giovedì 20 settembre 2018

I restauri del Museo delle carrozze

All’interno del Palazzo vescovile di Imola


Sabato 22 settembre alle 17.30, il professor Roberto Balzani, presidente dell'Istituto per i Beni culturali dell’Emilia Romagna, inaugura i restauri del Museo delle carrozze all’interno del Palazzo vescovile di Imola.


Questo spazio, che da molti anni era chiuso al pubblico, riapre completamente rinnovato a cura del Museo diocesano, ampliando ulteriormente la fruizione della superficie adibita a museo all'interno del Palazzo vescovile di Imola: dal Museo diocesano sito al piano nobile sino al cortile delle carrozze, passando per chiostro e lapidarium.

Museo diocesano, cortile d'onore, lapidarium e Museo delle carrozze divengono così un polo culturale unitario di grande suggestione a servizio dell'intera comunità cittadina.

All’inaugurazione, alla quale interverranno Andrea Ferri (vicedirettore dell’Archivio Diocesano) e Marco Violi (vicedirettore del Museo Diocesano), seguirà una visita guidata e un brindisi. In serata, alle 21 nel primo chiostro del palazzo vescovile, è in programma il concerto “Antonio Vivaldi - I concerti da camera” con l’Ensemble strumentale Recondite Armonie.

Il secondo cortile “delle scuderie” del palazzo vescovile di Imola


Dopo il cortile d'onore, che si apre sulla piazza del Duomo, oltrepassato un breve andito a volta, oltre un grande cancello in legno, si apre il secondo cortile “delle scuderie”, fondamentale luogo di transito dalla via Garibaldi e di sosta dei cavalli, funzionale dal XVIII secolo alle scuderie vescovili e al deposito delle carrozze di gala.

Il complesso intervento di restauro di questo grande spazio, dal quale si accede al settecentesco giardino privato posto sul lato settentrionale del palazzo, è stato inaugurato il 13 agosto 2013. Il centro del cortile è occupato da una grande vera da pozzo quattrocentesca in marmo bianco.

 Sotto il loggiato, che sorge sul lato al giardino, trova posto il lapidarium. Tra i materiali lapidei in esso esposti - lastre tombali (significativa quella trecentesca, con epigrafe e stemmi di difficile lettura poiché quasi totalmente abrasi, proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Pianta di Toscanella), mostre di tabernacoli, modiglioni, frammenti architettonici (interessante quello forse rinascimentale, proveniente da Santa Margherita in Cestena di Castel del Rio sul quale è incisa la scritta “DAGOIANTES”), stemmi (imponente quello rinascimentale alle armi Sassatelli, proveniente dall’omonimo palazzo posto sulla via Emilia: tre cime ordinate in fascia, quella di mezzo più alta, le altre cimate ciascuna da un giglio), palle di cannone (da Santa Maria in Regola), ecc. - di epoche e provenienze eterogenee, degni di particolare attenzione sono quattro plinti angolari cinquecenteschi in pietra calcarea di probabile origine vicentina, decorati a bassorilievo con le insegne Alidosi-Della Rovere, trofei d’armi e due prigioni, provenienti dalla cappella Alidosi dell’antica cattedrale, distrutta nel rifacimento della chiesa ad opera di Cosimo Morelli.

Il Museo delle carrozze

Nel lato sud del cortile delle scuderie, sul lato sinistro, all’interno di uno degli spaziosi locali adibiti a rimessa, dal 1962 è posto il Museo delle carrozze. In esso sono custodite due fastose berline di gala settecentesche di proprietà dei vescovi imolesi, poi utilizzate - almeno dal 1765 - anche per il trasporto in caso di maltempo, dal suo santuario sino a Imola, della venerata immagine della Madonna del Piratello.

L'elegante ambiente, voltato a crociera e sostenuto da quattro massicci pilastri su cui originariamente venivano appesi i finimenti per i cavalli, è stato completamente ristrutturato, fornito di un impianto di illuminazione a led e dotato di un'ampia e spaziosa vetrina in cui è ospitata una preziosa serie di nove livree sette-ottocentesche, in eccezionali condizioni conservative, originalmente indossate da valletti e cocchieri in servizio nel palazzo vescovile. In esposizione anche alcuni copricapi (coordinati alle livree) e il modello in legno dell'imponente Cadillac, adattata nel 1964 su progetto dello scultore imolese Giovanni Vighi per il trasporto della Madonna del Piratello.

