martedì 21 agosto 2018

Fake news, dove stiamo andando?


Riceviamo da Tiziano Conti e pubblichiamo

Conosco Manuel Poletti da diversi anni, per motivi di lavoro ma anche per amicizia personale. E’ una brava persona, pacata, appassionata al suo lavoro di giornalista, deciso nel voler far crescere la cooperativa di giornalisti “Media Romagna” che presiede: una realtà che pubblica “Setteserequi”, il sito di news omonimo e si occupa anche della redazione della televisione all news romagnola TR24.

E’ finito due anni fa nell’occhio del ciclone, perché qualcuno lo aveva accusato di ricevere finanziamenti pubblici (regolarmente previsti dalla legge, confermata anche dal nuovo governo), poi degenerata in insulti sui social network sempre più violenti, fino a ricevere a casa buste con proiettili di arma da fuoco, insieme a minacce molto dirette: “guardati alle spalle perché ti ammazziamo”.

La polizia dovette mettere sotto sorveglianza la sua casa, la redazione del giornale, perfino la scuola frequentata da sua figlia.

In questi giorni si è saputo che dietro questa campagna di ostilità verso di lui, alimentata anche da un falso account Twitter apparentemente di Manuel che incitava gli italiani all’odio, c’era con ogni probabilità la fabbrica di fake news proveniente dalla Russia, soprattutto attraverso un profilo, Noemi, con 50.000 follower, molti dei quali nell’area gialloverde italiana.

Non approfondisco questa parte, perché non sono un investigatore. Mi limito a riportare quanto scritto dal capo dell’intelligence Usa, Dan Coats, e dell’Fbi, Christopher Wray, secondo cui la situazione “Va presa molto sul serio, perché la minaccia è vasta e profonda”.

Dagli stessi ambienti sarebbero partiti anche gli attacchi via Twitter al Presidente Mattarella, nella notte del “No” al Ministro Savona al dicastero dell’Economia.

“C’è voluto tempo e pazienza, ma la verità infine è emersa” spiega con sollievo Manuel Poletti.

Noi, invece, dovremmo domandarci dove sta finendo la nostra società, come mai siamo sempre più incattiviti e sta diventando così di moda scrivere fiumi di inchiostro - soprattutto sui social network - pieni di livore, di odio verso i nuovi obbiettivi definiti di volta in volta dai costruttori di “notizie false” (i migranti, ma anche gli avversari politici, i campioni dello sport, ecc.).

Da giovane, ma anche fino ad oggi, le persone che ho ammirato e che hanno lasciato un punto fermo nella mia vita mi hanno sempre insegnato la bellezza di costruire rapporti di solidarietà, di amicizia, di condivisione dei bisogni, dei problemi così come delle gioie.

Quale futuro desideriamo per i nostri figli e i nostri nipoti?

Una società dove il prossimo sia sorretto nel suo cammino o un mondo dove si picchiano la persone nelle gambe per farle cadere?

Tiziano Conti

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