sabato 22 settembre 2018

Come cambia il lavoro

Venerdì 28 settembre al Tondo di Lugo



Per la prima volta nella storia dell’umanità il lavoro umano viene eliminato dal processo di produzione.

Schiere di disoccupati e sottoccupati crescono quotidianamente in Italia, Europa, Nord America, Giappone.

“Le macchine sono il nuovo proletariato” e l’economia globale spinge verso la fabbrica senza lavoratori.

Le imprese stornano centinaia di milioni di dollari, ogni anno, a favore dell’alta tecnologia informatica. 


Se nel 1985 a Termoli si costruivano i primi motori Fiat con i robot, oggi molte fabbriche metalmeccaniche in Germania e tutte le fabbriche automobilistiche, dalla BMW alla Volkswagen, scodellano milioni di prodotti costruiti da robot e quasi nessun operaio. In Cina nella provincia di Guangdong mirano alla completa digitalizzazione di otto fabbriche su dieci, entro il 2020, riducendo del 90% i lavoratori; il restante 10% è costituito da informatici e manager.

Se il risparmio, il prestigio, l’identità sociale, l’emancipazione, le opportunità, le tutele derivano dal nostro lavoro a coloro cui è stato negato non resta che la disperazione e la depressione: una nuova modalità di deportazione di milioni di uomini e donne da marchiare come esuberi.

“Ogni progresso fa le sue vittime” così il Sistema del Profitto vola verso un lavoro tecnomorfo-digitale,

elaborando nuovi raffinati sfruttamenti fulminei, impalpabili... lasciandosi alle spalle distanze infinite

con il vecchio mondo del lavoro, ormai reso un rumore di fondo di “ferraglie di scioperi e rivendicazioni,

trattative e concertazioni vetero-proletarie inutilmente chiassose”.

Sarà ancora possibile una “Repubblica Italiana fondata sul lavoro”?

È realizzabile un’autentica coesione sociale in questo tempo dilaniato da disoccupazione, disuguaglianze, esclusioni?

Esistono teorie economiche dal volto umano?
 

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