mercoledì 14 novembre 2018

Sprechi alimentari e agricoltura in crisi

Lo scempio di tonnellate di ortaggi e verdura piantati, non raccolti e lasciati marcire nei campi

Ciò che sta accadendo è una questione che si ripete ciclicamente, ma che sta assumendo proporzioni bibliche: tonnellate e tonnellate di angurie, meloni e pomodori, ma anche altri tipi di ortofrutta, lasciate a marcire nei campi perché i costi di produzione superano di gran lunga i possibili profitti delle aziende agricole per una serie di congiunture verificatesi, ma che anno dopo anno assumono l’aspetto dell’ordinario. 


L’immagine che si è presentato nelle campagne è stato tanto preoccupante quanto desolante: ettari ed ettari di campi in cui giacciono al sole e al caldo torrido i tipici prodotti dell’ortofrutta estiva della campagna. 

Uno scempio comune ad altre regioni che non può essere tollerato, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” - associazione che da anni si batte contro gli sprechi alimentari - e che merita essere denunciato e portato all’attenzione non solo degli assessorati regionali competenti, ma soprattutto del Ministero dell’Agricoltura, perché segna l’ennesimo fallimento delle politiche agroalimentari italiane che non riescono a sfondare con l’export verso altri paesi che potrebbero costituire mercati appetibili, e a questo punto, di sfogo, per la nostra produzione. 

Uno Stato che dimostra di non riuscire a salvaguardare la nostra filiera di produzioni tipiche che vengono soppiantate da altre, sovente straniere, che spesso vengono spacciate per nostrane. È evidente, infatti, che la colpa di tutto ciò non debba ricadere sulle nostre imprese agricole la cui unica responsabilità ricade nella volontà di dar corso a ciò che la terra deve fare: produrre per commerciare la propria produzione.

Ecco perché a causa di quella che rappresenta una vera e propria calamità, è lo Stato che deve intervenire a sostegno degli agricoltori con più approfonditi controlli sulla filiera e sui mercati contro le pratiche commerciali sleali che fanno crollare il prezzo per il produttore e per l’incentivazione dell’export e dell’utilizzo dell’ortofrutta in esubero per conserve e succhi.   

Giovanni D'Agata                                                                                                                                                                             

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