Nel 2003 una delle due berline di gala, quella rossa e oro, fu completamente restaurata grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. In quell’occasione, la Fondazione diede alle stampe la monografia “Le carrozze dei vescovi di Imola e la Madonna del Piratello. Tre secoli di storia”, inserita nella collana Tracce (vol. 2, 2014), a cura di Andrea Ferri. Nella presentazione al volume la Fondazione auspicava che la carrozza venisse poi “così esposta in maniera permanente”. Il restauro e l'apertura di questo nuovo spazio museale trasforma quell'auspicio in realtà.

La proprietà delle carrozze dei vescovi di Imola


Larga parte degli studiosi locali hanno ritenuto che le carrozze oggi presenti in vescovado siano appartenute al vescovo Gozzadini (1710-1728). Anche le cronache del Capitolo della cattedrale confermano questa ipotesi, sebbene in epoca più tarda. Romeo Galli ha escluso questa proprietà, notando la differenza sostanziale tra le due carrozze attuali con quelle raffigurate in un’incisione del corteo nuziale dei re di Spagna, appartenute al cardinale Gozzadini. 

Tuttavia la difformità delle due coppie di veicoli non sembra essere un elemento dirimente per attribuire la proprietà, perché nell’incisione sopra ricordata appaiono parecchie carrozze, molte delle quali simili tra loro, così da fare presumere che l’incisore non abbia riprodotto fedelmente ogni singolo dettaglio, preoccupandosi piuttosto del quadro di insieme. Inoltre, anche ammesso che non si tratti delle stesse carrozze, non si può escludere che il porporato ne abbia comunque destinate altre al trasporto della sacra immagine.

Un ulteriore dato in proposito viene fornito da un evento successivo. Il 20 agosto 1823 moriva papa Pio VII. Tra le sue disposizioni testamentarie vi era anche un riferimento alle carrozze utilizzate per il trasporto della Madonna del Piratello. Lo si deduce da una clausola del testamento del cardinale vescovo Antonio Rusconi, morto a Imola il 2 agosto 1825, che fornisce inoltre ulteriori elementi sull’uso dei due cocchi. Nel rogito il porporato formulava così le sue ultime volontà: «alli vescovi successori lascio tutto ciò che nel palazzo vescovile di mobilie generosamente a me fu donato dal nostro sommo pontefice papa Pio VII, cioè i due antichi carozzoni neri, alcuni antichi parati, ed altri mobili». 

Precisa inoltre di avere destinato al marchese Domenico suo fratello la sua «carozza a quattro luoghi solita da me usarsi giornalmente con un paio di cavalli della mia scuderia a sua scelta». Nell’inventario dei beni del cardinale defunto, redatto il 31 agosto seguente, si descrive «un carrozzone grande di gala con carro nero e cassa coperta di vacchetta color nero con ornati di ferro e bassorilievi coloriti nero e quattro grandi cristalli foderati di velluto con tende di damasco rosso guernite di gallone rosso vellutato e fiocchi simili con copertoni della serpa di velluto guernito di frangia rossa. 

Si omette la descrizione dell’altra carrozza quasi simile perché è stato dichiarato appartenere al santuario della Beata Vergine del Piratello». Si può quindi supporre che entrambi i cocchi siano appartenuti a papa Chiaramonti a titolo personale, che egli li abbia donati al cardinale Rusconi, e da lui siano stati legati ai suoi successori, rimanendo in episcopio per il servizio alla sacra immagine. Per quanto riguarda l’appartenenza della seconda carrozza al santuario del Piratello, la formula dubitativa dell’affermazione, e la circostanza che in nessuno degli inventari oggi conservati nel suo archivio la menzioni, fanno supporre che si trattasse di una sorta di destinazione d’uso più che di una piena proprietà.

Secondo alcuni degli autori locali citati in precedenza, il colore nero delle carrozze sarebbe un’ulteriore riprova della loro appartenenza al cardinale Chiaramonti, corrispondendo al colore del saio benedettino, ordine a cui egli apparteneva. Per le regole cerimoniali del tempo, gli abiti e gli altri accessori pertinenti ad un vescovo membro di un ordine religioso dovevano uniformarsi al colore proprio della sua veste.

Orari di apertura e info

MUSEO DELLE CARROZZE
Cortile delle carrozze del palazzo vescovile
Piazza Duomo, 1 -  Imola 

Orari di apertura

martedì, mercoledì e giovedì: ore 9-12 / martedì e giovedì: ore 14-17 / sabato e domenica: ore 15.30-18.30.

Info | tel. 0542 25000 - fax 0542 34672 | www.facebook.com/museodiocesanoimola

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