martedì 7 agosto 2018

Il seme della politica

Riceviamo da Guido Tampieri e pubblichiamo 

In verità vi dico: se il chicco di grano che cade nella terra non morrà, resterà solo; ma se morrà darà molti frutti.

VG 12,24


Dovete avere pazienza con noi anziani.

Che ancora vi votiamo.

Senza saper bene perché.

Per tradizione, forse.

O per avversione al populismo.

Sperando sempre che le cose migliorino.

Siamo una generazione venuta su con cattive abitudini.

Berlinguer, Lama, la parola al compagno Trentin e giù a scrivere appunti.

Gli ultimi li ho presi in occasione del discorso di Obama al Cairo.

Giravi nei quartieri e la gente ti riconosceva, bussavi alle porte e ti apriva, andavi davanti alle fabbriche e ti ascoltava.

A Tor Vergata non dovevi recarti in visita, c’eri.

“La sinistra che non ha mai vinto” avete detto, sedendovi nei posti che vi avevamo tenuti in caldo.

Non era del tutto vero ma un ricambio era necessario, e a voi piaceva sentirvi diversi, rappresentarvi migliori.

Ascoltavi la vice presidente della Regione Gualmini e ti chiedevi come avesse fatto l’Emilia Romagna a stare in piedi prima del vostro avvento.

Discontinuità era la parola d’ordine.

Presente contro passato.

Sembrava necessario fare così.

Per vincere.

Sembrava.

A un anno dalle elezioni regionali siamo qui a discutere di come evitare di perdere anche l’Emilia-Romagna.


L’abbiamo governata dalla nascita.

Benino anche.

Per la prima volta é a rischio.

Non per l’attrattiva dell’avversario, che non sappiamo nemmeno chi sarà, non certo un talento, che non ne hanno, visto che in Liguria c’è Toti, che sembra un fornaio, e in Friuli ci ha umiliato Fedriga, che nemmeno sembra.

É a rischio per la nostra debolezza politica, per la perdita di empatia sociale, per una ingiustificata presunzione che preclude la percezione e dunque la cura dei nostri mali.

La buona amministrazione, quando c’è, non basta tuttavia a compensare quel che primariamente manca.

La sconfitta di Torino non ammette repliche.

É lì c’era un Sindaco più di altri conosciuto e stimato.

Non é ovunque così.

É giunto il momento di dirci come stanno le cose.


Siete abbastanza grandi per conoscere la verità: noi eravamo altamente imperfetti ma bene bene non siete venuti neanche voi.

Noi abbiamo vinto solo due volte con Prodi, siamo riusciti a perdere col 33% di Berlinguer e il 35% di Veltroni, a non vincere col 27% di Bersani.

Ma voi ci avete precipitato al 18%.

Contro Salvini e Di Maio.

Nella serie C della politica.

Adottando i vostri criteri di giudizio dovremmo dire che il PD é retto da una compagnia di perdenti, neanche tanto amata dalla gente, che non ha la capacità di risollevarne le sorti.

Non saremo altrettanto ingenerosi.

Sappiamo che quel che accade ha radici profonde e intricate, che il vento della storia, come si diceva un tempo, spira in altre direzioni.

Ma non sorprendetevi se la fiducia si é consumata e ci riprendiamo la parola.

Non vi adontate se per lo sgomento di perdere anche l’ultimo presidio, qualcuno vi invita a considerare ogni possibile opzione che aiuti, viceversa, a conservarlo.

“Se la strada migliore é cambiare candidato, allora bisogna farlo” , ha scritto Nadia Urbinati.

Sembrerebbe logico.

Senonché la reazione sdegnata dei maggiorenti del PD regionale dimostra, una volta di più, la mancanza di coraggio critico nel considerare l’attuale debolezza rappresentativa del partito e l’esigenza di abbeverarsi alla fonte della legittimazione sociale per verificare ipotesi e trarre indicazioni.

Vediamo invece riproposte con sconcertante conformismo le stesse argomentazioni a suo tempo utilizzate per conferire a Errani il suo quarto mandato.

Da qualche tempo il destino delle persone sembra più importante di quello delle Istituzioni.

Forse é ora di rimettere ordine nelle cose.

Di far prevalere l’interesse comune.

Di attenersi al principio di realtà.

Di relativizzare il ruolo dei protagonisti.

La disponibilità di Bonaccini a ricandidarsi per difendere il suo operato va apprezzata.

Molti oggi sono tentati di seguire le orme della Serracchiani, di disertare il fronte evitando verifiche scomode, per cercare nicchie confortevoli e preservarsi per altri incarichi.

Gli indicatori economici ci dicono di una Emilia-Romagna in salute.

Pensare a una conferma del Presidente della Regione é appropriato.

A condizione di non fermarsi lì, sui blocchi di partenza di una riflessione che deve considerare tutte le variabili di una equazione politica oltremodo complessa.

L’argomento del realismo (“diteci qual’é l’alternativa”, e certo non può essere Pizzarotti) sprofonda quasi sempre nel cinismo.

Questo è il momento dell’ipocrisia, ha scritto Ainis a proposito della politica in Italia.

Bisogna spezzare la catena dei calcoli, delle autoreferenzialità, dei personalismi e, in definitiva, della rinuncia a cercare il meglio al di là di sé.

C’è sempre un meglio al di là di sé.

Da trovare o da costruire.

Non rendiamo onore a una società evoluta come la nostra quando la rappresentiamo priva di risorse mentre ne é, viceversa, ricca.

Le Istituzioni hanno sempre avuto un ruolo importante nello sviluppo socio economico dell’Emilia-Romagna.

I risultati sono il frutto di una felice osmosi fra politica e società.

Da un lato un personale politico mediamente di qualità, dall’altro un giacimento di virtù civiche, di intelligenza, intraprendenza, generosità sociale che orienta, accompagna, incalza, sostiene come un cuscinetto d’aria l’opera delle Istituzioni, le aiuta a sbagliare meno.

Non sentitevi sminuiti se vi dico che governare in Emilia-Romagna é più facile che altrove.

Tenetene conto.

Questo é un lavoro insidioso.

A identificarsi col ruolo, a montarsi la testa ci vuole niente, guardate Di Maio.

“Nun t’allargà” mi intimava mia figlia al tempo in cui potevo essere tentato di farlo, “non hai il fisico”.

I figli sono una benedizione.

Ps. Ai molti che mi chiedono che fine abbia fatto Alice rispondo che attualmente risulta senza fissa dimora.

Le ultime notizie la davano fermata per vagabondaggio in località Santa Sofia(FC).

La sventurata continuava a implorare : “Alice casa, Alice casa” senza tuttavia essere in grado di fornire agli agenti nessuna indicazione.

Sarà mia cura tenervi aggiornati.


Guido Tampieri


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