venerdì 26 ottobre 2018

Un padre e un figlio nella bufera della guerra

4a puntata di Giacomo Casadio

A Vicenza Luigi passa la vita da recluta come tanti altri camerati: ... Sta suonando l’adunata per il rancio e sapete bene quanto interessa a me questa adunata; per il mangiare mangiamo abbastanza bene finora; cacao alla mattina, brodo e carne a mezzogiorno ed anche una pagnotta ed una galletta ed infine alla sera ci danno del riso e tutti i giorni così...”


Da Vicenza il giovane Luigi viene trasferito a Napoli da dove informa che

... probabilmente prima del 7 Giugno non ci imbarcheremo perché fino a quella data le partenze sono state sospese, mi dispiace anche per il fatto che dormiamo sulla paglia vecchia di altri nostri camerati e quindi carica di pulci che io sono tutto beccato come un cane … Qua a Napoli ho avuto l’onore di dare la mano alla nostra medaglia d’oro lughese Baruzzi Aurelio ... io e il mio amico di Lugo ci siamo presentati a lui chiedendogli l’onore di potergli stringere la mano e lui affabilmente si è intrattenuto assieme a noi e se non fosse stato chiamato dalle altre medaglie d’oro ch’erano con lui si sarebbe intrattenuto più a lungo, però prima di salutarci ha detto in Romagnolo “Ricordatevi ragazzi di tenere sempre in alto il nome di Romagna” e poi se n’è andato...

Finalmente arriva il giorno della partenza da Napoli verso l’Eritrea. Il piroscafo Piemonte porterà i nostri volontari verso l’Africa Orientale. 




... Io di salute sto molto bene salvo i primi giorni che mi era venuta un po’ di diarrea ma in quanto alla salute e al morale adesso mi sento a posto ed orgoglioso di servire la mia amata Italia; quantochè la guerra sia finita, a noi non resterà più niente da fare o quasi ma stando a quello che ha detto il nostro Duce: Che il soldato d’Italia compie il suo dovere anche a far la guardia a un bidone di benzina, faremo quello che ci sarà assegnato e lo compiremo senza rimbrotto e senza battere parola, dunque dovete tranquillizzarvi che io non sono avvilito per niente anzi non mi sono mai sentito così tranquillo come adesso.

Noi tireremo diritto sempre e ovunque ed ai nostri nemici grideremo forte in faccia “Flectar non flangar”.

Il buon Gigetto ha imparato (e scritto) male le parole d’ordine del fascismo perché la frase giusta sarebbe stata Frangar, non flectar, "Mi spezzo ma non mi piego" nel gergo comune. Invece il significato diventa l’esatto contrario “Mi piego e non mi spezzo!!”. L’avesse saputo Mussolini !!

Il viaggio verso Porto Said è da crociera:

Il sole già comincia a farsi sentire, qui a bordo facciamo una vita molto buona, alla mattina il caffè latte alle sette, poi sino alle 10 si sta lì in coperta a chiacchierare, alle 10.30 rancio composto di pasta asciutta, carne, vino ¼ e pane francese. Dopo si va a fare la siesta nelle nostre cuccette ed alle 5 di nuovo rancio composto di ditalini con brodo matto, carne e pane francese e caffè nero; dunque vedete bene che qui si fa proprio la vera vita del beato porco...

Una volta arrivati in Africa la vita cambia. La compagnia effettua un lungo viaggio in camion verso l’interno dell’Eritrea per poi finire in Etiopia, verso Adua, Abi Addi e infine Hausien.

In un controllo di routine il medico militare trova qualcosa di anomalo e Gigetto lo scrive a casa:

Carissimi genitori mi trovo ad Asmara inviatomi dal comando di Battaglione sotto osservazione perché come sapete pure voi ciò ancora la borsa grossa ... E’ stato che vi è stata una visita di controllo causa le malattie veneree riscontrate in molti militi e mi hanno trovato un sintomo di idrocele (il padre riferirà di un varicocele), io credo che non abbia riconosciuto sia stato operato per tale malattia e vedendo così una borsa grossa mi à fatto subito gli incartamenti per mandarmi all’ospedale militare di Asmara sotto osservazione in attesa di provvedimenti medico legali per restare in Africa...

Potrebbero spezzarsi i sogni coloniali se i medici dovessero rispedire Gigetto a casa per il varicocele, patologia caratterizzata da dilatazione e incontinenza delle vene testicolari.

Il 19 giugno 1936 Gigetto spedisce a casa una cartolina militare che ci dà il quadro esatto della situazione dei nostri possedimenti coloniali nel Corno d’Africa. Eritrea, Etiopia e Somalia sono unificate in un unico territorio e minacciano i movimenti inglesi e francesi nel canale di Suez.

Purtroppo i territori occupati dall’esercito italiano sono circondati dai possedimenti inglesi e francesi e di ciò ci si accorgerà drammaticamente dopo lo scoppio della guerra nel 1940.






Giacomo Casadio

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