lunedì 13 agosto 2018

Vivere, morire ed essere degnamente sepolti in Italia

Il diritto (spesso) negato ai musulmani di una sepoltura secondo il proprio rituale
di Giovanni D'Agata


Vivere per un migrante, ma anche morire in Italia non è mai semplice.


Ed in questi tempi in cui si soffia sul fuoco della xenofobia al motto “prima gli italiani”, si dimentica non solo che anche chi ha vissuto nel nostro Paese, lavorando al nostro fianco e contribuendo alla nostra economia, ma anche quanti italiani non sono cattolici, e pure quanti fra questi sono di fede musulmana, da morti, non hanno la possibilità, salvo in sparute realtà sul territorio nazionale, di essere sepolti secondo il rituale della propria fede. 

Un problema, quello del diritto alla sepoltura per coloro che non appartengono al credo più diffuso in Italia, che si propone ogni giorno, quando i parenti o i conoscenti di decine di cittadini che non sono di fede cattolica, sono costretti a barcamenarsi nell’assurda burocrazia dei rimpatri delle salme per poter consentire un dignitoso rientro al “caro estinto” colpevole, nella morte, di non essere cristiano. 

Ciò sol perché è pressoché impossibile garantirgli una sepoltura secondo i dettami coranici anche quando si vorrebbe poter onorare il defunto in un luogo vicino alla famiglia, quasi sempre stabilmente residente in Italia. Problemi che potrebbero, almeno in parte, risolversi destinando apposite aree dei cimiteri presenti nei nostri comuni ai defunti di fede musulmana. 

Non va dimenticato, infatti, che in Italia risiedano non meno di circa 2.520.000 musulmani, pari al 4% di tutta la popolazione residente in Italia, di questi ben il 43% ha cittadinanza italiana, mentre il numero di cimiteri islamici, secondo l’UCOII (Unione Comunità Islamiche Italiane), sarebbero solo di una ventina su tutto il territorio nazionale. 

Venendo al Sud ed in particolare alla Puglia, solo il cimitero di Gioia del Colle in provincia di Bari sarebbe provvisto di una zona dedicata all’Islam, una statistica che la dice tutta sulla sensibilità che i nostri amministratori hanno dimostrato sinora su questo delicato tema che dovrebbe rappresentare un elemento di civiltà e di tutela di un diritto riconosciuto a tutti i cattolici e che nella realtà si pone in spregio a quel fondamentale principio di uguaglianza sostanziale, scritto nella Costituzione, ma troppo spesso ancora omesso. 

Eppure il rispetto della tradizione coranica, non prevede grandi infrastrutture diverse da quelle dei nostri cimiteri o delle aree destinate ai fedeli di religione ebraica. Ma solo la concessione di aree nelle quali i defunti devono essere seppelliti sotto terra con la testa della salma rivolta verso la Mecca e quindi con le fosse per le bare orientate tutte nello stesso modo. 

Per questo e per avere uno spazio di preghiera che non sia una cappella cristiana, la soluzione più semplice è appunto quella di avere un’area dedicata all’interno di un cimitero. Sono queste le ragioni per cui per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, in alcune località come il capoluogo della provincia di Lecce, per condizioni amministrative e tradizione dell'accoglienza, vi sia la concreta possibilità di dare una svolta alle politiche dell'odio che si stanno instillando nel Nostro Paese e pertanto lancia un appello affinché si avviino immediatamente tutte le procedure necessarie per la concessione di un'area adeguata alle sepolture dei nostri fratelli musulmani.

Giovanni D’AGATA

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