lunedì 26 novembre 2018

L'assordante silenzio di Ravenna sulla Provincia unica della Romagna

Riceviamo da Gianfranco Spadoni e pubblichiamo

Sulla possibilità di costituire, tra i Comuni e le Regione, un’Area Vasta romagnola della cosa pubblica, esistono da tempo posizioni politiche diverse, però unite da un filo conduttore: la necessità di soluzioni che aggreghino i troppi enti e amministrazioni varie di dimensione provinciale esistenti in un unico ente.


Una recente nota di Samuele Albonetti, presidente del MAR, Movimento Autonomo per la Romagna, sottolinea, ancora una volta, come l’unico decisivo strumento perché questo territorio esca dall’ emarginazione economica, sociale, infrastrutturale e politica si chiami Regione Romagna. Riaffermando dunque la convinzione che sia fondamentale staccare la Romagna dall’Emilia, allo stesso tempo egli però afferma che “se c’è chi crede che un ‘provincione romagnolo’ possa portare i frutti, si adoperi per istituirlo e il MAR non si tirerà indietro”. 


Con parole diverse, Paolo Maggioli presidente di Confindustria Romagna, evidenzia come l’associazione che egli rappresenta abbia capito già da due anni che la dimensione di piccole città, di piccole province, di piccole associazioni, non è adeguata ai nuovi tempi, in cui la competizione economica vera si esercita tra le aree vaste e le grandi città o metropoli. E dunque “dobbiamo credere nella Romagna e dobbiamo aprirla al mondo senza farle perdere la sua identità”. 

In tal senso si erano già espressi l’ex sindaco di Forlì Paolo Balzani, l’ex deputato Pd Paolo Arlotti di Rimini, l’ex presidente della provincia di Forlì-Cesena Piero Gallina. Non da ultimo, l’attuale sindaco di Cesena Paolo Lucchi, dichiarò, appena un anno fa, che per “superare l’immobilismo” l’Area Vasta romagnola è “indispensabile e in larga misura condivisibile, ben sapendo come occorra una prospettiva chiara e un progetto innovativo in netta discontinuità con le attuali impostazioni radicate irrimediabilmente nelle esistenti amministrazioni provinciali”.

 Sono tutte prese di posizione in sintonia con la Legge regionale n. 13 del 2015 sui “Principi per il riordino delle funzioni amministrative, la definizione del nuovo ruolo istituzionale dei soggetti del governo territoriale e il governo delle Aree Vaste”, da cui ha presso in qualche modo avvio il percorso di costituzione di una nuova provincia romagnola che unifichi le sopravissute province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

In questo coro ad una voce di istituzioni e personalità autorevoli spicca il silenzio assordante dell’apparato politico che governa nella nostra provincia di Ravenna, il quale nulla ha detto e nulla ha neanche fatto per promuovere, quanto meno, forme associate di gestione della cosa pubblica, oggi dispersa in tanti carrozzoni e carrozzini, utili ad avviare il percorso di Area Vasta interprovinciale tracciato dalla Regione nella nostra realtà territoriale.

Sulla sorte in Italia delle sopravvissute province, ha però preso a suonare anche la campana del governo nazionale, il cui “Dottor Sottile” della Lega, Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, ha espresso con decisione l’intendimento di voler rottamare l’infelice legge Delrio, per dare spazio ad una vera e propria “riforma a 360 gradi”.

Intanto, però, bisogna andare avanti con la macchina che abbiamo. In questo Lista per Ravenna si associa come sempre alla linea espressa dal Mar basata sul confronto e sulla proficua collaborazione con chiunque, essendo “persona di buona volontà”, persegue il riscatto della Romagna.

Gianfranco Spadoni
vice- presidente di Lista per Ravenna


Ancora più assordante da parte del PD il silenzio sul Comune Unico della Romagna Estense. Una novità!? Assolutamente no, va sempre bene così com'è e com'è sempre stato.

ana

Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento