mercoledì 8 agosto 2018

Ulteriore marcata flessione delle imprese giovanili

Riceviamo da Giuseppe Sangiorgi e pubblichiamo

Sono 28.790, il 7,1 per cento delle imprese regionali, la presenza più ridotta tra le regioni italiane, con una flessione del 3,5 per cento.



Determina la tendenza Il crollo nelle costruzioni (-634 unità, -10,1 per cento) insieme con l’ampia flessione nel commercio (-393 imprese, -5,1 per cento). L’unico contributo positivo continua a giungere dall’agricoltura e dalla pesca (+90 unità, +4,1 per cento). La tendenza si traduce in una caduta delle ditte individuali (-991 unità). La normativa sulle società a responsabilità limitata semplificata spiega il crollo delle società di persone (-9,8 per cento) e la crescita delle società di capitali (+4,7 per cento).

A fine giugno le imprese attive giovanili sono risultate 28.790, pari al 7,1 per cento delle imprese regionali, la quota più bassa tra le regioni italiane. In un anno la perdita è di 1.035 imprese (-3,5 per cento), mentre le altre imprese sono diminuite dello 0,2 per cento. A livello nazionale, le imprese giovanili scendono a quota 481.717 (-2,9 per cento), pari al 9,3 per cento del totale, mentre le altre imprese confermano la tendenza positiva e segnano un leggero aumento (+0,4 per cento). 

Questo emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna. Peraltro, le imprese giovanili diminuiscono in tutte le regioni. di più in Toscana e Valle d’Aosta. Nelle regioni di riferimento l’andamento delle imprese giovanili è meno pesante in Lombardia (-3,2 per cento), analogo in Veneto (-3,5 per cento) e leggermente più pesante in Piemonte (-3,8 per cento).

I settori. La crisi dei comparti tradizionali ha colpito particolarmente le imprese giovanili. Crollano le imprese delle costruzioni (-634 unità, -10,1 per cento), l’andamento negativo nei servizi è più marcato nel settore del commercio (-393 imprese, -5,1 per cento) e assai lieve nell’aggregato di tutti gli altri settori dei servizi (-51 imprese, -0,4 per cento), mentre la perdita nell’industria è più contenuta della media (-47 unità, -2,2 per cento). Contrariamente alla tendenza prevalente tra le altre imprese, dei macro settori, crescono solo le imprese giovanili attive nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+90 imprese, +4,1 per cento). Nei servizi spicca l’aumento delle attive nelle aree informazione e comunicazione.

La forma giuridica. La riduzione è da attribuire alla flessione ampia, delle ditte individuali (-991 unità, pari a -4,3 per cento). La caduta molto più rapida delle società di persone (-9,8 per cento, pari a 211 unità) è riferibile all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che sostiene la forte crescita delle società di capitale (+201 unità, +4,7 per cento).

Giuseppe Sangiorgi

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