmo completo, irreversibile e verificabile", la formula che l'amministrazione Usa aveva usato nei mesi precedenti al vertice.

In sostanza, Trump ha concesso molto, tanto, a Kim, e ne ha ottenuto in cambio poco, pochissimo.

Forse anche The Donald aveva bisogno di un grande evento mediatico, per rilanciare la sua immagine di statista, molto discussa in tante parti nel mondo.

Insomma, per il momento l'incontro di Singapore ha più l'apparenza che la sostanza di un evento storico.

Tiziano Conti

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