martedì 23 ottobre 2018

Visita al Museo Francesco Baracca.

di Paolo Caroli



Sono andato al Museo Francesco Baracca con il mio nipotino
Alessandro, per tutti "Ale"; compirà quattro anni il prossimo gennaio.


Quando è a Lugo lo porto sempre in piazza dove c'è il monumento di Baracca. 


Ne è affascinato perché è "grande" e "molto nero"; gli piace toccare l'imponente ala.

Gli ho raccontato con parole semplici che guidava l'aereo ed era molto bravo.

Un giorno l'aereo è caduto. 

Mi ha chiesto di vedere l'aereo e così siamo andati al Museo.

La visita sui tre piani del Museo è durata la bellezza di 50 minuti, e sono stato
letteralmente sommerso da tanti perché. 

Ha visto il modello dell'aereo, gli è piaciuto talmente che ho anche spiegato qualcosa
come si guida, la spinta che si deve dare all'elica, il rumore del motore.

Un continuo di domande su domande, e poi le 3 spade, le mitragliatrici, le baionette,
i caricatori con le pallottole, il violoncello, l'elmo , la mantella, il grande quadro con Baracca.  
Un manifesto l'ha molto colpito: c'è un soldato trafitto da una baionetta e che è rimasto
con la bocca aperta. 

Mi guarda e mi dice :"Ha sentito male?"

Tornando all'aereo, gli ho raccontato che un colpo di fucile ha colpito il serbatoio del carburante, l'apparecchio è volato giù e Baracca si è fatto molto male. 

Non gli ho detto che è morto, non capirebbe.

Durante la visita abbiamo incontrato 4 persone.

Prima dell'uscita ho firmato la presenza sul quaderno e abbiamo salutato il custode
piacevolmente cordiale.

Mentre aiuto il nipotino a salire sul seggiolino della bicicletta,mi fa questa domanda:
"Nonno mi è piaciuto Baracca, mi ci porti ancora?"

Di ritorno siamo passati ancora in Piazza, altra sosta a saltare su e giù davanti al monumento.

Invito i genitori a portare i loro piccoli al Museo Baracca, ne usciranno stupiti.

Paolo Caroli


Non è che i bambini ne sappiano più di noi, o meglio abbiano una sensibilità che noi abbiamo perso, nel percepire le emozioni?

Non è che abbiamo ragione nel pensare che la nostra forza, quella di noi, lughesi, di noi romandioli sia Francesco Baracca, il volo, la Prima Guerra Mondiale e che tutto il resto per promuovere il nostro territorio, tutte le risorse economiche e umane impiegate, siano sostanzialmente tempo perso (certo sì, anche la Fiera Campionaria) perchè sono tutte cose che non abbiamo solo noi?

Ma sto parlando di promuovere Lugo non a Ravenna o a Faenza, ma a Parigi, a Londra, a Tokio, certo, per un turismo di nicchia, ma per un turismo mondiale e con Baracca, il  Cavallino della Ferrari. 

Perchè non provare a concentraci lì? 

Oggi, sempre di più, servono coraggio ed idee nuove; nuovo Baracca? Lo abbiamo tenuto in carcere nella Rocca per decenni!?

Diamo il marchio di Francesco Baracca a chi oggi, sono tanti e bravi, fanno questo di professione e chiediamogli che ce lo venda....

Alessandro docet !

Arrigo Antonellini

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