venerdì 26 ottobre 2018

Imprese: si riduce ma prosegue la flessione

Riceviamo da Giuseppe Sangiorgi e pubblichiamo

Al termine del terzo trimestre si è più che dimezzato il calo delle imprese attive in regione (-1.580 unità, -0,4 per cento) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, anche se in Italia la base imprenditoriale segna solo una lievissima diminuzione (-0,1 per cento).
Si riduce il numero delle imprese del commercio (-1.028), dell’agricoltura (-1.010) e delle costruzioni (-587), come pure manifattura dei trasporti e attività immobiliari. Segnali positivi vengono dai servizi alle imprese e dalle attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale. Accelera decisamente la crescita delle società di capitale (+3.182), mentre rallenta la discesa delle società di persone (-1.941) e delle ditte individuali (-2.750).

Unioncamere Emilia-Romagna ha elaborato i dati del Registro imprese delle Camere di commercio. A fine settembre, le imprese attive erano 404.512, ovvero 1.580 in meno (-0,4 per cento) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Si è quindi più che dimezzata l’ampiezza della flessione tendenziale, che è la più piccola degli ultimi sette anni. A livello nazionale le imprese attive sono risultate in lievissima flessione (-0,1 per cento). I settori di attività economica. A livello di macro settori, la base imprenditoriale regionale dell’agricoltura, delle costruzioni e dell’industria continuano a restringersi, mentre quella dell’aggregato dei servizi aumenta lievissimamente. In dettaglio, la riduzione delle imprese attive è stata più rilevante nell’insieme del commercio (-1.028 unità, -1,1 per cento), nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (-1.010 unità, -1,7 per cento) e nelle costruzioni (-587 unità, -0,9 per cento), che riducono la perdita. 

Segno rosso anche per l’industria manifatturiera che riduce però la perdita a 225 unità, -0,6 per cento). Segnali positivi vengono solo dagli altri settori dei servizi, in primo luogo dall’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese (+419 unità, +3,5 per cento), quindi dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+390 unità, +2,5 per cento) e dai servizi di informazione e comunicazione (+194 unità, +2,2 per cento). Spicca la rapidità della crescita delle attive nella sanità e assistenza sociale (+4,4 per cento) e dell’istruzione (+2,9 per cento), ambiti nei quali lo stato del settore pubblico ha lasciato ampi spazi all’imprenditoria privata. La forma giuridica. 

Gli andamenti sono qui nettamente divergenti. La riduzione della base imprenditoriale è stata determinata dall’andamento negativo delle ditte individuali, scese di 2.750 unità (-1,2 per cento) e dalla riduzione, più contenuta, ma più rapida, delle società di persone (1.941 unità (-2,5 per cento). Queste ultime risentono in negativo dell’attrattività della normativa sulle società a responsabilità limitata, che sostiene invece il forte aumento tendenziale delle società di capitale (+3.182 unità, +3,5 per cento), ben più che raddoppiato rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.

In Emilia-Romagna nel trimestre considerato, le iscrizioni (4.612) sono lievemente diminuite, stabilendo il nuovo minimo degli ultimi 10 anni, mentre le cessazioni (4.330) invece rimaste sostanzialmente invariate, prossime al minimo degli ultimi dieci anni per il terzo trimestre fissato nel 2017.

Un commento. Gli effetti del ciclo economico si manifestano con ritardo sulla demografia delle imprese. I dati riportano all’attenzione alcuni dubbi sulla vitalità del sistema imprenditoriale. Si riduce lievemente la natalità, si stabilizza la mortalità, entrambe a livelli minimi, ma prosegue ancora la diminuzione delle imprese attive, nonostante la ripresa economica. 

Giuseppe Sangiorgi

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